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Lo stupro normale

Sta facendo discutere molto in questi giorni l'infelice esternazione del giovane Abid Jee 24 anni, mediatore culturale dipendente di una cooperativa bolognese impegnata nell'accoglienza dei migranti. Nel post pubblicato in un italiano approssimativo sul proprio profilo facebook, l'uomo commenta i recenti fatti di Rimini ed esprime il suo punto di vista sullo stupro: "è un atto peggio ma solo all'inizio (...) poi la donna si calma e si gode come un rapporto sessuale normale".

Cose che uno potrebbe effettivamente chiedersi: ma ci è o ci fa? Perché, dico: è ovvio e lapalissiano che una buona parte degli uomini la pensino a quel modo e che lo manifestino quotidianamente nei comportamenti e nei giudizi, ma non lo espliciterebbero così verbalmente sulla pubblica piazza e per iscritto per giunta! Ovvio, è un immigrato, a giudicare dall'italiano traballante, ed è giovane, dice cosa pensa senza tenere conto delle considerazioni di opportunità e delle ipocrisie proprie di ogni civiltà culturalmente evoluta o anche involuta e decadente... (lascio a voi l'ardua sentenza).

Ma chi "gode" Abid? L'uomo gode, specie se è un maiale (senza offesa per i maiali) uso a considerare il fallo uno strumento di potere e di offesa, come la spada o la pistola, universalmente riconosciuti (non a caso) come simboli fallici. A ben leggere, in quel "si gode" non è scritto affatto che sia la donna a godere ed infatti quando mai la donna dovrebbe poter essere considerata soggetto di azioni, volontà o sentimenti? La donna il sesso lo subisce: è una violenza ed una umiliazione alla quale soggiace senza fiatare per dovere coniugale, se si tratta del marito (e per assicurarsi che sia proprio solo dolore ed umiliazione è sempre utile infibularle da bambine, condizionarle mentalmente, intimidirle col disprezzo sociale riservato alle puttane, che godono o... fingono? Ah queste donne!). Certo se viene stuprata lei fa un po' di storie, ma poi la smette di dare fastidio infine, a penetrazione avvenuta, quando ormai la violazione è stata compiuta e non c'è più speranza di fermarla. Così tutto diventa normale e l'uomo può godersi il sesso ed il possesso della sua preda.

Quanti uomini (e, ahimé, donne) la pensano così? Quante vittime di stupro sono state processate al posto dei loro aguzzini ed hanno visto mettere in piazza ogni dettaglio della propria vita privata ed intima passata e presente per giustificare uno stupratore? Era nuova di zecca? L'usato, si sa, perde valore... Era illibata? Quanti uomini ha conosciuto? Ha goduto? Si è ribellata? Vi sono lesioni che dimostrino l'avvenuta ribellione e la lotta? Nulla di questo? Forse è stata drogata? Era drogata? Se l'è cercata? Era in abiti succinti? Ha civettato? Vorrà estorcere denaro? Non si vergogna a denunciare?

La "calma" del cedimento e della rinuncia (ma te l'hanno raccontata o è una tua esperienza, Abid?) di fronte all'ineluttabile può essere orrore, sgomento, terrore paralizzante: tante cose può essere, ma certo non desiderio, se non l'angosciosa tensione che sia finita il prima possibile.






Commenti

  1. Provassero a violentare lui? Forse capirebbe qualcosa di più.
    Lo stupro è stupro, è reato, violenza, senso e voglia di potere, istinti da predatore.
    In questa società involuta e decadente, che sta ritornando alla preistoria, bisogna difendersi ancora più di un tempo .
    Non esiste stupro di serie a oppure b. Esiste la violenza primordiale del maschio che torna a galla

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh Patricia... in carcere non è infrequente che un giovane diventi la concubina di qualcuno... immagino possa essere dura, poi certo: uno si calma... ma non auguro il male a nessuno: in parecchi casi è proprio solo ignoranza, mentalità, cultura ed insensibilità anche, perché sennò uno capirebbe a prescindere!

      Elimina

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