Stanchezza cronica: colpa del microbiota intestinale

Caratteristiche alterate del microbiota intestinale risultano associate alla sindrome da stanchezza cronica: questo è quanto risulta da una ricerca svolta presso la Cornell University che sostiene di avere individuato i marcatori biologici della malattia nella flora batterica intestinale ed in alcuni microrganismi presenti nel sangue. Il lavoro è stato pubblicato il 23 giugno sulla rivista Microbiome Research: disturbi gastrointestinali infatti sono abbastanza di frequente parte della sindrome: lo studio è stato condotto su 48 casi e 39 controlli ed ha permesso di individuare sia dei marcatori specifici nel sequenziamento dell'RNA ribosomiale batterico,  sia rilevanti differenze tra la la composizione della flora batterica intestinale dei soggetti sani con abbondanza di varietà e presenza di ceppi batterici differenti e quella dei soggetti affetti, più povera con particolare riduzione di quantità e varietà del phylum Firmicutes e di specie antiinfiammatorie, ma ricca invece, di specie pro-infiammatorie.

La sindrome da stanchezza cronica o encefalomielite mialgica (CFS o ME) è stata riconosciuta dall'OMS come malattia seria ed invalidante: si tratta di una diagnosi tuttora difficile da porre e che viene considerata soprattutto in base a criteri di esclusione di altre patologie. Il disturbo è caratterizzato appunto da eccessiva stanchezza e facile faticabilità, sonnolenza con sonno non ristoratore, dolori muscolari, faringite, febbre, ingrossamento delle linfoghiandole ascellari e/o cervicali e disturbi cognitivi che coinvolgono soprattutto le capacità di concentrazione e la memoria. La sintomatologia deve essere presente da almeno 6 mesi e devono essere escluse altre cause, quali: tumori, disturbo depressivo ed altre patologie psichiche, malattie epatiche e renali, disordini immunitari, obesità, disordini tiroidei o ipofisari ed abuso di alcol o sostanze. 

La sindrome colpisce prevalentemente il sesso femminile nella fascia d'età fra i 20 ed i 40 anni, con una incidenza dello 0,4-1% ed è uno di quei disturbi la cui natura non è stata ancora chiarita: discussa in passato la genesi psicologica, che però è stata messa poi in discussione per il riscontro della alterazione di diversi indici infiammatori, cosa che sembra deporre per la natura organica della malattia, attualmente la comunità scientifica ritiene che si tratti essenzialmente di un disturbo che coinvolge il sistema nervoso centrale e l'apparato immunitario, ma al momento non esistono marker specifici che siano tipici di questa diagnosi. 

In Italia si valuta che vi siano 200.000/300.000 persone affette da questo disturbo, che compromette seriamente le capacità lavorative ed il rendimento in ogni attività svolta: attualmente il trattamento si avvale soprattutto di antinfiammatori ed antidepressivi, eventualmente abbinati ad un supporto psicologico ed una terapia comportamentale.   

Nella ricerca della Cornell University, utilizzando l'analisi dei marcatori dell'RNA ribosomiale nella flora batterica intestinale unitamente ai marker infiammatori è stato possibile diagnosticare correttamente la sindrome da stanchezza cronica nell'82,93% dei casi: si tratterebbe quindi di una tecnica che consente una diagnosi fino ad oggi difficile, senza procedure lunghe e complesse. Secondo i ricercatori il dismicrobismo intestinale individuato potrebbe essere, almeno in parte responsabile della sindrome: infatti proprio l'alterazione della flora batterica intestinale potrebbe determinare danni all'epitelio, aumentandone anche la permeabilità ed innescando quindi una risposta ed un disordine immunitario. 

In studi precedenti (Butt e coll.) era già stata individuata l'alterazione della flora batterica intestinale nella CFS, con incremento nei soggetti affetti della rappresentazione di specie come Enterococco e Streptococco, che producono acido lattico: la sindrome sarebbe pertanto legata ad un umore viscerale, che alterando la permeabilità della mucosa intestinale, sarebbe alla base del disordine immunitario coinvolto nella patogenesi del disturbo. Gli autori precisano tuttavia, che non è stata individuata una configurazione microbica tipica della CFS, ma solo una disfunzionalità generale ed una infiammazione.





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