Le tragedie degli altri

I telegiornali del mattino davano 247 morti accertati nel sisma che ha interessato il centro Italia: significa che questo è il numero di cadaveri che sono riusciti a recuperare, ma i dispersi sono un numero imprecisato ed ormai si scava con le ruspe, vale a dire che il disperso è morto con ogni probabilità, non ci si aspetta di estrarre alcuna persona ancora viva dalle macerie. I social traboccano di commenti e post, che (piaccia o meno) rispecchiano l'anima e l'emotività del paese: io mi sono resa conto che perfino nel condividere i messaggi più costruttivi, quelli che contengono indicazioni concrete per fornire supporti ed aiuti, si finisce per gravarsi di una targa (magari non condivisa, né condivisibile) come un partito, una organizzazione più o meno politica o confessionale tanto da chiedersi se questa sia solo una occasione di pubblicità, piuttosto che una emergenza umana.

Io mi domando se e come una persona umana "nuda",  un "cane sciolto" qualsiasi come me e tanti altri, abbia una possibilità reale di agire costruttivamente: ma certo, manderemo gli sms e porteremo qualcosa  di utile in uno dei tanti centri di raccolta, spuntati intorno a noi come funghi, ma lo faremo con l'amara consapevolezza che piuttosto che fornire un aiuto immediato, stiamo esprimendo una speranza (magari ingenua): quella che il denaro ed i generi di prima necessità arrivino poi effettivamente a destinazione e servano realmente a sollevare, almeno materialmente, le popolazioni colpite, perché, certo non si può negare, l'emotività e l'anima del paese in questo momento, soprattutto nei social, sono dominate dallo sciacallaggio. 

Lo sciacallaggio del mettere in primo piano la targa (confessionale o di partito) per ottenerne un tornaconto di consensi, attraverso una forma di pubblicità positiva, lo sciacallaggio del dirottare in tasche capienti (e non terremotate) i fondi stanziati ed i soldi raccolti col contributo di tutti. Ma abbiamo forse scelta? Non per tutti è possibile recarsi  nei luoghi colpiti dal sisma e gestire in prima persona l'aiuto che si può o si vuole offrire: o non si fa nulla o si tenta di fare qualcosa affidandosi ad altri soggetti istituzionali e/o del privato sociale, che (come ben sappiamo) non sempre hanno dato prova di meritare una tale fiducia. Augurandoci che il percorso del nostro messaggio solidale sia costellato da altri esseri umani.

Eppure bisogna crederci e provarci! Non si può rinunciare a provarci, sapendo tra l'altro, che certe forme di disfattismo e pessimismo possono anche solo rappresentare una comoda mistificazione ideologica utile a coprire atteggiamenti di chiusura, avarizia e diffidenza. Noi tenteremo anche questa volta e speriamo: non è inutile la speranza, non è inutile la preghiera (quale che sia). 

Nessuna persona in buona fede dovrebbe prestare orecchio ed offrire spazio a strumentalizzazioni razziste, che per propaganda politica e/o qualche misero clic non si fanno scrupolo di ridurre i superstiti del terremoto e gli immigrati alla stregua dei capponi di Lorenzo Tramaglino: non c'è alcuna competizione reale tra queste categorie di sfortunati. I sopravvissuti al terremoto cercheranno di conservare il rapporto col proprio territorio e di ricostruirlo (è ovvio) e perciò devono solo essere aiutati e forniti degli strumenti necessari per riuscirci. Gli immigrati sono vittime di una diaspora che dura da tempo e durerà ancora a lungo, essendo i loro paesi devastati quotidianamente da guerra e fame, vanno dove riescono ad attraversare le frontiere e dove trovano un qualsiasi rifugio per sopravvivere. Questo è quanto.

La messa in sicurezza dei territori e degli edifici in rapporto ai rischi sismici ed alluvionali, quella si, sarebbe vantaggiosa e lungimirante, anche economicamente, nel senso che la prevenzione costerebbe meno delle ricostruzioni, questo s'intende se il denaro venisse effettivamente utilizzato per lo scopo cui è destinato ufficialmente, benché già sappiamo che non sempre è così. Anche qui bisogna comunque provarci: oggi è una tragedia degli altri, domani potrebbe essere la nostra. Informare sui rischi dei diversi territori e sui costi della messa in sicurezza, documentarsi su questo, piuttosto che delirare su complotti e flagelli divini... 

Non voglio aggiungere altro: lascio ciascuno al dialogo con la propria coscienza.


Commenti

  1. parole sacrosante le tue, Sfinge.
    Le condivido in pieno! Ora, sorgono ovunque come funghi, numeri di conti correnti e associazioni a cui fare offerte pro terremotati. Ovunque c'è la possibilità di offrire denaro o oggetti di prima necessità. Ma il dubbio che vadano tutti a buon fine lo abbiamo anche noi in famiglia.
    La tua amarezza di fondo è la nostra. Troppi esempi negativi abbiamo avuto negli anni passati, nelle passate tragedie.
    E'giusto continuare a sperare che le cose siano diverse, è umano, ma è anche umana la diffidenza verso chi ci specula sulle tragedie altrui.

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    1. Ci proviamo Patricia: questa è comunque e malgrado tutto, la scelta giusta!

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  2. Come ho scritto da Patricia, i vigliacchi approfittano sempre delle disgrazie degli altri, aggiungendo strazio e dolore ad altro strazio e dolore.
    Oggi è il giorno del pianto e della speranza di trovare qualcuno ancora vivo, non c'è spazio per le speculazione. Oggi è il giorno del rispetto!
    Un abbraccio

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    1. Così dovrebbe essere Ofelia, ma le cose nella realtà difficilmente vanno come dovrebbero...

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  3. Ciao Sfinge,
    mio figlio è appena rientrato da una riunione convocata d'urgenza dalla Consulta del Volontariato del nosrto Comune ( vecchiano, Pisa).
    Ha riferito di tanto disorientamento, ma anche di un progetto ancora embrionale per attivare la catena degli aiuti: conosco i rischi che descrivi riguardo al buon fine di molti gesti di solidarietà, ma è l'unico modo per tendere una mano.
    Un abbraccio
    Marilena

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    1. Lo so Marilena: anche qui infatti le persone di buona volontà si stanno muovendo in questo senso.

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  4. Sarebbe bello che questa volta gli aiuti arrivassero davvero a destinazione, senza essere dirottati altrove o nelle tasche di chi disgraziato non è.
    Sarebbe un segno che l'Italia sta cambiando. La speranza è l'ultima a morire, per fortuna!
    Bel post.
    Marina

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    1. Grazie Marina: le persone umane esistono, ne sono convinta.

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  5. Cara Sfinge mi ritrovo molto nelle tue parole e mi sento di condividerlo.
    Queste tragedie che ci colpiscono più da vicino ci fanno fare il punto su tante cose.

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    1. Vero quello che dici, purtroppo i "bilanci" li facciamo spesso "dopo".

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