Manovre eversive e guerriglia urbana contro i profughi

Manifestazioni e scontri con la polizia contro i rifugiati per respingerne l'accoglienza nel proprio quartiere: questo è quello che è accaduto in provincia di Treviso e che si è ripetuto oggi nella zona nord di Roma.
A Quinto di Treviso sono già in corso proteste da due giorni a causa dell'accoglienza in un residence della zona di 101 immigrati, tanto che alla fine si è stabilito di spostare il gruppo di profughi in una caserma in disuso dell'estrema periferia di Treviso, ma di certo il braccio di ferro non si risolverà facilmente, perché è previsto l'arrivo in zona anche di un secondo gruppo di migranti.
Ieri gli abitanti del quartiere hanno incendiato i letti e danneggiato le suppellettili delle abitazioni che avrebbero dovuto ospitare i rifugiati.  Il fatto è che la destinazione del gruppo di immigrati era stata stabilita dalla Prefettura, vale a dire da una autorità istituzionale, mentre un'altra autorità istituzionale, il governatore (leghista, ndr) della regione Veneto, Luca Zaia, si è schierato apertamente contro la scelta della prefettura ed in appoggio degli incendiari e degli atti  vandalici: secondo Zaia gli immigrati devono andare via.

Per eversione si intendono le azioni mirate al sovvertimento delle strutture statali e delle leggi, nonché dell'ordine costituito, anche attraverso atti terroristici: ora se una figura istituzionale, come un governatore regionale, cavalca il vandalismo di piazza per fare guerra al prefetto, ma anche alle direttive del governo centrale, che vuole una più equa distribuzione dei rifugiati nelle diverse regioni italiane, sembra che il concetto di eversione ci stia tutto.

Oggi scene ugualmente poco edificanti si sono ripetute nella zona nord di Roma, dove l'arrivo di 19 migranti destinati ad un edificio vuoto, una ex scuola di Casale S. Nicola ha scatenato la reazione dei residenti contro i veicoli della polizia: lanci di bottiglie, sassi e simili: anche qui è previsto l'arrivo graduale di circa un centinaio di persone. L'orchestrazione di CasaPound.
Grave il bilancio con 14 agenti di polizia feriti.

L'esodo dai paesi funestati dalle guerre e dalla fame è una via crucis sulla quale cadono vittime ad ogni tappa, in ciascun passaggio, tanto se il percorso venga compiuto via terra o via mare: i sopravvissuti, quelli che sono riusciti a toccare il suolo europeo sulle coste italiane, ancora vivi, da oggi sapranno che non possono considerarsi in salvo.
Quali che siano le normative europee sull'accoglienza dei rifugiati, quale che sia il diritto internazionale sui diritti umani, quali che siano le direttive statali e le leggi, qui troveranno folle pronte a bruciare i giacigli, a bloccare il vettovagliamento per affamarli, a distruggere le case vuote piuttosto che concederle a chi ha compiuto questo lungo e pericoloso viaggio.

"Non possiamo accogliervi tutti" diceva ieri la Merkel in diretta televisiva, provocando il pianto disperato di una piccola palestinese, già rifugiata in Libano: immaginarsi i fili spinati le bombe e la cacciata dalla propria terra (quella si, operata con armi occidentali) la fatica, la fame e la polvere, le fughe nell'angoscia, la clandestinità per la colpa della propria etnia, la speranza di essere approdati in uno stato di diritto e invece sentirsi dire: qui non ti ci voglio.
La bambina piange, si era appena aggrappata al bordo di uscita dalla fossa e basta calpestarle le dita per farla precipitare di colpo ancora nel suo inferno.
Prima gli italiani, certo, sempre dopo i tedeschi, comunque: pare che i soldi ce li abbiano loro e se accettiamo questa logica ci sarà un momento in cui le dita calpestate potrebbero essere le nostre o quelle di nostro figlio.
Buona fortuna, dunque, come si dice: ciascuno per sé e Dio per tutti, purché non ci venga poi in mente di recriminare quando subiremo lo stesso trattamento, perché... si è sempre meridionali di qualcuno...


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