Il mistero della mamma scomparsa (parte quarta)

Quando Marco aprì gli occhi la stanza era inondata di luce e l'aria sempre profumata, ma rinfrescata dalle finestre aperte: nessuno lo aveva chiamato per andare a scuola, né per la colazione:  appena ripresa coscienza, le immagini degli ultimi due giorni gli rotolarono addosso affastellandosi angosciose come una spaventosa valanga che sembrava avere seppellito le sue abitudini e le sue sicurezze. La prima reazione fu quella di chiudere di nuovo gli occhi:  ebbe voglia di addormentarsi anche in pieno giorno, non sapeva cosa aspettarsi, ma non si trovava più a terra sul tappeto, qualcuno lo aveva adagiato sul divano tra i morbidi cuscini colorati e coperto con un trapuntino leggero.

Affondò il capo nei cuscini, ma non riuscì a riprendere sonno: aveva molte domande, si decise così ad aprire gli occhi ed a sedersi. Sul tavolo di fronte a lui c'erano due cestini, uno era pieno di grossi biscotti e panini dolci, nell'altro c'era della frutta. Si sentivano dei rumori da un'altra stanza e Marco decise di andare a vedere: piantò i piedi a terra e così, scalzo com'era cominciò ad esplorare la casa, infilò la prima porta  che dava in una cameretta angusta quasi tutta occupata da un lettino per una sola persona e poi da un tavolinetto, una sedia ed un piccolo armadio. Anche qui era tutto in ordine, la seconda porta invece si apriva su una stanza un pò più grande, ma tutta sottosopra, non si capiva se si trattasse di un deposito, un ripostiglio o un laboratorio: c'era un grande tavolo sul quale stavano sparsi diversi libri, che a differenza di tutti quelli che aveva visto fino ad ora, erano enormi ed accatastati a formare piccoli pilastri e poi diversi oggetti strani, di cui non riusciva minimamente ad immaginare l'uso, in un angolo erano ammonticchiate molte tele, alcune con la cornice, altre arrotolate e messe lì alla rinfusa, a terra c'erano fogli di carta dove erano state appuntate delle cose con un grafia fitta e veloce. Era curioso, ma, ricordandosi di cosa raccontava il padre, ebbe paura di toccare qualsiasi cosa per non incappare magari in un veleno di serpente o in qualche erba malefica.
Arretrò fino alla soglia aggrottando la fronte e si avviò verso la terza  porta che si apriva sul soggiorno: ecco, qui vide la nonna girata di schiena che stava trafficando qualcosa alla fornace della cucina:
- Nonna Adele... -  cominciò balbettando,
la nonna si girò prontamente:
- Ah ti sei svegliato finalmente! Come ti senti? -
- Sto bene - rispose il ragazzino
- Ti riscaldo il latte - si premurò Adele e, prima che Marco se ne rendesse conto si ritrovò seduto in soggiorno davanti ad una tovaglietta con la sua tazza di latte, i panini dolci e la frutta.
La nonna si accomodò al lato adiacente del tavolo e cominciò a spiegare da quale fornaio aveva preso i dolci e quali contadini le avevano donato la frutta, lei stessa prese un grappoletto d'uva e cominciò a piluccarlo, mentre chiacchierava e lo incoraggiava ad assaggiare questo biscotto o quel dolcetto all'uva passa. Marco era così scombussolato da non sentire appetito: sorseggiò un pochino di latte e poi seguendo i suggerimenti di Adele prese un panino dolce, a dire la verità gli sembrò buonissimo e dopo il primo boccone, lo finì in un attimo. La nonna sorrise soddisfatta, si alzò ed andò a prendere un vaso di marmellata nella dispensa:
- Questo è un regalo di una mia amica - e continuò raccontando dei figli dell'amica, di come uno fosse partito per un paese lontano...
- Dove è andato papà? - le chiese Marco a bruciapelo, guardandola dritto in faccia ed interrompendo il suo chiacchiericcio. La nonna si arrestò di colpo, poi con un tono del tutto diverso, rispose:
- Tuo padre è partito: doveva lavorare, lo sai -
- Cosa è successo a mamma allora? - domandò il piccolo con voce, suo malgrado, alquanto stridula.
La nonna lo scrutò per un lunghissimo minuto, poi  sommessamente disse in un soffio:
- Io non lo so, non lo sa nessuno: tuo padre è stato alla polizia, la cercheranno, ma per ora non sappiamo nulla. Forse tu invece puoi spiegarmi qualcosa: ti ricordi quella giornata? Perché non mi racconti tutto quello che ti ricordi? -
Marco fu colpito da quella domanda come da un pugno nello stomaco, gli occhi della nonna erano fissi su di lui con uno sguardo indagatore, che sembrava volesse frugargli fin nelle viscere: la guardò e tentò di rispondere, ma la voce uscì singhiozzante e lamentosa insieme con le lacrime:
- Io non lo so! Giocavo nel cortile e non sono tornato, poi mamma non c'era più! -
Adele si addolcì, gli asciugò il viso e gli fece una carezza sui capelli, poi aggiunse:
- No, volevo dire tutto quello che ricordi, dal mattino -
Ma Marco aveva inchiodato il mento sulla fontanella della gola e non disse più nulla.

Dopo alcuni minuti la nonna si alzò e ricominciò a chiacchierare:
- Non ti ho svegliato per lasciarti riposare almeno oggi - gli disse - ma domani dovrai andare a scuola. Ti preparo un lettino tuo nello studio -
Marco non alzò lo sguardo, ma l'idea di dormire in quello stanzone coi libri non gli piaceva affatto, ma la nonna era già andata di là a rassettare e sistemare le cose: le vide prendere borsa e zaino, ma non la seguì, preferì restare da solo seduto a tavola, assorto anche se lui stesso non sapeva cosa stesse pensando, dopo un pò cominciò a leccare il cucchiaino della marmellata e continuò a farlo anche dopo averlo ripulito a lucido, mentre ascoltava la nonna armeggiare in quello stanzone che lei aveva pomposamente chiamato studio.

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