La paura: la prima radice del razzismo

Non che ci diverta sfondare porte aperte, ma talvolta repetita iuvant: è nozione comune che molte forme di discriminazione sono fondate sulla paura dell'altro ed in particolare del diverso: la misoginia, ad esempio, prima ancora di essere odio è paura delle donne e così funziona per ogni altra forma di discriminazione.
Se parliamo di razzismo, allora i timori diffusi e fomentati da chi ne ha interesse, sono che i rifugiati ci invadano e portino malattie, che i rom ci derubino e vivano a nostre spese.
Tutti gli estranei in generale possono essere percepiti in competizione rispetto all'accesso ad una serie di risorse che il territorio può offrire, dallo spazio abitativo ai posti di lavoro e quindi potenziali ostacoli o concorrenti da superare nel raggiungimento  del benessere e di vari obiettivi di vita per i residenti.

Potremmo considerare la paura la madre di ogni sentimento negativo e di malessere e la molla sottesa alle condotte di aggressività verbale e/o agita verso le categorie discriminate.
Nelle scienze, la scarica adrenalinica di fronte ad un pericolo viene comunemente descritta come reazione di paura e rabbia, né abitualmente si distingue tra questi due aspetti della risposta: nel linguaggio comune invece siamo abituati a contrapporre la paura, associata alla risposta comportamentale di fuga, al coraggio che determinerebbe una  aggressione difensiva o comunque tale da affrontare il pericolo, piuttosto che sfuggirvi.

In realtà l'emozionalità sottesa non cambia: l'energia prodotta dal nostro organismo a fronte di una situazione di pericolo può essere utilizzata per la lotta o per la fuga in base alla scelta che noi stessi operiamo al momento, di solito scegliamo la fuga se il rapporto di forza ci è sfavorevole, mentre scegliamo la lotta quando valutiamo di avere possibilità di superare il pericolo o anche quando le vie di fuga ci siano state precluse.
Chi si trovi costretto a fuggire potrebbe cionondimeno vivere profondi sentimenti di rabbia e frustrazione e d'altro canto chi sceglie di affrontare una situazione rischiosa certamente prova paura, benché possa essere in grado di gestirla.

La maggior parte delle persone che sviluppano un modo di pensare razzista non possiede una completa consapevolezza dei propri sentimenti di paura: per lo più si tratta di gente che anzi esibisce la "consapevolezza" di una propria supposta "superiorità": ora supporre la propria superiorità nel rapporto di forza  è esattamente ciò che è necessario ad orientare la risposta comportamentale a fronte della paura nella direzione della lotta piuttosto che della fuga, come è già stato rilevato sopra.

Essere consapevoli della propria paura offre la possibilità a ciascuno sia di analizzarne la fondatezza sul piano critico con una corretta analisi di realtà, sia di sottrarsi alle manipolazioni di coloro che hanno interesse a gonfiare le paure della gente.

Chi soffia sul fuoco e perché
Se per qualsiasi motivo  qualcuno vuole guadagnare un ascendente su di noi ovvero acquisire la capacità di influenzare i nostri pensieri ed i nostri comportamenti, in altre parole manipolare o plagiare la nostra mente, per prima cosa dovrà cercare di renderci deboli e vulnerabili: se ci sentiamo deboli avvertiamo un maggiore bisogno di protezione sociale e di aggregazione in gruppi ed inoltre siamo più facilmente portati ad allinearci o anche a dipendere dal modo di pensare del gruppo e delle persone di riferimento, perché (se ci sentiamo deboli) abbiamo paura di tutto e necessitiamo di alleanze protettive  e difensive. Per rendere debole qualcuno c'è bisogno di instillare paura ed ansia: quando quel qualcuno si sentirà abbastanza debole e con forti dubbi sulle proprie capacità, dominarlo diventerà poi un gioco da ragazzi: sarebbe un errore credere che occorra un qualche retroterra culturale per agire manipolazioni di questo genere, perché anzi i più abili e subdoli manipolatori  spesso seguono un istinto proprio, ben lontani dalla consapevolezza dei significati e dalla previsione completa delle conseguenze (se non quelle pertinenti i propri piccoli tornaconti).

