L'avanzata dei deserti sulla terra mette a rischio l'Italia del sud

In occasione della Conferenza in programma per oggi alle 14,30 all'Expo di Milano, intitolata appunto:
"Siccità, degrado del territorio e desertificazione del mondo" torna di attualità il problema della desertificazione della superficie terreste. Si tratta di un deterioramento ambientale che  coinvolge anche l'Italia, dove, secondo l'informativa del nostro Cnr, sarebbe a rischio un quinto, quindi circa il 20%, dell'intero territorio nazionale, con la più elevata concentrazione delle zone a rischio (il 41%) nel Mezzogiorno d'Italia.

La siccità che rischia di colpire zone estese della nostra superficie terrestre rappresenta un problema mondiale alla base di un ampio dibattito nell'ambito della comunità scientifica e recentemente è stata argomento di uno studio specifico condotto negli USA e pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters centrato sul rischio di desertificazione in California, dove viene rilevato che la progressione delle aree desertificate ha registrato un incremento notevole nel 2014, risultando la più grave rilevata tra il 1895 ed il 2014.

Per quello che riguarda il nostro paese il rischio più elevato è presente in Sicilia, dove il 70% delle terre sono da considerarsi a rischio di desertificazione, seguono il Molise (58%) la Puglia (57%) e la Basilicata con il 55% di superficie a rischio di trasformarsi in deserto. Altre regioni come la Campania, la Sardegna, l'Umbria, l'Abruzzo, le Marche e l'Emilia presentano un rischio compreso tra il 30 ed il 50%.
Si tratta di cambiamenti che avvengono nel corso di lunghi periodi di tempo, ma che sembrano accelerare negli ultimi anni: secondo le previsioni degli esperti, entro il 2100 al termine del XXI secolo, le temperature nei paesi del Mediterraneo aumenteranno mediamente di 4-6 gradi e vi sarà una netta riduzione delle piogge soprattutto nella stagione estiva, questa situazione avrà come conseguenza la siccità di queste zone.

Le condizioni ambientali avverse potrebbero rendere invivibili ampi territori, condizionando l'acuirsi dei flussi migratori, già attualmente drammatici: i migranti di oggi fuggono non solo dalle guerre, ma anche da terre ormai inaridite, dove non è più possibile vivere,  sarebbero in effetti dei rifugiati ambientali.
Rallentare l'avanzata dei deserti è più difficile di quanto non sia intervenire sui cambiamenti climatici: per questi infatti può bastare puntare sulle energie rinnovabili, mentre per fermare la desertificazione non solo è necessario rallentare il riscaldamento della terra, ma anche cambiare radicalmente le politiche di gestione dei territori, puntando sulla conservazione degli ecosistemi naturali, piuttosto che sulla cementificazione selvaggia di aree sempre più estese: la "conca di sabbia" vale a dire la scomparsa di qualunque forma di vita in una determinata area, sarebbe il punto di non ritorno, che si colloca ancora oltre l'idea di deserto, che comunque ha un suo ecosistema con le sue forme di vita, la conca di sabbia è l'ultimo gradino del deterioramento della superficie terrestre, una situazione che la natura non sa creare, ma che invece l'uomo potrebbe creare.




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