Il mistero della mamma scomparsa (parte ottava)

Passeggiava in aperta campagna respirando forte l'aria odorosa di terra umida e ad ogni passo sentiva scricchiolare sotto i piedi qualche foglia o ramoscello secco che si spezzava calpestato dai suoi mocassini.
Non sapeva darsene ragione, ma si muoveva con cautela, silenziosamente, come se un qualsiasi rumore dissonante potesse spezzare l'incantesimo che la passeggiata solitaria sembrava creare nella sua mente. La sua sensazione era quella di chi per magia si trova a rivisitare un sentiero già percorso in un passato, forse in un sogno, precluso alla memoria.
Gli odori, i ciuffi di funghi nascosti sotto le foglie, il boschetto poco distante e la piccola altura alle spalle erano un paesaggio così impregnato di emozioni, come qualcosa di già conosciuto: la donna sospirò e chiuse gli occhi per un attimo, come per raccogliere dentro se stessa quella sensazione insistente ed indecifrabile, poi li riaprì girandosi di colpo in un moto di stizza e di impazienza, rispondendo alla voce che la richiamava.

- Ero preoccupato - esordì l'anziano medico quando lei gli fu vicino - Come va? - soggiunse quindi, spiandone i tratti del volto con sguardo indagatore. Lei si schernì:
- Ma niente, tutto a posto: mi rilassavo un pochino -
- Tu ricordi qualcosa - affermò lui a mezza voce e poi, con una sorta di noncuranza,  passò subito oltre:
- Entriamo, è quasi ora di cena - e così dicendo si avviò verso casa.

Ricordare? Lei non ricordava nulla: le avevano raccontato di quando la governante del medico l'aveva trovata per caso una sera poco dopo il tramonto: lei  vagava confusa e spaventata in aperta campagna, era ferita ed infreddolita e la buona donna l'aveva immediatamente soccorsa e portata in casa, il dottore le aveva trovato un braccio fratturato e le aveva medicato ferite al volto ed alla fronte, le avevano chiesto cosa le fosse accaduto, ma lei era troppo confusa e stanca e quando cominciò a riprendersi non ricordava neanche di essere stata salvata.
Erano passati ormai diversi anni tanto che Sara, la domestica, era ormai invecchiata: era lei che aveva preso l'abitudine di chiamarla Salva, mentre il dottore continuava a rivolgersi a lei con un rispettoso "signora".
Salva era rimasta lì, non era mai stata scacciata e nessuno aveva mai insistito nel tormentarla con domande per le quali non riusciva a trovare risposta: in quella casa era la persona più giovane così che sia l'anziano padrone di casa che la sua governante la trattavano come una figliuola, erano sempre stati protettivi e benevoli, ma, visto che la memoria non le tornava, insistevano nel considerarla un pò malata ed erano sempre attenti a non lasciarla allontanare troppo, per timore che potesse accaderle di cadere ancora in quel terribile stato confusionale in cui l'avevano trovata...

I primi due anni Salva aveva vissuto in quella casa come una bambina, ma si sentiva bene, circondata da un affetto caldo e discreto, poi però aveva cominciato a desiderare di uscire da quella gabbia dorata ed arrivare finalmente a sapere qualcosa di più di se stessa e delle proprie origini.
Purtroppo la cosa era meno semplice di quanto potesse apparire: Sara aveva bisogno di aiuto per mandare avanti la casa ed anche il dottore, figurarsi! Non era certo in grado di cavarsela da solo: lui era abituato ad avere qualcuno che si occupasse di lui.
Salva capiva bene di avere un debito di riconoscenza con entrambi e per questo non riusciva a lasciarli: in fondo si era affezionata a loro come se fossero stati davvero la sua famiglia.
Eppure... - Ma che ricordare? - mormorò tra sé mentre si decideva finalmente a seguire il dottore dentro casa.
Sara aveva già apparecchiato la tavola per tre persone e Salva si affrettò in cucina per darle una mano con le portate. si sentiva decisa: quella sera avrebbe parlato ai due e nel giro di pochi giorni sarebbe partita, già ma per andare dove?
Una rabbia impotente si impadronì ad un tratto  di lei, avvampò e gli occhi divennero lucidi:
- Forse posso cercare di aiutarti - le sussurrò Sara, passandole accanto e senza che il vecchio sentisse. - Sarà il nostro segreto e non diremo nulla al dottor Severi, meglio lasciarlo tranquillo col suo cuore malandato - Salva la fissò sorpresa ed incredula: come poteva la vecchia domestica esserle d'aiuto?


Commenti

  1. A quando il prossimo episodio? *__*

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    1. Ahahahah Poiana... ho letto anche l'altro commento: vuoi il lieto fine? Sei molto cara piccola: una volta il mio (all'epoca) bambino mi chiese cosa è una biografia e dopo avergli spiegato che è la storia della vita di qualcuno, lui (il piccolino) mi chiede come va a finire se bene o male... mi mise davvero in grave imbarazzo: come spiegare ad un bambino che qualsiasi biografia finisce con la morte, ma che questa non è una cattiva fine ma soltanto l'unica fine possibile? Tranquilla: terrò conto della tua richiesta ;-))

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