Fine stagione: utero in saldo

Così il 22 Settembre avremo il #fertilyday: giornata di sensibilizzazione istituita dal Ministero della Salute per i cittadini italiani sul problema della denatalità in Italia. Gli eventi si svolgeranno a Roma, Bologna, Catania e Padova e prevedono "tavole rotonde" di discussione e confronto sul tema, nonché allestimento di "villaggi della fertilità" dove verranno offerti screening e consulenze. Lo scopo dichiarato dal Ministero è di valorizzare la genitorialità, allertare sui rischi della denatalità in Italia ed informare sulle condizioni e sui disturbi che possono causare infertilità negli uomini e nelle donne. Quello che ha generato polemiche sono i messaggi trasmessi dalle "cartoline" diffuse dal Ministero per pubblicizzare l'iniziativa nei media: in particolare i ripetuti inviti a sbrigarsi, perché da giovani è meglio e non si resta fertili per sempre: insomma ci sarà la menopausa e l'età "avanzata" rappresenta un fattore di rischio in gravidanza.

Nel mondo animale la stagione degli amori è la primavera e non senza motivo, come del resto per ogni altra cosa della natura: la primavera è la stagione più ricca di risorse alimentari, per cui figliando in primavera ci sono buone probabilità di poter nutrire e garantire la sopravvivenza della prole. Alcune specie uccidono tutta o parte della cucciolata nei periodi di carestia: più pietosamente della specie umana non lasciano i loro piccoli morire di stenti (muoiono per fame nel nostro mondo 3,1 milioni di bambini all'anno, secondo il WFP). 

Sotto il profilo logico (e naturale) il miglior incoraggiamento alla natalità italiana consisterebbe quindi nel riuscire ad offrire ai giovani lavoro, indipendenza economica, autonomia ed infine tutela lavorativa e sociale della maternità. Una considerazione banale alla portata di tutti: la stragrande maggioranza delle IVG infatti, sono conseguenza della incapacità economica di far fronte alla maternità, circostanza rispetto alla quale fino ad oggi la società non si è mai assunta alcuna responsabilità. Dunque i figli sono un bene sociale, ma se li fate fateli a vostre spese, del resto, volendo entrare nel merito, a spese di chi? La salute, il corpo, il tempo, la realizzazione lavorativa, l'indipendenza, in una parola: la vita delle donne.

Che alcol, fumo, farmaci e veleni vari (incluse le tante forme di inquinamento atmosferico e delle acque, nonché le tante adulterazioni alimentari ed il cibo spazzatura) possano nuocere al concepito lo sanno tutti, per chi invece non lo sapesse ci sono gli specialisti che seguono le gravidanze, ci sono i corsi preparazione alla nascita e via dicendo: esistono diversi canali di informazione sull'argomento, ma per fare figli bisogna credere nel futuro. Niente futuro, niente figli. La cosa è risaputa, scontata, lapalissiana. Ma allora che senso ha il #fertilyday? Soprattutto perché? Abbiamo paura di disperdere il nostro prezioso patrimonio genetico sotto le ondate migratorie che caratterizzano questo periodo storico? Abbiamo necessità di restaurare l'atavico ruolo sociale delle donne? Secondo il WFP se le donne potessero accedere alle risorse economiche come gli uomini, avremmo 150 milioni di affamati in meno sulla terra, casomai quindi, a voler risolvere i problemi davvero, il potere alle donne bisognerebbe darlo, non toglierlo.

