Torre Del Greco: la polemica della balneabilità

Quelle di Torre Del Greco, ancora oggi, possono sembrare molto simili a tutte le altre spiagge della costa tirrenica: esse invece hanno una loro storia in parte naturale ed in parte (in)civile. In questi ultimi giorni se ne è parlato a proposito della estensione delle "balneabilità" a tutto il litorale cittadino da via Calastro alla intera litoranea. La notizia sotto il profilo formale è reale e verificabile, semplicemente consultando il sito del Portale delle Acque del nostro Ministero della Salute. In effetti tutto il lungomare dalla zona nord di Portici fino al confine tra Torre Del Greco e Torre Annunziata risulta balneabile. Nella nostra cittadina in particolare sono finalmente del tutto scomparse le ordinanze di divieto di balneazione e tutti i lidi hanno il loro bravo cartellino verde: dovremmo rallegrarcene, ma soprattutto: possiamo fidarci? Al riguardo non sono mancate polemiche nei social da parte di cittadini che hanno postato riprese video poco confortanti sullo stato delle acque torresi e comunque dopo tanti anni di divieti di balneazione, la gente rimane incredula.

Ad essere sinceri, divieto o non divieto i bagni dal porto alla litoranea sono sempre stati affollati: non tutti gli abitanti della zona, per vari motivi, hanno la possibilità di spostarsi altrove per andare al mare. I divieti di balneazione hanno favorito per diversi anni alcuni imprenditori e gestori di piscine e la costruzione di qualche ecomostro in cemento a strapiombo sul mare. Era forse un "business" il divieto di balneazione? O magari è un "business" adesso la concessione di balneabilità? In un paese dominato da tante esigenze di affarismo come non dubitare?

Una volta, non più di una cinquantina di anni fa, Torre Del Greco era la cittadina dove i napoletani agiati venivano in villeggiatura, un po' come Vietri sul mare per Salerno: era il luogo incontaminato più vicino alla città: la sabbia è sempre stata nera e ferrosa, come la nostra roccia vulcanica e veniva usata per le famose "sabbiature" curative di dolori ossei ed articolari, l'acqua era turchese presso la costa ed andava poi digradando nelle varie tonalità di azzurro, spingendosi al largo... Poi c'è stata la speculazione edilizia, palazzinari, soldi, costruzioni selvagge, scarichi abusivi, latitanza di qualunque piano urbanistico e insomma molte cose sono cambiate.

La spiaggia, in passato ampia, si è ridotta fino diventare un nastro striminzito, i fondali in diversi punti, specie laddove sono protetti dalle scogliere frangiflutti, sono vere e proprie discariche dove i bagnanti, ma anche gli sbocchi fognari abusivi, hanno lasciato depositare di tutto, la rena, una volta di granuli grossi è diventata polverosa e melmosa, probabilmente perché qualcuno, ma magari anche in parecchi, avranno risparmiato sullo smaltimento dei detriti edili e le acque del mare hanno cambiato colore. Niente piano urbanistico, niente rete fognaria: il "business man" tipico nostrano (quello di corte vedute per intenderci) era ovviamente interessato a  fare soldi, minima spesa (lavoro in nero e scarichi abusivi) e massimo guadagno (case che si possono vendere a caro prezzo, mentre strade e fogne sono un investimento in perdita).


Bene: ora in realtà, se si vuole cambiare direzione, il problema non è tanto il mare: il mare è in continuo movimento, si mescola e si rinnova, certo bisognerebbe far funzionare i depuratori, chiudere gli scarichi illegali e ripulire il fiume Sarno, ma questa è una roba che, almeno in parte, forse si sta cominciando a fare  e che comunque nel giro di una decina d'anni potrebbe essere compiuta. Il problema invece sono i fondali (chi mai dragherà i fondali?) il problema è la rena melmosa, perché la sabbia  non è come il mare, rimane immobile e rigenerarla dopo gli abusi che ci sono stati potrebbe richiedere anche centinaia, dico centinaia, di anni. Il problema non è la schiuma di superficie che compare quando ci sono molti bagnanti in acqua e molte barche al largo: quello è un falso problema.

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