Internet come il grande fratello

I motori di ricerca, con i loro algoritmi e le conseguenti priorità nei loro risultati sono capaci di condizionare le opinioni di chi naviga in cerca di informazioni: questo è quanto risulta da uno studio condotto da Robert Epstein,uno psicologo dell'Istituto Americano per la ricerca comportamentale in California,  e recentemente pubblicato sulla rivista scientifica PNAS.
La sperimentazione iniziale è stata mirata all'orientamento di voto della gente in rapporto al ranking nei motori di ricerca delle pagine dedicate ai diversi candidati. Sono stati reclutati tre gruppi di 102 volontari a San Diego in California, selezionandoli tra la popolazione con diritto di voto nel proprio paese e gli è stata proposta una scelta di candidati  premier per le elezioni in Australia del 2010 spiegando che lo scopo della ricerca era di sapere quale premier avrebbe votato la popolazione californiana.

I volontari hanno utilizzato internet alla ricerca di informazioni sui nomi proposti (Tony Abbott o Julia Gillard) ma i ricercatori... hanno messo loro a disposizione  un motore di ricerca truccato (Kaddodle) che al termine della ricerca offriva 15 siti per ciascuno dei due candidati, ma alterando in vario modo per ciascuno dei tre gruppi, l'ordine di presentazione degli stessi con maggiore o minore frequenza di siti relativi ad un determinato candidato nelle prime posizioni.
Quello che è accaduto è stato che (come prevedibile) i volontari erano portati a leggere solo i primi tra i siti in elenco presentati dal motore di ricerca ed il risultato è stato che se uno dei due candidati viene favorito nel senso che compare con maggiore frequenza nelle prime posizioni della ricerca, questo semplice fatto comporta un aumento addirittura del 48% delle intenzioni di voto in suo favore, rispetto ad un gruppo di controllo esposto ad una mescolanza equilibrata dei siti pertinenti a ciascuno dei candidati nelle prime posizioni di ricerca.

In una seconda fase la sperimentazione è stata ripetuta con 2100 soggetti, selezionati on line tra la popolazione votante in USA: sono risultati più facilmente influenzabili coloro che non conoscevano affatto i candidati ed i repubblicani moderati, ad ogni modo l'alterazione del motore di ricerca è risultato efficace nel condizionare le intenzioni di voto dell'80% degli indecisi!
Secondo  l'autore dello studio, Epstein, in una competizione elettorale a due ciascun candidato può contare teoricamente sulla metà dei voti non ancora impegnati, mentre con un motore di ricerca "addomesticato" potrebbe arrivare a contare addirittura sul 90% dei voti degli indecisi!

In una terza fase di sperimentazione si è voluto trasferire la cosa su di un piano di realtà e quindi sono stati reclutati 2.150 elettori indecisi indiani nel corso delle elezioni di quel paese nel 2014.
Gli elettori sono stati sottoposti allo stesso trattamento, ma essendo persone meglio documentate sui candidati anche attraverso diversi mezzi di informazione, l'effetto di condizionamento è risultato meno drammatico ed ha registrato un incremento del 12% nelle intenzioni di voto quando un candidato veniva favorito nei risultati di ricerca  rispetto al gruppo di controllo.

Considerato che i margini che consentono la vittoria di un candidato spesso sono esigui, si tratta secondo Epstein, di un effetto comunque enorme: se l'80% degli elettori accede ad internet e se di questi il 10% è indeciso, il risultato del motore di ricerca può incidere ulteriormente sul 25% degli indecisi orientando il loro voto. Un potere enorme e, secondo gli autori, potenzialmente pericoloso.


Commenti

  1. Le manipolazioni dei risultati di ricerca sono in effetti molto pericolose, e condizionano direttamente o indirettamente le opinioni delle persone, se non addirittura riescono a pilotare in parte alcuni mercati. Articolo molto interessante e degno di riflessione

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    1. Grazie Tovalost: in effetti, per quanto mi riguarda, questa non è poi una grande novità, il principio della "profezia che si autodetermina" è ben datato ed anche ben sfruttato a diversi livelli. Per noi, nel nostro piccolo dunque conviene essere ottimisti e soprattutto credere nel nostro valore.

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