Spazio, dimensioni e limiti: la mente è onnipotente?

Questa sera, anzi questo pomeriggio in verità, mi è accaduto di imbattermi nella iniziativa di un gruppo di blogger che hanno creato una sorta di evento (#2 dal gruppo #BrightMinds) suggerendo una tematica alla quale ispirarsi per la stesura di un post. L'argomento da sviluppare è contenuto nell'aforisma di un anonimo: "L'unico limite a quanto in alto possiamo andare, è quanto crediamo di poter salire". Ora l'argomento mi ha incuriosita perché si tratta evidentemente di quelle frasi di incitamento utilizzate da trainers che mirano a motivare i propri allievi, sostenendone l'ambizione e la fiducia in se stessi, una sorta di you can do it  ma generalizzato, verticalizzato e centrato sul superamento dei limiti.

Sarebbe a dire che i limiti sono soltanto quelli auto imposti dalla mente: si tratta di una affermazione paradossale, ma prima di procedere alla analisi di realtà, vorrei soffermarmi su alcuni aspetti formali, il primo di questi è la verticalizzazione del limite: perché in alto? Un pilota ed uno scalatore desiderano salire in alto, ma un marinaio invece corre con lo sguardo ed il desiderio solo in avanti, oltre la linea dell'orizzonte per ampliare la propria prospettiva e ... cosa dire di un subacqueo o di uno speleologo? Loro desiderano soltanto calarsi alla maggiore profondità possibile, magari quella mai raggiunta prima da altri. Potrei continuare, ma desidero solo suggerire l'idea che non tutti ambiscono ad arrivare in alto: le persone che non sono portate ad accontentarsi,  possono desiderare espandere la propria conoscenza e la propria mente in diverse direzioni, non necessariamente verso l'alto.

Naturalmente però l'aforisma è una metafora e va interpretata nei suoi significati simbolici piuttosto che letterali, tuttavia avere reso  espliciti i significati letterali ci aiuterà a cogliere correttamente i diversi significati simbolici, vale a dire non solo quelli espliciti ed immediatamente leggibili, ma anche quelli nascosti: la scelta dell'oggetto e/o del concetto utilizzato per il simbolismo ha infatti, a sua volta, un preciso significato. 

Il senso immediato della metafora è che possiamo realizzare qualsiasi ambizione, se siamo abbastanza convinti di noi stessi e della nostra capacità di farlo, ma la scelta di alto nella rappresentazione simbolica, sottende una concezione verticale, piramidale e gerarchica della struttura da scalare, un arrivare sopra, un diventare superiore. Purtroppo quindi nulla di realmente rivoluzionario e tale da comportare quello spostamento di prospettiva necessario a credere realmente in se stessi e liberarsi dell'ansia e delle insicurezze. Il guaio è che le piramidi sono strutture solide la cui base è parecchio più estesa del vertice ed in termini di probabilità se vogliamo andare a collocarci in una struttura del genere, avremo molte più possibilità di trovare uno spazio da occupare in prossimità della base, piuttosto che del vertice. Ciò che genera ansia è proprio il desiderio di arrivare in alto, sopra gli altri, per intenderci. 

Se consideriamo il concetto di alto come una estensione verso il cielo, una volta superato il campo gravitazionale della terra, non avremo più nessun alto, ma solo distanza dalla superficie del pianeta. Un volo fantastico, certo, in un'aura rarefatta ed in un isolamento surreale, che difficilmente rafforzerebbe la sicurezza: chi è così in alto può avere paura di precipitare, tanto per dirne una. Se l'ambizione invece di svilupparsi in riferimento ad una organizzazione sociale piramidale fosse invece centrata sulla comprensione dei propri bisogni reali? Se arrivare in alto fosse solo una metafora interiore riferita al bisogno di essere visti, considerati, importanti ed in una parola... amati?

Commenti

  1. Per me "in alto" significa il più più alto che posso rggiungere riguardo alla meta che mi son prefissata. Che sia a mille chilometri davanti a me, la cima del monte Bianco o la profondità della fossa dele Marianne non conta. E' il limite a cui anelo, in qualunque direzione punti.
    In alto può anche significare, sempre per me, la scrittura di un racconto stupendo... oppure uan riunione di tutta la famiglia tra risate e affetto.
    Non deve per forza essere un punto lassù.
    Non so se ho reso la mia idea

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  2. Certo Patricia, ti sei spiegata benissimo: del resto è l'accezione comune, ovvero l'interpretazione universale della metafora. Grazie del tuo contributo... a presto! ^_^

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  3. In alto ci volo già con la fantasia :D
    Il mio "alto" è puramente interiore, tutto il resto è accessibile.
    Uno sviluppo armonioso è cmq in tutte le direzioni :)
    Il limite è un concetto imposto, che può avere riflessi di carattere pratico capaci di condizionare il nostro agire, soprattutto sul tentare o non tentare ...
    Ciao
    Marina

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    Risposte
    1. Ciao Marina: un punto di vista interessante il tuo! Alcuni limiti effettivamente vengono imposti dall'esterno, come regole sociali o comunque di relazione con altri, altri "limiti" auto imposti invece, che possono incidere sulle scelte, dipendono dalla conoscenza che si ha di se stessi e dall'analisi di realtà che è stata fatta. Io non mi getterei da un grattacielo per "tentare" di volare e questo è l'esempio di una scelta legata alla consapevolezza di un limite....

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    2. Nemmeno io proverei a volare Sfinge :)
      Però se parliamo di altri limiti che in genere sono o autoimposti o retaggi di antiche vessazioni psicologiche si può anche tentare, Parlo però di limiti più "semplici"... disegnare, cnatare, scrivere... affrontare un pubblico e parlare.

      Mi piace il commento di Marina.
      Condivido tutto, soprattutto "in alto ci volo già con la fantasia". Io pure!

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    3. Ciao Sfinge.
      Ho fatto riferimento a questo tuo post linkandolo ma mi sono permessa di fare un post mio in proposito.
      Che ci vuoi fare? Mi hai fatto rimuginare con questo tuo scritto,.... :)))
      Bacio!

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    4. Grazie Patricia, corro a guardare :-D

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