Monti: più realista del re



La posizione del premier Mario Monti si viene via via definendo con sempre maggiore chiarezza: ripetutamente ha invitato Bersani a "tagliare le ali estreme" del suo partito (riferendosi a SEL): alcuni si sono perfino chiesti se questa ostilità di Monti  per Vendola sia tutta di natura politica o se invece il professore tema l'influenza della estrema ala nelle forze di governo in merito a riforme e diritti  degli omosessuali (tematica in merito alla quale la chiesa cattolica, di cui il premier cerca l'appoggio, ha già espresso posizioni molto ferme).

Ora, per non smentirsi, Mario Monti attacca anche la CGIL, rea di non avere firmato a suo tempo l'accordo sul lavoro condiviso dalle altre parti sociali.
Monti:  "(Nella riforma del lavoro) non siamo andati abbastanza lontani (a causa della CGIL) che è considerevolmente resistente al cambiamento".

In risposta
Bersani: "Un'organizzazione come la CGIL con 4 milioni di iscritti non puoi in premessa metterla fuori, dirti contro, è un sindacato, non un partito, è un elemento del paesaggio, è pericolosa una linea di questo genere. Caccia fuori in premessa un pezzo di Italia".

In risposta
Squinzi (presidente confindustria): "la CGIL non è un ostacolo alle riforme ed agli interventi di crescita".

Ora a Monti si deve il merito di essere una persona in grado di rispettare la dignità della immagine dovuta al suo ruolo istituzionale, anche se, a dirla fino in fondo, da questo punto di vista non era difficilissimo figurare meglio del suo predecessore Berlusconi.
Al di fuori di questo evidentemente Monti persegue una logica generata da una sorta di intellettualismo elitario, senza riuscire a scendere dalla cattedra.
Lui sale in politica come di solito nella sua vita è salito in cattedra.
Ciò che forse deve capire è che questa volta non tocca a lui fare l'esame agli allievi, ma toccherà agli elettori fare l'esame a lui ...




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