Reale e virtuale: la vita ed il suo specchio

Quando, pochi anni  addietro, ho compiuto i miei primi passi nell'universo del web, credo di avere sperimentato per la seconda volta nella mia vita sensazioni che appartengono al mondo dell'infanzia: cose come stupore, scoperta, curiosità, gioia... tutto era nuovo per me ed una sorta di incontenibile eccitazione mi accompagnava nello stabilire contatti, scambiare opinioni, "conoscere" persone, proprio come avviene a chi si affaccia per la prima volta alla vita. Il mondo virtuale è una interfaccia di comunicazione che modifica la nostra esperienza sociale: conosciamo i pensieri e le opinioni di una persona (almeno quelli dichiarati) prima di annusarla e di visualizzarla fisicamente ed inoltre, del suo contesto di vita reale il più delle volte sappiamo più nulla che poco, eppure questa non è la differenza sostanziale tra la socialità reale e quella virtuale. La differenza sostanziale è un'altra.

Se io viaggio o vado in giro per il mondo posso conoscere altre terre, città, gente, costumi, abitudini di vita e modi di pensare, insomma posso AMPLIARE  i miei orizzonti di conoscenza ovvero l'area di consapevolezza del mio "io". Le nuove conoscenze in qualche misura produrranno alcune modifiche nella mia lettura di realtà e nel mio giudizio critico. Al contrario se io viaggio e vado in giro nell'universo del web il più delle volte il mio monitor funziona da specchio delle mie stesse opinioni, mi giunge la risonanza degli amici e delle pagine con ideologie ed interpretazioni simili alle mie, proietto i miei bisogni emozionali (in positivo ed in negativo) attribuendo determinate connotazioni ed odiando, amando, ammirando, adorando o disprezzando in base al mio bisogno affettivo, piuttosto che alle caratteristiche reali dell'altro o della "cosa" che riesco a percepire esterna a me ed infine, per dirlo in una sola parola: io posso giusto arrivare ad AMPLIFICARE il mio "ego" inteso come istanza narcisistica della personalità: parecchi non addetti ai lavori infatti, intendono così l'ego, benché non sia esattamente quello il suo primo significato.

Ora... tra AMPLIARE ed AMPLIFICARE, malgrado la radice comune dei due verbi, corre una considerevole differenza di significato: per ampliare è necessario spazio, per amplificare basta un megafono e si tratta di esperienze del tutto diverse anche e soprattutto sul piano soggettivo. Non voglio sostenere che quella virtuale rappresenti una visione distorta della realtà, ma semplicemente che essa rappresenti una diversa dimensione della realtà. Le due realtà, di solito parallele, possono  a tratti incrociarsi, sovrapporsi o aderire in determinate aree, in base anche al livello di consapevolezza ed all'utilizzo che riusciamo a fare della comunicazione via internet, ma muoversi in due dimensioni diverse conservando la propria coerenza, non sempre e non a tutti riesce: talvolta sfuggono i fulcri ed i punti di equilibrio. 

La vita reale si muove nelle coordinate spazio-tempo, quella virtuale manca dello spessore e rimane comunque bidimensionale: il tempo è una funzione del movimento (che a sua volta necessita di spazio per svilupparsi). Solo le cose vive sanno scandire il tempo, la pulsazione nel petto, il ritmo del respiro, l'infrangersi delle onde, il sorgere del sole... per questo probabilmente gli antichi pensavano che il sole ed il mare fossero creature viventi e divine, per questo alcuni ancora oggi pensano che l'universo intero propaghi la sua pulsazione vitale fino agli anfratti nascosti tra le pietre che ci vedono ripiegati su noi stessi (o chini sui nostri pc) ad innalzare barriere rassicuranti ed a disegnare sulle pareti della grotta (o sui nostri monitor) la rappresentazione di ciò che temiamo e desideriamo di più, fino ad occupare con queste nostre proiezioni tutto lo spazio della nostra mente e quello delle espansioni offerte oggi dagli strumenti informatici.

Questo meccanismo di AMPLIFICAZIONE può creare dipendenza, come accadde a Narciso, così tanto innamorato della propria immagine riflessa nell'acqua, da arrivare a distruggersi ed annegarvi per raggiungerla... Una metafora di quanto accade o può accadere immergendosi nelle acque paludose del mondo virtuale ha trovato una affascinante espressione artistica nell'opera cinematografica Bis ans Ende der Welt  di cui ho parlato alcuni anni fa in questo blog giusto per razionalizzare e stemperare le piccole (o grandi) delusioni, inevitabili in qualunque dimensione di realtà. Ci ripensavo in questi giorni e... socializzo la mia riflessione a beneficio di tutti gli amici che potrebbero trarne una propria utilità.  

Commenti

  1. Ciao Sfinge, io mi affaccio ora al mondo virtuale e per me è come una sorta di Paese delle Meraviglie, un flipper gigante dove tutto è veloce, amplificato, caotico e luminoso.
    Ma ho deciso che affronterò questa nuova avventura con occhio critico, tenendo sempre distinto il mondo reale da quello virtuale.
    Al momento il mondo virtuale mi serve per emergere dall'oscurità in cui ho vissuto per tutto questo tempo, è una sorta di coperta di Linus che mi permette di raccontarmi e proteggermi nello stesso tempo.
    A presto.

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    1. Si Ofelia, internet è un mondo meraviglioso: una miriade di persone e la possibilità di informarsi velocemente in tempo reale su qualsiasi argomento, per alcuni funziona anche da rifugio talvolta... Buon viaggio a te!

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  2. Davvero un'ottima riflessione, non l'avevo mai guardata sotto questo punto di vista. Sarà perché io con Internet ci sono praticamente cresciuta ed è parte integrante del mio quotidiano. Mi permetto però di dare un consiglio a chi si è avvicinato da poco al mondo del web: è vero, è una risorsa fantastica, ma è piena zeppa d'insidie di ogni tipo! Occhio ;)

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    1. Ciao Ortica, il web è una risorsa ed uno strumento di comunicazione: io non uso più i dizionari cartacei ormai ed anche le notizie ed i giornali li leggo on line. Quello che evidenziavo è la modificazione in-formativa (e quindi anche formativa) nonché comunicativa, generata dagli algoritmi dei social e dei motori di ricerca: se entro in una libreria troverò i libri di tutti gli autori, conosciuti e sconosciuti, che amo e che odio, ma se cerco un romanzo su google, il motore mi selezionerà automaticamente il tipo di narrativa per la quale ho dimostrato gradimento e roba affine. Questo funziona bene sul piano del marketing, ma taglia una parte della mia possibilità di conoscenza del reale. Sul piano della comunicazione inoltre, l'immaterialità dei nostri interlocutori in parte preclude l'investimento affettivo, ma in parte lo altera in quanto le "maschere" i "nick" o i "personaggi" (n.b.: apposta dico PERSONAGGI e non PERSONE) si prestano più facilmente delle persone reali a funzionare da semplice schermo sul quale proiettare i nostri bisogni affettivi (abbiamo bisogno di un capro espiatorio? Di un modello? Di un mito? Di amore? Etc) piuttosto che rappresentare realmente l'altro da sé da comprendere, dopo aver fatto la "tara" delle proprie proiezioni...
      Insidie si di ogni genere, hai ragione: occorrerebbe un decalogo di precauzioni da utilizzare a prescindere :-) Grazie per il tuo contributo. A presto.

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