Arbeit marcht frei: Il lavoro rende liberi

Non si tratta di incidenti o infortuni sul lavoro, né possono entrare in quel computo: si tratta di accidenti sul lavoro, gente morta di sfinimento per le condizioni di lavoro evidentemente disumane. Mi riferisco ai braccianti agricoli morti nei campi della Puglia, costretti a turni di lavoro massacranti in ambienti insalubri ed a temperature sicuramente nocive e del tutto sconsigliate per sforzi fisici prolungati. Gente che ha speso la vita per un paio di euro l'ora, senza contratto, né tutele.

  • Arbeit marcht frei: il lavoro rende liberi, ma al punto di liberarti dalla sofferenza di vivere: lavori forzati, nessun contratto, nessun controllo sanitario, nessuna pietà, né polemiche per i figli rimasti senza madre o senza padre.
Al momento contiamo 3 morti ed una persona in coma:

  • Paola Clemente, 49 anni, madre di tre figli, morta il 13 luglio nelle campagne di Andria mentre lavorava alla acinellatura dell'uva. Inizialmente sepolta in silenzio: solo ieri, dopo i ricorsi legali, il giudice ha disposto la riesumazione della salma e l'autopsia, prevista per il 21 di agosto, dopo oltre un mese e solo perché il marito ha voluto ribellarsi al muro di omertà che copre le organizzazioni di caporalato e le aziende sfruttatrici e disoneste. In queste situazioni purtroppo è difficile che qualcuno parli: se ti ribelli hai smesso per sempre di lavorare e, come si sa, senza mangiare non si sopravvive.
  • Mohamed, 47 anni di origine sudanese, lavorava, anche lui senza contratto, nella raccolta dei pomodori in un campo nei pressi di Avetrana: morto di fatica il 21 luglio.
  • Zaccaria, tunisino, padre di quattro figli, morto il 3 agosto, a Polignano a Mare, dove era addetto al carico delle cassette di uva.
  • Arcangelo, 42 anni, colpito ieri da un malore ed attualmente in coma: anche lui bracciante in un vigneto di Andria, si occupava dell'acinellatura dell'uva.
Per ciascuno di loro sono state aperte inchieste, ma il fatto è che loro intanto sono morti: non ce l'hanno fatta, non hanno retto ed alla fine la fatica li ha stroncati.
Il fatto è che il problema non sono soltanto questi morti, ma le condizioni di sfruttamento sistematico in cui si trovano a lavorare molti braccianti agricoli, senza tutele, ricattati  sotto la costante intimidazione e la minaccia di perdere quella, sia pur minima, opportunità di guadagnare il pane per sé e la propria famiglia.

Naturalmente vengono fatte oggetto di sfruttamento disumano soprattutto le donne, educate ad obbedire e subire qualunque cosa fin dalla culla in quanto donne ed inoltre gli altri soggetti in condizioni di maggiore debolezza ed emarginazione, come soprattutto gli immigrati, che non possono contare su alcuna rete di supporto sociale fuori dal proprio paese di origine e che pertanto dipendono per la propria sopravvivenza esclusivamente dai capricci del caporale di turno.


Commenti

  1. Ai porci che hanno 240mila e più al mese,cosa può interessare e ne turismo 20 euro per 15 ore,ma dov'è lo stato ,ispettori della lavoro


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    1. Sembra che ora della vicenda si stiano interessando tutti: doveva morire qualcuno, ma poi tra un pò tutto sarà dimenticato e le cose continueranno come sempre, temo! :-( tuttavia questo era a mio avviso un tributo dovuto a queste vittime ed alle loro famiglie.

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  2. Ben detto, carissima Clara.

    Anche se probabilmente la tua è soltanto una goccia in un oceano, bisogna comunque che qualcuno inizi a far aprire gli occhi su una vicenda che non ci rende onore quale popolo civile noi riteniamo di essere. Si può dire che oggi quasi tutto il lavoro più pesante nei campi viene eseguito dagli immigrati clandestini che, chiaramente, essendo sprovvisti di qualsiasi documento di identità, vengono ritenuti "sfruttabili" dalle grandi imprese agricole che in questo modo riescono a trovare la mano d'opera ad un prezzo irrisorio. Se poi consideriamo che queste persone fanno turni di lavoro massacranti e in condizioni di pericolo per la loro salute fisica, possiamo dire che stiamo appena un gradino sopra la condizione di schiavitù. E ciò è semplicemente vergognoso...

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