Un orario lavorativo oltre gli standard aumenta il rischio di infarto ed ictus

Un orario di lavoro faticoso e prolungato costituisce un fattore di rischio soprattutto per accidenti cerebrovascolari ed in minore misura per malattie coronariche: questo è quanto risulta da un ampia revisione di casistica, che ha messo a fuoco specificamente la variabile, orario di lavoro settimanale.
I risultati sono pubblicati su The Lancet: nella casistica sono stati inclusi i dati provenienti da 25 diversi studi effettuati in Europa, USA ed Australia, comprendendo complessivamente 603.838 individui di entrambi e sessi, che alla valutazione di partenza non presentavano alcuna diagnosi di malattia coronarica ed inoltre 528.908 soggetti sia uomini che donne senza alcuna diagnosi di patologia cerebrovascolare alla partenza.

Per la malattia coronarica sono state seguite 5,1 milione di persone annualmente con durata media del follow up di 8,5 anni nel corso dei quali sono stati registrati 4.768 eventi avversi, mentre per l'ictus sono state seguite 3,8 milioni di persone annualmente per una durata media di 7,2 anni e 1.722 eventi avversi.
Si è studiata l'associazione tra l'orario di lavoro settimanale e la frequenza di malattie vascolari, l'orario standard fissato a 35-40 ore settimanali, quello pesante dalle 55 ore settimanali e più.
Nei risultati appare significativa l'associazione tra orario di lavoro prolungato ed ictus, mentre è meno rilevante la correlazione con le patologie coronariche.
Secondo gli autori questo risultato indica la necessità di tenere sotto attento controllo  i fattori di rischio per malattie vascolari nelle persone che svolgono un orario lavorativo particolarmente pesante e prolungato.

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