La cultura dell'odio

L'intelligenza è lungimiranza, come capacità di prevedere e progettare, ovvero prefigurare obiettivi vantaggiosi per se stessi e/o i propri gruppi di appartenenza e quindi tracciare percorsi verso scopi raggiungibili nel contesto di realtà vissuta e con gli strumenti di cui si dispone. L'intelligenza è una funzione di adattamento ed il fatto che la specie umana sia una specie sociale, con la spiccata tendenza ad aggregarsi in gruppi, ha un suo perché: il branco, la tribù, i nuclei familiari ed i più estesi gruppi sociali moderni garantiscono la forza del numero, il mutuo soccorso ed il sostegno reciproco. Anche quello che noi consideriamo solidarietà con i propri simili sul piano ideale etico (o amore sul piano emozionale) ha la sua ragione d'essere sotto il profilo evolutivo e cognitivo ed è per questo che l'intelligenza intesa come lungimiranza, per sua definizione può essere volta solo al vantaggio, ovvero a ciò che nella morale pubblica viene definito il bene.

Il male, come dolore, privazione e perfino morte, viene comunemente tollerato in funzione di un bene superiore, viene compreso anche sul piano razionale, solo se ha uno scopo, ammesso che il male possa avere uno scopo positivo (ma su questo torneremo in seguito). Io ad esempio, posso capire che qualcuno mi affossi per mettersi in luce nell'ambito di una competizione, che solo uno di noi può vincere. Sul piano razionale posso anche comprendere (ma non approvare) che sia sleale e violi le regole della competizione per arrivare primo: lo fa per conseguire un proprio vantaggio (un bene certamente superiore sul piano egoistico) ma capirò difficilmente che qualcuno mi affossi o mi uccida senza trarne alcun vantaggio. 

Quando non riesco a riconoscere uno scopo (a suo modo) positivo nel fare del male io considererò l'azione malevola irrazionale ed incomprensibile rispetto al pensare comune e la etichetterò come pazzia o cattiveria. Definiamo Cattiveria  quella del nemico: una linea d'azione strutturata, sviluppata razionalmente rispetto ai suoi propri scopi, ma tale da nuocerci nei fini o in parti del suo percorso. Il terrorista ad esempio viene considerato una persona cattiva: alla cattiveria abitualmente attribuiamo consapevolezza e responsabilità, al contrario se riteniamo l'autore del gesto malevolo, una persona Folle e malata, la solleviamo, almeno in parte, nel giudizio etico, dalla responsabilità delle conseguenze del suo agire. In effetti le persone folli sono ritenute irrazionali, anche perché spesso nelle loro azioni non è riconoscibile alcun vantaggio egoistico (il bene superiore, ndr) ma al contrario accade che esse agiscano a proprio svantaggio, con autolesionismo.

L'io di ciascun individuo esiste come centro di annodamento ed elaborazione di comunicazioni ed interazioni di vario tipo col mondo esterno e benché le risorse di cui ciascuna persona può essere dotata nel merito delle proprie capacità di elaborazione e risposta, siano differenti, è evidente che in questo caso il contenuto struttura il contenitore. Il nostro modo di costruire schemi e percorsi mentali, linee associative e nessi causali, tali da consentirci una lettura funzionale (ai fini di adattamento) della realtà che ci circonda, resta in larga misura dipendente dalla quantità e qualità del materiale che abbiamo da organizzare. Un Io ermeticamente chiuso in una teca di cristallo, proiettata nel vuoto dello spazio infinito, semplicemente non esisterebbe come entità individuale: una immagine accostabile ad una idea di morte o attesa di una nascita... cionondimeno suggestiva e tale da avere generato numerose speculazioni teologiche ed immaginifiche leggende sulla divinità.

L'ambiente sociale, i valori  condivisi, le emozioni, i miti e le fantasie collettive in un mondo, quello contemporaneo, in cui la natura è stata pressoché completamente stravolta, hanno finito per costituire quasi tutta la realtà con la quale una persona nata in quest'epoca deve confrontarsi ed alla quale deve adattarsi. Al giorno d'oggi l'ambiente sociale e quanto la società cosiddetta civile ha costruito, rappresenta per la quasi totalità il contesto col quale il singolo individuo deve misurarsi, di conseguenza se in questo sforzo di adattamento tende a strutturarsi come persona distruttiva (cattiva o folle, per usare le categorie care alla nostra cultura) probabilmente qualche domanda sul tipo e sui percorsi di adattamento che l'individuo è obbligato a compiere in questa società, dovremmo proprio cominciare a porcela.

Il secondo punto di queste brevi considerazioni contiene una chiave: il Bene Superiore, in nome del quale la nostra civiltà si sente autorizzata a fare del male, in realtà è il nostro vantaggio nel senso umanamente egoistico del termine. Il mio bene contro il tuo, quello della mia famiglia e dei miei amici, contro quello di altre famiglie ed altri amici, quello dei miei gruppi di appartenenza contro altri gruppi, quello delle civiltà occidentali contro altre, di fedi religiose, etnie e gruppi linguistici, come matrici antropologiche e culturali condivise, contro altri... e così via.

