Le voci bianche del mare (poesia)

L'ho visto: ho visto quell'immagine sui social, la foto del bimbo esanime sulla spiaggia, ripresa di fianco e di spalle, un bimbo piccolo con le scarpine calzate, il pantaloncino bagnato e gonfio del pannolino.
Io non ho lacrime:  sono tanti i bambini che annegano nella traversata, era una cosa che sapevo, era una cosa già vista. 
Pochi giorni fa erano in tre supini sulla sabbia dove l'onda lambisce e si ritira: erano in tre nelle foto circolanti nel web. 
Forse di fronte all'ottusa insensibilità del razzismo, la suggestione di immagini così crude spera di toccare qualche corda umana sepolta nell'animo della gente, di chi un bimbo ha avuto la ventura di abbracciarlo e sentirlo una volta pulsare nel proprio sangue, nel corso della sua vita. 
Io non lo so: non giudico, non penso, ho un vuoto di pensiero, solo un impulso di profonda, amara ed inutile tenerezza.

Le voci bianche del mare

Puttino dalla maglietta rossa
adagiato sulla sabbia bagnata 
per la clessidra del tempo.
Immoto il tempo,
ne inonda il fiato
e ne spegne il cuore,
ma non la dolcezza 
dell'incarnato tenero ed innocente.

Lui è lì,
prezioso dono del mare
reso dalla pietà dell'onda
alla terra non calpestata
dalle scarpine,
sogno di un bimbo.

Distanti madri,
senza preghiera alle labbra,
occhi sbarrati attoniti,
lamenti persi
in fondo
al gorgoglio del mare.

Respira ancora l'onda,
sussurra la suadente fiaba,
racconta mille storie
e culla i suoi bambini
nel grembo di quella pace
che non ha memoria,
dimentica solo 
di un lontano inferno. 


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