23 anni dall'omicidio di Paolo Borsellino

Tra le polemiche  nate sullo scoop dell'Espresso, che rivelava particolari vergognosi su di una presunta intercettazione telefonica tra il governatore siciliano Crocetta ed il suo medico, Tutino (arrestato il 29 giugno per truffa) si sono svolte oggi al Palazzo di giustizia di Palermo, le cerimonie di commemorazione di Paolo Borsellino. Presenti il presidente della repubblica, Mattarella, e tutte le maggiori autorità dello stato: mancava solo il governatore Crocetta.
Secondo la versione dell'Espresso, Tutino avrebbe espresso in un colloquio telefonico col governatore della regione il suo odio per Lucia Borsellino (assessore regionale alla sanità) concludendo senza mezzi termini che la signora in questione andava "tolta di mezzo", come suo padre: un'uscita quanto meno infelice alla quale avrebbe fatto riscontro dall'altra parte del telefono il silenzio assordante di Crocetta.

La Procura ha smentito l'indiscrezione della stampa, ma l'Espresso insiste sulla fondatezza delle proprie fonti, tuttavia il problema non è la frase intercettata in se stessa.
Come ha spiegato il fratello, Manfredi Borsellino, Lucia, che si è dimessa dal suo incarico in Regione il 30 giugno, dopo l'arresto di Tutino, era da tempo bersaglio di malumori e frecciate velenose nell'ambito  della politica locale, sicché  la  frase intercettata non ha suscitato in lei, né nel fratello che era al corrente della situazione alcuna meraviglia.

Matteo Tutino è uno che ha saputo cavalcare la preziosa amicizia con il politico Crocetta e, non pago di essere stato favorito nell'ottenimento di un primariato, si era messo a fare, a spese della sanità pubblica, interventi estetici, facendoli passare per  operazioni indicate e necessarie sul piano medico in modo da renderli perciò rimborsabili dal SSN: una truffa in piena regola insomma.

L'assessore alla sanità deve essersi trovata in difficoltà ed imbarazzo, comprensibilmente, trattandosi di persona insolitamente onesta. Non correva buon sangue ed infine Lucia Borsellino ha deciso di dimettersi: "non ce la faceva più" secondo le parole del fratello Manfredi.
Uno scorcio certamente molto istruttivo su come può essere gestita la cosa pubblica e soprattutto il denaro pubblico da chi occupa i punti chiave del potere, perché certo il malaffare non si identifica soltanto nei nomi e nei volti dei vari delinquenti che vengono arrestati, ma soprattutto nell'abitudine di gestire la responsabilità non come servizio, ma come abuso, dal piccolo al grande, dalle piccole amministrazioni delle periferie ai governi regionali fino ai vertici dello stato.
In quest'ottica, quali che siano le asserzioni di facciata, la persona onesta è scomoda, terribilmente scomoda e va fatta fuori con ogni mezzo.
Difficilmente si permette alle verità di emergere ed a 23 anni dalla strage di via D'Amelio, avvenuta il 19 luglio del 1992, non è ancora fatta completa chiarezza sulla tragica vicenda.

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