Gravitando intorno allo specchio di Narciso

È un fatto: l'autoreferenzialità la fa da padrone nei social ed in buona misura anche nel mondo del blogging dove per norma la gente di solito si sforza di esprimere pensieri, emozioni o anche informazioni più o meno utili. 
La visibilità, il numero di followers, i click per le condivisioni, i mi piace su facebook , i G+ su google e chi più ne ha ne metta, tendono a divenire una sorta di moneta di scambio virtuale, un simbolo tangibile del consenso da cui ciascuno si sente sostenuto.
Quanto poi ogni singolo individuo sia realmente interessato ad esplorare e conoscere i mondi altrui rimane da stabilire. 
La maggior parte delle persone compie ripetutamente numerosi giri di rivoluzione intorno a se stesso, anche di rotazione in verità, a giudicare dalle collezioni di foto, accuratamente studiate da ogni possibile angolatura e punto di prospettiva, prima di essere rigorosamente passate al photoshop ed infiocchettate per essere esposte nei vari profili.
Il campo gravitazionale dello specchio di Narciso non conosce rivali, né concorrenti nell'universo social.

Di Immanuel Kant si dice che nacque a Konigsberg, visse a Konigsberg e morì a Konigsberg e che a chi gli domandava perché mai non si spostasse dalla sua città natale, il filosofo usava rispondere: "Preferisco viaggiare nel tempo piuttosto che nello spazio".  
Considerando l'ampia prospettiva di pensiero di questo pilastro della nostra cultura, dovremo riconoscere che questi viaggi nel tempo qualcosa hanno fruttato non solo a lui stesso, ma all'intera umanità ed alla sua storia.

Oggi buona parte degli iscritti ai social sono impegnati ad allestire vetrine di se stessi: a seconda delle scale di valori proprie di ciascun singolo individuo, voi vedrete molte fotografie fascinose e sexy,  aforismi e citazioni di ineffabile saggezza, frasi d'amore, poesie, invettive dirette a vari politici e così via. L'ottica nella quale viene allestita la vetrina è quella di definire una immagine di noi stessi, che sia esattamente quella che noi desideriamo che sia, insomma un  ideale di sé, che notoriamente non sempre (praticamente mai) coincide con il sé reale.

Il mondo virtuale e le relazioni virtuali si prestano facilmente a colludere con questa definizione di sé da vetrina: il monitor somiglia incredibilmente ad uno specchio magico... nella vita reale invece e nelle relazioni vissute a distanza ravvicinata, per lo più le altre persone tendono a definirci diversamente da come noi ci vediamo o vorremmo vederci e spesso dobbiamo affrontare conflitti nei rapporti sociali per affermare, almeno in parte, la definizione che intendiamo darci. 
In alcuni casi, magari anche più che alcuni, le persone restano intrappolate nel proprio ruolo sociale come in un abito molto scomodo che percepiscono inadatto a ciò che sentono di essere o vorrebbero essere, ma purtroppo incontrano, per vari motivi, difficoltà ad affrontare e districarsi dalle situazioni in cui si trovano.
Sono questi probabilmente i casi in cui la costruzione di una identità virtuale più soddisfacente riesce a fornire le maggiori gratificazioni, un piacere di esserci, una identità alternativa, che consente alle persone di sentirsi belli/e (collezioni di foto in varie pose: bichini, abiti, primi piani, sbaciucchianti, etc) forti e migliori (invettive contro qualsivoglia categoria di emarginati e/o fasce socialmente deboli) intelligenti (aforismi, citazioni ed analoghi) con elevata sensibilità artistica (poesie, musica, pittura, ma anche sentimentalismi non meglio identificati) buoni (immagini e post religiosi e/o morali di vario tipo) ribelli e dissacranti (satire, video umoristici ed altro sul genere) simpatici (battute, vignette e così via) persone di successo (esibizione di ricchezza e contesti valorizzanti le capacità di ciascuno) ed altro ancora.

Tutto questo senza viaggiare nello spazio, ma anzi restando incollati al proprio pc, realizzando quindi proprio quel viaggio nel tempo ovvero nella propria stessa mente: alcune menti sono innegabilmente affascinanti, altre meno, ma ciò che fa la differenza è il livello di consapevolezza con cui ciascuno gestisce lo strumento, lo specchio di Narciso, intendo.

Le interazioni virtuali, sotto alcuni aspetti sono molto simili a quelle fisiche, nel senso che ciascuno fa il proprio gioco, cerca di guadagnarsi alleati (aree di consenso, diciamo like) e di imporre la propria definizione di sé e degli altri, ovvero di stabilire a cosa giochiamo e chi fa cosa, i ruoli di ciascuno, per intenderci.
Il potere ed il prestigio di un personaggio (e dico personaggio figurando il social come un palcoscenico su quale ciascuno sceglie con quale costume entrare) nella comunicazione virtuale, vale a dire la sua capacità di influenzare altre persone, dipende appunto dal suo seguito: il numero di amici o followers  è tutto.
I motivi per cui una persona può desiderare di influenzarne altre (anche il semplice sentirsi apprezzati e sostenuti è una forma di condizionamento sulle opinioni altrui) sono molteplici ed anche questo è uno degli aspetti che marca differenze considerevoli tra i protagonisti e le comparse del web: vale a dire la valutazione del tipo di tornaconto personale atteso da ciascuno nel proporsi in un contesto di comunicazione globale.




Commenti

  1. Una volta era solo il caro vecchio Ego. Ora ha tanti di quei nomi...;)

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    1. Ciao Clara, chi mai rinuncerebbe al "caro vecchio ego"? Il problema è che il caro vecchietto esiste in quanto centro di annodamento ed elaborazione di rapporti con altri: una teca di cristallo proiettata nello spazio interplanetario è gioco forza vuota. Il bisogno di comunicare, definirsi ed identificarsi attraverso la relazione con gli altri è basilare. Bisogna che gli altri credano e convalidino l'immagine di noi stessi che soddisfa il vecchietto, sennò sono cavoli acidi :-D

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  2. parole sante :))
    Quando pensi di averlo bypassato te lo ritrovi sulla schiena che ti fa dire, fare e pensare quello che pare a lui. Lo butti fuori dalla porta e rientra dalla finestra. Ostinato, questo vecchietto!!

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