Il mistero della mamma scomparsa (parte sesta)

Dormì un sonno breve, profondo e senza sogni: quando sentì la voce della nonna che lo svegliava per la scuola, la sua sensazione fu però di non aver dormito affatto, neanche pochi minuti e si alzò come uno zombie, inciampando nelle cianfrusaglie sparse sul pavimento dello stanzone, mentre cercava di dirigersi in bagno.
Assaggiò appena la colazione  preparata per lui sul tavolo e dopo si avviò a scuola con il suo zainetto, dove aveva sistemato velocemente ed un pò alla rinfusa, tutto il necessario.
La scuola era sempre la stessa: si trovava nella parte nord del paesetto non molto distante dalla sua vecchia casa, Marco ci andò a piedi, percorrendo da solo  la strada, diversa da quella a cui era abituato.
Rivedendo i compagni nel cortile, che lo salutavano e facevano il solito chiasso, realizzò in pochi minuti che nessuno di loro sapeva nulla di quanto gli era accaduto e la cosa gli sembrò  strana, come se fosse stato invece naturale che tutti sapessero un fatto così importante e drammatico per la sua vita, ma era stanco ed assonnato e di certo non aveva voglia di parlare di quanto era successo.

A dire il vero faceva una grossa fatica anche a pensarci, non riusciva a ricordare ogni cosa ed a riordinare i suoi pensieri, ma soprattutto insieme con le immagini richiamate alla memoria si insinuava in lui un malessere angoscioso e bruciante, dal quale rifuggiva con disgusto.
La mente restava svuotata e per qualche istante percepiva uno smarrimento che lo risucchiava lontano, senza che lui potesse vedere quanto gli stava accadendo intorno.
Rimaneva in questo stato anche per diversi minuti e lui stesso non sapeva cosa ed in che modo riuscisse ad un certo punto a ricondurlo al presente:  questi momenti infatti non sembravano lasciare alcuna traccia nella sua memoria.

A partire dall'istante in cui, frastornato dalla confusione dei compagni nel cortile, si era sentito così distante da loro con delle proprie consapevolezze di cui non avrebbe mai parlato con loro, né con nessun altro, ebbe la percezione di un cambiamento, non visibile a tutti, ma che lo faceva sentire come se fosse già diventato grande. Non smise di chiacchierare e giocare con i suoi amici, né di fare tutte le altre cose che di solito ci si aspetta che facciano i bambini e le giornate cominciarono a trascorrere una sull'altra, uguali a se stesse, mentre si avvicendavano le stagioni ed uno dopo l'altro passavano gli anni.

Nelle prime settimane della sua lunga permanenza a casa della nonna il padre lo andò a trovare spesso, ogni volta che aveva una giornata libera dal lavoro: restavano insieme alcune ore, spesso uscivano a prendere un gelato, a passeggiare o a comprare qualcosa.
Tommaso tuttavia aveva sempre l'aria preoccupata e scontenta, Marco non osava chiedere nulla, ma quando lo vedeva arrivare gli si faceva incontro trattenendo la domanda che affiorava alle labbra, una domanda mai pronunciata, ma tradita dai suoi sguardi apprensivi ed indagatori, una domanda alla quale Tommaso non rispondeva mai, cosicché tra loro due finì per ergersi un muro di silenzio sul quale si andavano ad infrangere le prime speranze del bambino, restituendo ai suoi occhi tristezza, poi delusione, poi scoraggiamento e rassegnazione.
Col passare del tempo padre e figlio finirono per trascorrere insieme lunghe ore di silenzio, come se non avessero altro da dirsi e di cui parlare: una specie di disagio e di sfiducia si insinuò fra loro e pian piano gli incontri divennero sempre meno frequenti fino ad essere del tutto radi ed occasionali.

L'inquietudine del sonno, popolato da immagini vivide e spaventose continuò ad affliggere Marco per qualche tempo: erano cose di cui al mattino residuava soltanto una incosciente sonnolenza.
La nonna Adele prese l'abitudine di preparargli una tisana che continuò ad offrirgli per tutta la sua infanzia, al momento di metterlo a letto e prima di leggergli la fiaba della sera.

Passarono così quattro anni: in primavera Marco avrebbe compiuto 12 anni, la sua scuola era cambiata ed ora doveva prendere un autobus ogni mattina per arrivarci, Adele si curvava sempre più sotto il peso degli anni, ma sapeva raccontare molte belle storie e Marco si incantava ancora ad ascoltarla.
Al pomeriggio il ragazzo, che era diventato troppo lungo per il banchetto, apriva i suoi libri sul grande tavolo dello studio, dove Adele passava del tempo a pestare ed essiccare erbe, preparare e bollire intrugli su un piccolo fornellino ed infine etichettare scatole, barattoli e fialette di ogni grandezza e colore. Il ragazzino era curioso e la nonna, un poco alla volta, gli aveva insegnato a riconoscere molti tipi di erbe ed a ricordarne le proprietà medicamentose, così quando si era liberato del lavoro di scuola, Marco spesso cercava di rendersi utile: aveva imparato come cercare o coltivare alcune piante, come trattarle e conservarle e quale ne era l'uso.
Durante il giorno capitava che dalla nonna venissero delle persone: tutti avevano qualcosa da curare, chi aveva la tosse, chi un arrossamento della pelle, chi il mal di testa e la nonna chiacchierava a lungo con tutti, poi, quando le sembrava di saperne abbastanza, decideva cosa consigliare e spesso preparava sul momento sciroppi, tisane o impiastri, spiegando come usarli.
Già da tempo Marco si era reso conto che non si trattava affatto di sciocchezze, perché effettivamente la gente tornava guarita: anche in questo suo padre si era sbagliato, aveva riflettuto Marco una volta,  né era riuscito a ritrovare la mamma: non era in fondo così potente come gli era sembrato quando era un bambino piccolo.

Giunse il mese di aprile e mancavano pochi giorni ormai al compleanno del ragazzo, Tommaso non si era più fatto vivo dal giorno di Natale: quel giorno avevano mangiato insieme a casa di  amici,  Marco aveva ricevuto dei regali e chiacchierato con gli altri bambini, ma il ritorno a casa era stato silenzioso, come al solito ed a casa non aveva trovato le luci dell'albero.
La nonna non aveva l'abitudine di festeggiare il natale, ma c'era speranza per un'ottima torta di compleanno: Marco sorrise tra sé.

[parte prima] [parte seconda] [parte terza] [parte quarta] [parte quinta]

Commenti

  1. Mamma che angosciaaaaa! Patirò ancora a lungo prima della fine? :/
    Baci baci

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  2. Mamma che angosciaaaaa! Patirò ancora a lungo prima della fine? :/
    Baci baci

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    Risposte
    1. Non vorrai privarmi del mio pizzico di perversione (eheheheh) ancora un pò ;-) poi verranno le rivelazioni: godiamoci la strada.

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    2. No, nessuna privazione...giusto per regolarmi su quante volte continuerò a restare male leggendo e non trovando indizi sulla soluzione della vicenda :P comunque complimenti per la suspense che riesci a creare; mi sembra di essere tornata ai tempi di "Gea", quando, dopo aver atteso per ben sei mesi il numero successivo, lo leggevo con avidità per colmare la curiosità (e regolarmente restavolta appesa fino al numero successivo, grrrrrr).
      Aspetto la settima parte, un abbraccio

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