La mia poesia più letta

Cari amici: questa serata e questo post sono dedicati ai miei lettori affezionati, quelli che continuano a seguirmi e tollerano con pazienza anche i miei silenzi, le mie distrazioni ed altre cose (ma non pretenderete che vi faccia un elenco completo dei miei difetti, vero?).
Bene, vi parlerò di poesie stasera, quelle che ho scritto e pubblicato su questo blog: fra tutte ce n'è una che ha ricevuto tantissime letture, anche se per un misterioso ed incomprensibile meccanismo  delle statistiche registrate dalla piattaforma blogger, non compare mai tra i post più letti.

La poesia in questione è Il cielo stellato: io mi sono chiesta perché proprio questa interessi più delle altre, in effetti le stelle sono un argomento abbastanza abusato e piuttosto trito e ritrito per scriverci poesie, sicché mi sono fatta l'idea che possa trattarsi di ricerche diciamo così scolastiche: il prof. assegna agli allievi di comporre un testo poetico, non sull'amore, per carità che poi i genitori potrebbero protestare, ma su qualcosa di semplice, le stelle ad esempio, ed i teen-ager ben più esperti di informatica che di poesia, scandagliano la rete.

In rete su qualsiasi argomento cerchiate una poesia potete trovare facilmente miriadi di risultati: bisogna, ovviamente saper selezionare, ma vi sono in giro anche versi veramente belli ed assolutamente sconosciuti. Insomma c'è speranza che il prof. non si accorga che avete copiato! :-D

Non scherziamo ragazzi: ancorché sconosciuta ogni poesia è un pezzetto di anima, in questo caso la mia, andiamoci piano...
Comunque per non tenervi troppo sulla corda vi trascrivo di seguito il testo:

Cielo Stellato

Gocce di luce,
scintille sbriciolate,
dondolio sommesso
che assorbe lo sguardo
e vi insinua un pensiero
d'immenso.

Presenti, benché forse
lontane e in ascolto
di chi si confida.
Ogni stella nasce
da un piccolo sogno,
una lacrima, un sospiro 
sperato, come umile 
scheggia allo  sguardo 
e infinito rovente 
al pensiero.

Ogni stella smarrita
nel gran firmamento,
galleggiando 
raggiunge qualcuno
degli animi soli
che vagabondi tremano
tra il cielo e la terra.

Ma non ho intenzione di chiuderla qui stasera: qualcuna delle mie amiche si è lamentata dell'ultimo episodio della storia della mamma scomparsa, eh già perché è proprio scomparsa, non solo per i suoi cari, ma anche per i lettori, deludendo la loro curiosità, ma anche lasciando spazio alla immaginazione, se vogliamo guardare l'altra faccia della medaglia.
Ma per gli intrusivi ad oltranza, vi racconterò qui il mito del paese, la storia sussurrata che circola sottovoce tra le vecchie donne della zona:

... Camminarono sulla terra battuta per un po' e poi tagliarono per il bosco: dopo i primi chiacchiericci e le risate che li accompagnarono come l'allegro strascico della festa, un po' alla volta calò il silenzio, smisero di parlare entrambi ed Alfonso le cinse le spalle con il braccio: potevano sentire le foglie ed i rami secchi scricchiolare sotto le scarpe, così Leonarda si avvicinò  di più, fino a sfiorarlo. Lui la strinse e si fermò girandosi verso di lei e circondandola completamente nel suo abbraccio. 
Leonarda lo guardò smarrita:  "Alfonso... io... non"  e non riuscì a dire altro, lui già la baciava con una passione soffocante. Leonarda si sentì inchiodata in una morsa d'acciaio e  disorientata, mentre un bolo d'angoscia le saliva dalle viscere fino alla gola. Perse coscienza, lasciando il suo corpo inerme abbandonato nelle braccia dell'uomo.

Quando si riebbe era sola distesa sul pavimento di foglie secche ed era ancora buio, solo si intravedeva appena  qualche stria rosata dietro il profilo dei monti. Era confusa, non solo non riusciva a ricordare perché si trovasse lì, ma la sua mente era vuota di pensieri, come attonita: si alzò in piedi lentamente, scuotendo gli abiti per spolverarli dai residui di vegetazione che le si erano appiccicati addosso, procedeva con cura e concentrazione estrema. Il suo pensiero non poteva estendersi oltre quei pezzetti di foglie e sterpi: ne percepiva distintamente ogni minima sfumatura di colore e le loro forme balzavano agli occhi in ogni dettaglio, esaltandone la complessità e le differenze e risucchiando interamente la mente di Leonarda, come in un buco nero.

Prese a camminare, mentre la luce andava aumentando, dirigendosi come un automa inebetito verso ogni cosa esercitasse su di lei quella magica attrazione. Vagò in questo modo per un tempo indefinibile, un tempo di cui non poteva percepire il fluire: fu così che giunse fino alla costa in cima ad un promontorio oltre il quale si apriva il panorama superbo della scogliera a strapiombo sul mare aperto e spumeggiante. L'acqua luccicava ammiccante nei mille specchietti di luce rivelati al mattino: sorrise, aspirando l'odore salmastro e si lasciò andare al richiamo del mare. Lui la rapì per sempre come un amante risentito e geloso. Mai più l'avrebbe restituita al mondo.


Bene, era meglio non saperlo, dico io... ma contenti voi! Buona notte amici.

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