Le menti più lungimiranti in un'epoca di globalizzazione anche economica, riescono a cogliere che il Bene Superiore può essere il vantaggio riferito all'intera specie umana, ma... non sono la maggioranza! Resta quindi da comprendere quanta violenza, quanto dolore, per così dire "legale" si consumi quotidianamente a spese dei soggetti più fragili, dove la fragilità non necessariamente è riferita ad una condizione psichica, ma anche economica, sociale, culturale, tanto da spiegare la crescente ondata di violenza che caratterizza la nostra epoca. Quello che dobbiamo comprendere infatti, è che, per quanto distorto ed assurdo possa apparirci un comportamento, esso contiene di norma un disperato sforzo di adattamento all'ambiente ed alla specifica esperienza vissuta.

Il giovane tedesco che a Monaco ha sparato sulla folla e tenuto in scacco un'intera città, ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo e di avere per questo seguito una terapia: quali drammi siano celati dietro queste poche parole lanciate come estremo messaggio, al mondo civile, non possiamo saperlo. L'appartenenza ad un gruppo etnico e linguistico differente da quello della maggioranza poteva porlo in una condizione di fragilità e vulnerabilità sociale e questo probabilmente è l'unico motivo per il quale altre persone, giovani come lui,  si sono sentite autorizzate a renderlo bersaglio di violenza ed a sopraffarlo. Quanta rabbia della medesima matrice può rappresentare il terreno fertile per il reclutamento dei gruppi terroristici?

Reagire in qualche modo poteva essere l'unica strada che il giovane è riuscito ad immaginare per ristabilire la propria dignità e la propria purezza, scaricando finalmente all'esterno e rimandando al mittente il malessere rabbioso e corrosivo che lo consumava da tempo. Ma ha ucciso persone innocenti! Certo, è vero, tuttavia anche il meccanismo fisiologico e legale dei gruppi sociali civili che normalmente scaricano la violenza verso i soggetti più fragili, danneggia ed uccide persone innocenti: è forse meno folle? In base a quale logica potremmo considerarlo più giustificato? 

Quando parliamo di ambiente, ecologia e rispetto della natura,   di norma riusciamo con una certa disinvoltura a coinvolgere nella responsabilità ciascun singolo individuo: il fatto è che se la nostra civiltà distrugge il pianeta, allora ciascuno di noi, in quanto funzionalmente adattato alle modalità imposte dalla cultura dominante, contribuisce a distruggere il pianeta: se compro beni di consumo in imballaggi di plastica contribuisco ad aumentare la produzione di rifiuti plastici inquinanti. In questo caso dire che nessuno è innocente è più facile: più difficile è farlo di fronte ai cadaveri di ragazzini di 14-15 anni, che appena si affacciavano alla vita, eppure sul piano logico il discorso è esattamente identico per l'ecologia in natura e per l'ecologia sociale ed umana. Se lo accetto, sono connivente, non innocente: nella valutazione criticamente folle della persona disperata che arriva a togliersi la vita per restituirsi dignità e diritto di scelta, non vi sono innocenti: anche questo sarebbe ora di capirlo e, benché possiamo inorridirne, questa cosa possiede una sua logica, peraltro curiosamente analoga al mito del peccato originale nella leggenda biblica.

Negli USA accade abbastanza spesso che qualche più o meno giovane esagitato, consumi una qualche strage senza motivo e la cosa viene attribuita allo scarso controllo nel commercio delle armi, con possibilità di acquisto anche per persone giovanissime e/o con disagio psichico acclarato: una situazione che non sembra poter trovare sbocchi positivi, considerati i grossi interessi economici in gioco. Si producono armi estremamente distruttive: tutti dicono che non verranno usate, ma continuano a produrle ed ad appropriarsene, millantando scopi difensivi per il possesso di armi di distruzione di massa... Non dovremmo considerarla follia?

In questo mondo si spendono più denaro, risorse e lavoro per armare l'umanità piuttosto che per nutrirla: come vorremmo definire questa irrazionale caratteristica della nostra civiltà occidentale? Ho seguito alcune discussioni sui numerosi fatti di violenza che si susseguono negli ultimi tempi ed ho notato soprattutto un denominatore comune: in tutte e dico tutte le discussioni, le analisi, le diagnosi psichiatriche, sociologiche  e quant'altro sbandierate in televisione e nel web, mai e poi mai viene messo in discussione il modello culturale dominante. La colpa è sempre dei pazzi e dei cattivi.... perdonabili i primi, imperdonabili i secondi: quasi una censura mentale prima ancora che espressiva: potrebbe essere una violenza comunicativa?




Commenti

  1. Se con violenza comunicativa intendi quella a cui siamo sottoposti, soprattutto in Italia, con i mille mila programmi pseudo scientifici/politici/intellettuali/cuturali, sì. Credo di sì.
    In fondo in tutti questi programmi si trovano sapientoni che tutto sanno e tutto dicono, dallo psichiatra all'attricetta.
    Giustamente ognuno deve avere il diritto ad esprimere la sua opinione però non in modo da farlo diventare legge.
    Perchè il problema è questo. Qualunque cosa dica un personaggio famoso diventa legge per chi non ha voglia di azionare il cervello e ragionare.
    Giocoforza che diventa violenza comunicatica anche se, in fondo molti la vanno a cercare proprio per la loro indolenza

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    1. Ecco si, Patricia... probabilmente c'è gente che non ha voglia di pensare, ma c'è anche manipolazione dell'opinione pubblica: sai a sentir ripetere sempre la stessa cosa, quella finisce per entrarti in testa pure se stai distratto...

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    2. Esato! E tu pensa a quelli che si guardano tutti questi programmi ma sempre con il cervello spento...
      Se l'ha detto tizio è sacrosanto! E accettano tutto bovinamente senza nemmeno provare ad avere un'opinione personale

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