La fatica di essere genitori: negli USA i più stressati

Una ricerca Statunitense, condotta presso l'Università Baylor sembra dimostrare che le persone senza figli sono più "felici" rispetto a quelle con prole e che questa differenza, pur presente in ogni parte del mondo, sia maggiormente accentuata proprio negli Stati Uniti, dove le politiche sociali a sostegno dei nuclei familiari risultano pressoché inesistenti. Mancano in quel paese infatti congedi parentali retribuiti, flessibilità dell'orario lavorativo, possibilità di ferie ed altre facilitazioni normalmente concesse invece nella maggioranza dei paesi europei. Tuttavia il dato non nuovo, ma interessante sul quale mi soffermerò, è che, contrariamente a tutti i cliché sociali, la genitorialità implica un grado di felicità inferiore rispetto a quello sperimentato da chi non ha figli.

Essere genitori conviene? Certamente diventare genitori rappresenta un desiderio innato di ogni persona o quasi: la natura infatti ha pensato a fornirci di un istinto specifico per la conservazione e sopravvivenza della specie. Ogni specie animale in natura si sforza di preservarsi, ma indubbiamente di solito l'istinto di sopravvivenza personale, ovvero di conservazione della propria vita individuale, risulta più potente e ne rappresentano una riprova nel mondo animale le madri che sacrificano i piccoli o i più deboli della cucciolata nei periodi di carestia, quando si presume non vi sia cibo a sufficienza per tutti. La cosa in natura avrebbe anche una sua logica, nel senso che la madre è un individuo adulto, più robusta e con migliori probabilità di sopravvivenza, capace fra l'altro di partorire altre e numerose cucciolate. Nei gruppi sociali umani avere dei figli è sempre stato considerato un target ineludibile: in alcune società tribali chi non aveva o non poteva avere figli veniva emarginato e considerato inferiore, ma anche senza andare tanto lontano, fino ad oggi sono note le pressioni che molte giovani coppie subiscono dai membri delle proprie famiglie allargate in merito all'avere figli quanto prima.

Sotto il profilo sociale avere figli è un obbligo per le coppie, una aspettativa da soddisfare e sarebbe, intanto, interessante capire quanto varia il benessere personale percepito soggettivamente da un genitore, a seconda che l'avere un figlio sia stato vissuto come la realizzazione di un proprio desiderio piuttosto che di una aspettativa sociale. Ma certo le variabili in gioco sono davvero numerose: i ricercatori di Baylor hanno quantificato il grado di felicità percepita in una scala da 1 a 10 e come situazione di base rilevano che il popolo americano riferisce mediamente livelli di felicità più elevati rispetto ad altri paesi dell'occidente (da 8 a 10 contro i francesi tra 5 e 7) ma a fronte di una soddisfazione di base così elevata, il gap tra le persone che hanno figli rispetto a quelli che non ne hanno risulta considerevolmente più ampio. Gli autori additano l'assenza di politiche di sostegno alla famiglia ed, intervistando gli interessati, scoprono che la flessibilità dell'orario lavorativo verrebbe considerata un supporto più risolutivo di un semplice contributo economico per assegni familiari.

In Italia, in un periodo di crisi come il nostro, caratterizzato  da disagi economici che hanno ridotto la  nostra natalità al lumicino, potrebbe avere un senso prendere atto del fatto che avere figli non è soltanto un desiderio ed una gioia, ma anche un impegno ed una fatica, che comporta un incremento del lavoro (dentro e fuori casa) maggiori livelli di stress per le responsabilità e le preoccupazioni ed infine è un agito che contiene valenze intensamente sociali, piuttosto che individualistiche e che pertanto meriterebbe appunto anche un supporto di tipo sociale, perché l'antica famiglia allargata più o meno patriarcale si è disgregata e quelle funzioni che svolgeva una volta ricadono ora invece sull'intera società.

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