La coerenza: un brutto vizio

Quando si parla di coerenza tutti sono portati a riempirsene i polmoni, la bocca e l'intero apparato fono-articolatorio ed i più ritengono che essa sia una sublime virtù ispiratrice di menti elevate ed animi nobili. Essere coerenti: che ammirevole capacità! Posseduta da pochi invero, ma degna di massima stima e rispetto. Voi mi chiederete: a che si deve codesta prosopopea palesemente tinteggiata di toni caricaturali? Ecco... amici ed amiche (sparuti fallowers sopravvissuti alle lunghe, nonché incoerenti pause di questo blog) a dire il vero la prima cosa che mi sovviene al riguardo e mi strappa un sorriso è  una  frase cardine di quel famoso libricino di Watzlawick:
"Sii fedele a te stesso"
Appunto!! Plaudirete voi, già mi sembra di sentirvi, ma sapete chi era Watzslawick? Si certo, uno psicologo birichino e simpaticissimo e sapete  anche in quale delle sue opere campeggia minacciosa questa asserzione? Un testo arguto e spassosissimo dall'inquietante titolo:
"Istruzioni per rendersi infelici"

La realtà non è affatto coerente, non lo è mai: la sua ricchezza sta nella imprevedibilità e nella contraddizione. Solo la matematica è coerente, ma, come si sa, è una pura astrazione, che ha una sua utilità sicuramente, ma di certo non rappresenta virtù e verità. La logica con la sua coerenza è solo uno strumento, una funzione che fornisce alcune chiavi di lettura ed interpretazione della realtà utili alla formulazione di ipotesi e quindi di previsioni. A cosa ci serve fare previsioni? Ci serve a sviluppare l'adattamento al reale e sopravvivere: ad esempio se io so ed ho sperimentato più volte che quando tira un certo vento si verifica una tempesta di mare allora non andrò a prendere la barca se sento quel vento e mi salverò la vita. Cosa ho fatto? Ho ipotizzato che la coincidenza e/o la successione temporale possano rappresentare un nesso causale: il vento causa la tempesta del mare oppure la stessa perturbazione meteorologica che porta quel tipo di vento è capace di produrre anche una tempesta di mare. Se la mia ipotesi è fondata è probabile che, rinunciando a prendere la barca, io mi salvi la vita. E dunque la logica con la sua coerenza non è affatto un valore trascendente, ma una semplice funzione di adattamento a questa realtà che ci  circonda: uno strumento insomma, come dicevo. Qualcuno di voi deve pur essersi accorto di quanto riesca ad essere  ottuso un computer che conserva una perfetta ed assoluta coerenza rispetto ai suoi parametri di programmazione, senza tener conto delle variabili impreviste non incluse nei suoi programmi... e già! E pensare che hanno spazi di memoria davvero invidiabili per qualunque essere umano...

Bene, mi obietterete voi, se le cose stanno così, comunque, allora la coerenza è una cosa buona! Certo che mi fate proprio faticare a spiegare le cose: a questo punto mi vedo costretta a partire dall'abc e tanto per cominciare andiamo a chiarire il significato della parola coerenza. Nel linguaggio comune ho visto usare  il termine coerenza come se fosse sinonimo di sincerità: toglietevelo dalla testa e cercate la parola sul dizionario!

La coerenza è una cosa  e la sincerità e l'onestà stanno da un'altra parte perché riguardano prevalentemente la sfera emotiva piuttosto che mentale e cognitiva. 

Secondo punto: la coerenza è un valore relativo, che si sviluppa in rapporto a determinati presupposti, ma non rispetto ad altri. Ad esempio se il signor Pingopallino tiene abitualmente condotte opportunistiche finalizzate alla propria  tutela personale ed al proprio tornaconto, evidentemente i suoi comportamenti saranno coerenti col fine che lo ispira, ma potranno non apparire tali rispetto ad altri valori e sistemi di misura. 

Terzo punto: se la coerenza è un aspetto della logica (quella lineare per inciso) allora bisogna saper usare la logica e per valutare la coerenza di uno sviluppo bisogna conoscere ed avere compreso a fondo i presupposti rispetto ai quali ciò che osserviamo dovrebbe risultare coerente. Vedete, la logica e l'astrazione sono belle cose, ma bisogna saperle usare. Per spiegarmi vi porterò l'esempio della generalizzazione impropria: in effetti infatti il primo passo verso le nostre capacità di pensiero astratto è rappresentato dalla generalizzazione. Io vedo un leone uccidere e divorare una gazzella e di conseguenza la prossima volta che mi capita di vedere un leone scappo, mi nascondo o cerco di mettermi in salvo perché mi figuro che potrebbe uccidermi e divorarmi come ha fatto con la gazzella. Cosa ho fatto? Ho generalizzato e da una situazione particolare sperimentata ho costruito nella mia mente una regola generale: -i leoni son predatori e potrebbero uccidermi-. In questo esempio ci ho indovinato (si, indovinato) ma se invece, ad esempio, vedo uno straccione borseggiare un tale e generalizzo: -tutti gli straccioni sono borseggiatori- allora ho sbagliato perché non tutti gli straccioni sono borseggiatori, benché la povertà materiale possa essere considerata una condizione di rischio e  come tale, favorente alcune condotte antisociali. Un corretto processo di generalizzazione richiede l'individuazione del nesso causale mentre la realtà che sperimentiamo è spesso casuale. Il sillogismo aristotelico, come alcuni di voi ricorderanno, va dal generale al particolare e non viceversa: tutti gli uomini devono nutrirsi (assunto generale) Tizio è un uomo (osservazione empirica) ergo tizio deve nutrirsi (deduzione). Molte persone utilizzano impropriamente la generalizzazione: se un immigrato delinque ne deducono, generalizzando impropriamente, che gli immigrati siano tutti delinquenti, il che dimostra che molte sono persone inabili ad utilizzare la logica ed il pensiero astratto, ma basta divagare, torniamo a noi!

In conclusione per coerenza dobbiamo intendere la capacità di utilizzare correttamente un criterio logico per concatenare, argomentare o dimostrare  un qualcosa, partendo da determinati presupposti. Tutto sta a capire e chiarire quali siano i presupposti...

La vita non è coerente, la natura non lo è ed ancor meno lo siamo noi: noi siamo qualcosa di infinitamente più complesso di uno schema logico e siamo quotidianamente tormentati da conflitti interiori, motivazioni e desideri contraddittori. Se noi volessimo ingabbiarci in un rigido schema logico finiremmo per ammalarci seriamente: se volessimo ad ogni costo perseverare in un comportamento o una relazione che ci causa malessere solo per essere coerenti con una parte di noi stessi e delle nostre motivazioni, risulteremmo ottusamente ed assurdamente coerenti come un computer che va in autocombustione perché il programmatore ha dimenticato di fornirlo di un feedback con comando di spegnimento automatico in caso di surriscaldamento. Non dobbiamo dimenticare che il fine è l'adattamento necessario al nostro benessere: la logica è solo un programma, noi siamo i programmatori...

Quanto poi a giudicare la coerenza di altre persone, beh sul piano logico non è difficile, purché si stabilisca rispetto a quali presupposti viene valutata tale coerenza: uno che ad esempio predica la moralità, ma poi è un pervertito, non è che sia incoerente, è un mistificatore ed è altra cosa... chiamiamo le cose col loro nome. Non bisogna aver paura delle parole.




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