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Visualizzazione dei post da Agosto, 2016

Le tragedie degli altri

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I telegiornali del mattino davano 247 morti accertati nel sisma che ha interessato il centro Italia: significa che questo è il numero di cadaveri che sono riusciti a recuperare, ma i dispersi sono un numero imprecisato ed ormai si scava con le ruspe, vale a dire che il disperso è morto con ogni probabilità, non ci si aspetta di estrarre alcuna persona ancora viva dalle macerie. I social traboccano di commenti e post, che (piaccia o meno) rispecchiano l'anima e l'emotività del paese: io mi sono resa conto che perfino nel condividere i messaggi più costruttivi, quelli che contengono indicazioni concrete per fornire supporti ed aiuti, si finisce per gravarsi di una targa (magari non condivisa, né condivisibile) come un partito, una organizzazione più o meno politica o confessionale tanto da chiedersi se questa sia solo una occasione di pubblicità, piuttosto che una emergenza umana.

Il mare è cieco

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Guardavo il paesaggio notturno: il fascino dei riflessi di luce, gli aloni, la scintilla oscillante sull'albero maestro, lo sciabordio delle onde ed ancora polvere di specchi sulla superficie dell'acqua.  Mare come inchiostro, che non si può fermare in una immagine: nessun obiettivo vede quello che vedono gli occhi... e poi il firmamento.  Mille punti di luce bianca, come un ricamo paziente, grappoli di paillettes sospese... Il mare non vede le stelle:  l'acqua resta di inchiostro, è cieca, non percepisce gli astri lontani.  Affoga negli abissi la freccia di luce tracciata dal  foro di un punto di cielo e scompare inghiottita. Non ne restano tracce sulla superficie increspata dal vento, ma solo lo strascico dell'astro notturno, che va tramontando: gocce di sangue sul velo d'argento.