Pseudonimi e nickname: autori allo specchio

In tema di pseudonimi, uno che l'ha fatta da padrone è Fernando Pessoa un poeta di nazionalità portoghese che ci ha lasciati nel 1935, alla età di soli 47 anni, dopo aver firmato con  nomi diversi dal proprio parecchie delle sue  opere, ma non è stato certo il primo, né è rimasto l'unico: da una rapida ricerca in rete riusciamo a ricavare di primo impatto almeno una decina di nomi, limitandosi, come è ovvio, agli autori più famosi e pertanto meritevoli di memoria e menzione.
Giusto per darne un'idea, procederò con un breve elenco: abbiamo già detto di Fernando Pessoa  che ha utilizzato diversi nomi ed ha finito perciò per essere conosciuto con quello reale. Come lui si sono comportati altri scrittori, da Wikipedia vengono segnalati anche Domenico Gnoli ed Olindo Guerrini, che si sono serviti di volta in volta diversi eteronimi sia maschili che femminili,  poi invece ci sono gli autori che hanno semplicemente scelto un altro nome ed hanno continuato ad usare sempre lo stesso per pubblicare le proprie opere: Italo Svevo è uno pseudonimo ed ugualmente lo sono Alberto Moravia, Pablo Neruda, Agatha Christie, Umberto Saba, Carlo Collodi, George Orwell, mentre di Elena Ferrante non sappiamo che pensare, ma di sicuro, a cercare ancora, chiunque si trovi a passare di qui potrebbe suggerirmene ancora molti altri.

L'usanza di utilizzare uno o più pseudonimi, diciamo un nome d'arte, nel momento in cui ci si presenta e ci si spende in pubblico resta un'abitudine  di molti autori e dura a morire, anzi rimodernata nel mondo del web con l'uso dei nickname, il nome di account, di cui ci si serve di norma in molti social on line.

Per quale motivo un autore può scegliere un eteronimo? 
Naturalmente il caso di scrittori famosi è molto diverso da quello di tanti altri invece sconosciuti, che comunque possono preferire lo pseudonimo o il nick name per firmare ciò che producono:

  •  una persona qualunque può essere motivata ad esempio dalla semplice necessità di tutelare la propria privacy e/o tenere distinta, per vari motivi, la propria immagine  quotidiana e/o il proprio ruolo sociale da quanto esprime nello scrivere, sia come opinione ed ideologia, che come espressività di tipo artistico. 

Ve lo immaginate ad esempio un tale che putacaso, nella vita fa il magistrato, sbilanciarsi in giudizi etici e/o politici su qualsivoglia questione?
Questo evidentemente rischierebbe di interferire con la serenità (sua ed altrui) nel proprio operato professionale, eppure quel tale potrebbe avere diritto ad una propria opinione ed all'espressione della stessa, né questo è l'unico caso: tutte le categorie professionali che si spendono quotidianamente nel rapporto con il pubblico in un ruolo istituzionale, di fatto devono operare super partes e preferibilmente anche apparire super partes. 
Per le persone qualsiasi inoltre, può esistere anche una sorta di pudore nel disseminare alla strada l'urgenza emozionale della propria anima: alcuni letteralmente si vergognano dei propri versi e fantasticherie come di un sogno puerile poco consono alla loro età e maturità, più o meno come alcuni si vergognano di ballare in pubblico.

  • Per uno scrittore famoso (ma a proposito: loro lo sapevano che sarebbero diventati famosi?) il discorso può essere diverso: creare un personaggio nel quale riversare una specifica parte di sé ed  immedesimarvisi? Divenire creatori di se stessi, della identità dell'autore, a differenza dei comuni mortali di norma generati da una madre? Scegliere un nome breve e facilmente memorizzabile per facilitare l'affezione dei lettori? Condensare nel nome una emozione, un ricordo, un significato particolare e pregnante per l'autore? 

Ovviamente chi è in contatto con la persona, amici e familiari, conosce nome, pseudonimo, nick name e quant'altro (famoso o sconosciuto che sia l'autore) ma  lo pseudonimo non è, come alcuni potrebbero credere, solo un modo di nascondersi:  potrebbe anche diventare uno strumento utile ad una rinascita creativa. Voi cosa ne pensate e cosa avete scelto?



Commenti

  1. Nel piccolo mondo virtuale che mi sono costruita uso un nick perché mi vergogno di ciò che scrivo e non riuscirei a sopportare che le persone associno ciò che scrivo a ciò che faccio nella realtà. Il nick è libertà.

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    1. tu scrivi in un modo simpatico Scassandra: dico il tuo nickname è tutto un programma! Hai ragione in quello che dici, però è anche vero che la libertà dobbiamo avere il coraggio di afferrarla anche a viso aperto...

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    2. eheh! Grazie Sfinge! è vero quel che dici, a volte siamo cristallizzati e catalogati dall'opinione comune, che ci pone per comodità in un singolo scomparto e non è facile far venire fuori la complessità del nostro essere e mostrarla agli altri. Lo pseudonimo serve forse proprio a far uscire fuori ciò che le catene della convenzione sociale trattengono. Poi può anche arrivare il momento che le cose possano combaciare e far avvenire il disvelamento. Ho messo a parte alcuni amici dei miei scritti e, dopo una prima incomprensibile incredulità, perché mai avrebbero ritenuto possibile in me una simile capacità, hanno iniziato a vedermi in modo diverso. Però ci vuole coraggio.

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    3. Ciao a tutti.
      Concordo con te, Annalisa.
      Il nick (che io uso tra l'altro) è anche sinonimo di libertà.
      Io sono sempre responsabile di quello che dico penso e scrivo, indubbiamente, però poterlo fare così mi dà più serenità.
      Esisto! Sono una donna in carne ed ossa e nn escludo che in un domani possa anche usare il mio nome e cognome reali, per ora no.
      Oltretutto non sono una grandissima esperta di web, pc, internet eccetera e visto i tempi che si corrono, visto gli imbecillotti che circolare sia nel modo reale che in quello virtuale, mi sento anche un po' più sicura.
      Non è per cattiveria. Ad un po0 di privacy e sicurezza ci tengo però...

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    4. Ciao Patricia: sottoscrivo pienamente! Anche questo... gli "imbecillotti" sono una folta categoria della quale forse ciascuno di noi ha (disgraziatamente) avuto qualche esperienza...

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  2. Io uso il mio vero nome. Noi aspiranti scrittori cerchiamo di farci notare... se ci mettiamo a usare il nick aggiungiamo un anello in più alla catena e rendiamo tutto più difficile.

    Tra gli pseudonimi mi viene in mente quello di Richard Bachman (in realtà Stephen King).

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    1. Grazie Ivano per avere aggiunto un altro nome (anzi un altro eteronimo) io francamente dubito che la scelta del nome o pseudonimo sia importante per guadagnare notorietà: indipendentemente dal nome che scegli immagino che conti molto la volontà e la capacità di promuoversi. Il web straripa di fiabe, racconti, poesie, romanzi ed anche un diamante non è tale finché qualcuno non lo raccoglie e non lo pone in una teca su un cuscino di velluto. Molte cose valide vanno perdute perché disperse e nascoste nel ciarpame o perché non sponsorizzate dai grandi poteri editoriali, ma... "scripta manent" ...

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