Il mistero della mamma scomparsa (parte terza)

Tra un viaggio e l'altro Tommaso riusciva ad avere solo uno o due giorni di riposo: due, se il viaggio era stato lungo come questa volta ed ora doveva riuscire a fare tutto nelle 24 ore che gli restavano libere. In realtà era completamente sconvolto, ma aveva preso degli impegni ai quali non era possibile venire meno, malgrado le circostanze. Al mattino successivo si svegliò di buon ora, si assicurò che la casa fosse ben chiusa e sigillata, raccolse un pò della biancheria del ragazzo in una grossa borsa di cuoio e quindi svegliò Marco: il bambino non era riuscito ad addormentarsi nel suo lettino e si era rifugiato in camera da letto vicino al padre, in effetti aveva faticato a prendere sonno anche lì in allarme com'era per ogni cigolio. Quando il padre si era mosso dal letto per andare nel bagno, credendo che Marco ormai dormisse, era stato prontamente seguito dall'urlo spaventato del piccolo:
- Dove vai? -

Tommaso aveva dovuto soffermarsi a rassicurarlo prima di allontanarsi i pochi minuti che gli erano necessari, dopo il bambino gli si era appiccicato addosso il resto della notte e finalmente aveva preso sonno. Per questo Tommaso aveva preparato tutto lasciandolo riposare quel poco tempo in più che era possibile, ma ormai era ora di mettersi in moto:
- Marco, alzati è mattina: dobbiamo andare in paese dalla nonna e... prendi anche i quaderni della scuola, io vado a scaldare il latte -
Non attese risposta e scese senz'altro in cucina, ma Marco era già sveglio ed aveva capito benissimo.
Il trambusto ed il da fare per questo trasloco improvviso lo avevano del tutto scombussolato e la sua testa gli sembrava vuota, ma così vuota come se i pensieri ed i ricordi fossero andati a nascondersi e riuscire a ritrovarli gli costava impegno e fatica, come quando giocava a nascondino con i compagni, solo che questo ora non lo divertiva... allora cosa doveva fare adesso? Ecco doveva lavarsi, in un rapido baleno la domanda di dove fosse il padre ed il rumore di stoviglie provenienti dalla cucina si fusero, lasciandogli comunque una sensazione sgradevole come quando si prende appena un pochino di scossa sistemando una presa di corrente: una cosa che non fa tanto male, ma che sai avrebbe potuto ucciderti... Si lavò in fretta e piegò il suo pigiama portandoselo dietro in camera.
Ecco i libri ed i quaderni, le penne, i colori: raccolse tutto nel suo zainetto, ci buttò sopra il pigiama ed andò ad appoggiare lo zaino sulla borsa che il padre aveva preparato vicino al letto.
Scese di corsa le scale e fu in cucina: c'era il latte caldo, il pane non era fresco, ma inzuppato andava benissimo e lui aveva davvero fame, negli ultimi due giorni si era fatto bastare una fetta di pane e formaggio. Mangiava come se non esistesse altro: aveva di nuovo la testa vuota ed i pensieri nascosti.

Di lì a poco padre e figlio montarono sulla vecchia moto di famiglia diretti in paese: Tommaso era stato premuroso, ma taciturno e sfuggente, il suo sguardo non si era incrociato neanche una volta con quello del figlio. Una espressione assorta e come di rancore profondo aveva preso il posto della furia sgomenta del giorno prima e dello sprezzante disgusto degli altri giorni: Marco osò rivolgergli la parola per chiedere se la nonna era stata avvisata, ma Tommaso per tutta risposta aveva dato gas al motore, così il bambino si affrettò a montare in sella e la testa gli si svuotò di nuovo.
Rimase abbracciato alla schiena tesa e muta di suo padre per tutto il tragitto fino alle prime case del paese, fino al vialetto di casa della nonna Adele.
Perché suo papà lo portava dalla nonna Adele? Non che si fosse mai spinto fino ad offenderla in modo diretto, del resto erano poche le cose che diceva in modo diretto, però da allusioni e battute, che non perdeva occasione di buttare lì come sassolini nell'acqua, il padre aveva sempre lasciato intendere che considerava la nonna un povera matta, con le sue manie da guaritrice e piccola strega di campagna. Quando ne parlava in famiglia, Tommaso non mancava di indirizzare alla moglie uno sguardo speciale, ad occhi socchiusi col suo sorrisetto sarcastico, ma Leonarda solo di rado rispondeva qualcosa in difesa della sua vecchia mamma per raccontare di questo o quello che avevano avuto benefici dai suoi intrugli, il più delle volte invece taceva e si limitava a parlare d'altro.
Marco dunque si aspettava una vecchia megera ed era spaventato all'idea di rimanere da solo con lei.

Scesero dalla moto: Tommaso davanti e dietro di lui Marco imbronciato e tremante.
Quello della nonna Adele era un vecchio portone in legno massiccio, bussarono e la porta fu aperta da un ragazzo esile di carnagione ed occhi chiari:
- Cerchiamo la signora Adele - esordì Tommaso
- Abita al primo piano, la prima porta a sinistra - rispose il giovane, mentre già si allontanava.
Il portone si apriva su un bel cortile interno, che Marco non conosceva: le poche volte che aveva visto questa nonna era quando lei veniva a trovarli, mentre il papà era in viaggio. Nel cortile c'erano tre ragazzini che giocavano, tra questi lo spilungone che aveva aperto. Infilarono una scaletta stretta e ripida sulla destra del cortile e salirono: la prima porta a sinistra era una porticina in legno dipinto di verde, affianco alla porta c'era una sedia, di quelle in legno impagliato e senza sapere perché, Marco vi si sedette, mentre Tommaso bussava alla misteriosa porticina. Attesero diversi minuti senza che nessuno rispondesse, né aprisse: la nonna evidentemente non era stata avvisata. Più i minuti passavano più il bambino vedeva incupirsi il volto del padre, poi si sentirono passi sulla scala ed ecco sbucare la nonna Adele con un cesto sotto al braccio: la donna si arrestò di colpo vedendoli e da come si trasfigurò nella espressione si vedeva che aveva già capito che doveva trattarsi di qualcosa di grave ed eccezionale. Si salutarono appena, mentre già Adele apriva la porta.

Dentro era tutto lindo ed ordinato, Marco si guardava intorno in cerca di pentoloni ed alambicchi, ma non vide nulla del genere: l'ambiente era colorato con tappeti, cuscini, stoffe vivaci e dipinti alle pareti, c'era un profumo molto intenso di erbe aromatiche, che stordiva un poco, sicché mentre i grandi parlavano concitatamente, Marco si accucciò in un angolino sul tappeto tra il divano ed un cuscino e cominciò a piangere silenziosamente. Nessuno si accorse di lui e dopo alcuni minuti si rese conto che il padre era già corso via: perché se ne era andato senza salutarlo? Ah già la polizia... la sua testa tornò vuota e si addormentò sopraffatto dalle emozioni e dalla stanchezza.

[parte prima] [parte seconda]

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