Alcuni manipolatori somigliano ai predatori: fiutano i vostri timori e pompano ansia su quelli fino ad incrinare la vostra autostima e  rendervi succubi. Difficilmente le critiche saranno dirette, salvo qualche occasionale svalutazione, che passa negli incisi (il manipolatore si pone come amico e non come nemico) ad esempio se voi temete un brutto voto a scuola, il manipolatore avrà certamente diversi aneddoti da raccontarvi a proposito di quell'insegnante e di come sia riuscito a bocciare un tale bravissimo con tutti 10 e lode in altre materie (ed al cui confronto voi venite lasciati liberi di sentirvi una nullità) se l'amico dovesse riuscire a terrorizzarvi a sufficienza, voi sarete così spaventati e confusi all'interrogazione da cavarvela assai peggio di lui, anche se siete stati proprio voi a spiegargli la lezione: una modica dose di ansia basta a mantenervi vigili e lucidi, l'eccesso invece produce confusione, come molti di voi già sanno ed hanno forse sperimentato. L'amico avrà ottenuto il suo piccolo tornaconto narcisistico di apparire migliore di voi, voi incrementerete la vostra insicurezza in seguito all'insuccesso: se siete molto suggestionabili è probabile che a questo punto lo consideriate effettivamente più bravo e rafforziate la vostra dipendenza da lui: il gioco è fatto.

Le tecniche di manipolazione delle masse non si discostano tantissimo da quelle individuali, benché nel manipolare grandi platee, si possano utilizzare con maggiore disinvoltura messaggi diretti ed inoltre incidere più facilmente sulla conoscenza e quindi sulla valutazione delle situazioni di realtà, attraverso omissioni e/o distorsioni informative ed altri accorgimenti del genere.
Lo scopo della manipolazione, come quello della guerra e dell'aggressione, è di acquisire potere, attraverso il sostegno ed il consenso della pubblica opinione. A questo punto la domanda è:

  • a chi fa gioco che la paura e la rabbia della gente rotolino sui profughi?

Se la manipolazione è uno strumento che consente il raggiungimento e/o la conservazione di una posizione di dominio, allora i primi meritevoli di essere passati sotto la lente di ingrandimento sono coloro che attualmente di fatto detengono il potere ad ogni livello: ad esempio i timori di invasione e la chiusura di frontiere sicuramente fanno gioco ai trafficanti di uomini, se si aprissero corridoi umanitari infatti, questi delinquenti resterebbero disoccupati di punto in bianco.
La contrapposizione tra mondo cristiano e mussulmano serve a fornire alibi sia al terrorismo estremista che a chi in quei paesi ha portato ed esportato guerre: se crediamo alla insanabilità del conflitto, la guerra è comprensibile e giustificata. Se attribuiamo le colpe della nostra povertà e della mancanza di servizi ovvero i nostri problemi sociali ai fenomeni migratori, certamente distoglieremo l'attenzione dai grandi manovratori delle crisi che perseguono i propri obiettivi di accumulazione di ricchezza come primo valore universale per estendere le proprie aree di egemonia (non si sa più neanche a quale scopo) in un'ottica di globalizzazione economica.

La paura, contrariamente a quanto comunemente si pensi, è utilissima, tanto quanto il dolore e sarebbe molto difficile assicurarsi la sopravvivenza se la natura non ci avesse fornito questi campanelli d'allarme (uno ad esempio, potrebbe trovarsi un braccio carbonizzato se non venisse avvisato per tempo dal dolore del principio di una scottatura e si desse da fare in conseguenza) ma è una cosa seria in quanto funziona da campanello d'allarme rispetto a situazioni di reale pericolo per le quali ci fornisce l'energia necessaria alla risposta appropriata: si tratta di reazioni istintive, primarie e potenti sulle quali ci conviene conservare il pieno controllo, perché chi ha paura può anche uccidere credendolo necessario alla difesa, la paura obbedisce all'istinto di sopravvivenza e richiamarla in assenza di rischi reali e proporzionati può essere molto pericoloso.

Commenti

  1. Clara ho letto tutto.. La paura di ciò ke non conosci ti mette. Addosso diffidenza tanta. Ti voglio bene !!!!sono italiana. è basta!!!!

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  2. Grazie per la lettura, Marzia!

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  3. Bellissimo. Se mi dai il permesso stampo e porto a scuola .-) Claudia

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    1. Grazie Claudia: fai pure, mi fa piacere esserti stata utile! :-))

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