"L'utero è mio e lo gestisco io": metti che io donna rivendichi il diritto di scegliere se avere figli o meno ed anche, nel caso la mia scelta fosse positiva in tal senso, quando averli. Metti che io voglia avere la possibilità di studiare prima, di inserirmi nel mondo del lavoro, di rendermi indipendente e di trovarmi in condizioni di poter mantenere e dare un futuro a mio figlio. Che angoscia questo orologio della fertilità! Tic-tac, tic-tac... Che faccio? Mi sposo a 20 anni con uno giocoforza più vecchio e "studiato" di me, che mantiene me e mio figlio, sentendosi in diritto (come contropartita della mia dipendenza economica e della mia ignoranza) di asservirmi, disprezzarmi ed umiliarmi per tutta la vita? Ma non l'abbiamo già visto questo film? E non ce ne stanno già propinando infinite repliche in ogni parte del mondo? Tic-tac, tic-tac. E sono pure finite le vacanze, della serie: fratello ricordati che devi morire... 

Si, per carità, la fertilità è un discorso che riguarda anche gli uomini, ma diciamo la verità: a loro non si richiede quale impegno, quelli ci condiscono giusto con un pizzico di DNA e via. Le abitudini,  lo stile di vita e la salute della donna restano centrali per garantire la buona salute del piccolo e la gravidanza comporta una trasformazione psicofisica ben più critica di quella adolescenziale. Magari non siamo pronte: ci hanno maltrattato troppo a lungo, tutti ad impadronirsi e spartirsi questo ventre prodigioso, che era (o è?) proprietà del marito ed ora diviene un "bene comune". Un bene comune? Giù le mani prego...

Capisco che l'istinto di conservazione della specie sia un impulso forte, secondo solo all'istinto di sopravvivenza, ma  non ha futuro una società che non rispetta le donne perché la meraviglia della vita è la donna per intero e non le parti anatomiche del suo corpo, né la funzione riproduttiva artificiosamente dissociata dalla persona. La donna è una persona che ha diritto a vivere la propria vita (l'istinto di sopravvivenza esiste anche per lei) e solo se crede e quando arriva a credere in se stessa, nella vita e nella sostanziale bontà umana può sentirsi pronta psicologicamente a concepire. Bisogna essere ottimisti per decidere di avere figli: disoccupazione e tagli dei servizi essenziali non aiutano.  


Commenti

  1. Mia nonna avrebbe detto che i figli sarebbero arrivati solo quando ne avrebbero avuto voglia.
    Non ho figli e ne mai li ho desiderati, ma l'accanimento per avere a tutti costi un figlio proprio lo rifiuto a priori. Le donne non sono e non devono diventare fattrici da riproduzione forzata!
    Buon fine settimana

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    1. In alcune società e tribù primitive l'uomo senza figli veniva considerato un menomato, la donna che non partoriva figli, manco a parlarne, poteva essere ripudiata come moglie... La sopravvivenza della specie è un istinto naturale che assurge a valore sociale, ma questo valore è meno sentito nella nostra cultura e dovremmo chiedercene la ragione: cercare di capire prima di trovare i rimedi giusti. Per molte persone tuttavia vivere il ruolo genitoriale è un desiderio che implica il passaggio ad una piena maturità personale, ma spesso anche per queste persone non è facile avere figli a causa di una serie di condizioni sociali ed economiche poco favorevoli. Io non credo che mettere ansia alla gente (già crocefissa) sia una risposta adeguata, senza nulla togliere a chi figli non ne vuole, che se non altro può vivere in pace con se stesso, senza dover affrontare i messaggi contraddittori della nostra politica.

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  2. Con questo articolo hai toccato i punti nevralgici di questa situazione e sono pienamente d'accordo con tutto quello che hai detto. Il problema è che la società e lo stato non considerano tutti questi fattori uno di questi essendo anche nelle loro capacità di sistemare e parlo del lavoro e della sicurezza economica che ogni genitore vuole avere prima di procreare. Inoltre sono pienamente d'accordo anche con il concetto di maturità personale che la Sfinge ha avanzato nel suo commento. A presto!
    Flo di https://femeieastazi.blogspot.it/

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    1. Grazie Flò :-) come donna sono cose abbastanza scontate e condivisibili, credo, ma non le si ripete mai abbastanza: il potere a volte è ottuso...

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