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Gaza: 24 ore di tregua

La terra promessa dei sionisti, quella dove secondo i sacri testi avrebbe dovuto scorrere latte e miele è ormai da quasi 70 anni una terra dove continua a scorrere solo sangue, per lo più sangue innocente di civili inermi, intere famiglie, donne e bambini, che non possono scappare né per mare, né per terra perché i confini sono bloccati, tanto da far risuonare come una sorta di perversa beffa l'accusa che Netanyahu continua ad accampare contro Hamas: secondo il leader israeliano infatti loro dicono alla gente di scappare fuori dalle proprie case, mentre Hamas li esorta a restare per usarli come scudi umani. Peccato però che Netanyahu ometta di aggiungere che le vie di fuga sono chiuse: nessuno può uscire dalla Palestina e nessun luogo in Palestina è sicuro.
Non sono sicuri gli ospedali, le organizzazioni umanitarie, le scuole. 

La situazione degli ospedali è stata esaminata nei giorni scorsi dall'OMS e la maggior parte risultano distrutti o seriamente danneggiati, tanto da non consentire una assistenza medica adeguata alle popolazioni colpite. Del 23 luglio l'ultimo invito OMS:

"In linea con il diritto internazionale umanitario, l'OMS esorta tutte le parti a rispettare e proteggere le strutture sanitarie, del personale e dei pazienti"

Il 24 luglio viene colpita dai bombardamenti israeliani una scuola dell'ONU dove molti si  erano rifugiati: 17 i morti, di cui parecchi bambini  ed un membro dello staff delle Nazioni Unite, 150 i feriti.
Non è la prima scuola colpita. Israele li invita a scappare, ma dove devono scappare i palestinesi?
Oggi, dopo tre settimane di bombardamenti ed occupazione, il bilancio delle vittime nella striscia di Gaza, trasmesso da fonti palestinesi è di 1040 morti, 6.000 feriti, 170.000 sfollati e 500 case distrutte. 

Le Nazioni Unite, riunito d'urgenza il consiglio di sicurezza durante la scorsa notte, tentano di imporre un cessate il fuoco umanitario per le prossime 24 ore, corrispondenti alla celebrazione dell'ultimo giorno del Ramadam.
Hamas ha accettato. L'appello ONU arriva poco dopo la richiesta del presidente statunitense Obama a Netanyahu per un cessate il fuoco "incondizionato ed immediato"

Hamas non condivide i  principi della mediazione egiziana, ma rimarca come una vittoria il fatto che i militari israeliani hanno dovuto colpire alla cieca ed indiscriminatamente senza riuscire ad eliminare le basi militari di Hamas. Si legge in un editoriale di Al Jazeera:
"L'esercito israeliano appare oggi al mondo come una farsa, capace solo di colpire civili innocenti e le case" (intendendo con ciò significare: ma non di smantellare i centri militari della resistenza palestinese).

La "fragile tregua" secondo le fonti locali sarebbe già stata violata da alcuni scontri ad est ed a nord della striscia di Gaza: vengono riferiti bombardamenti su terreni agricoli a Beit Lahiya ed ad est di Jabalya.
Gli israeliani, che contano a loro volta una cinquantina di caduti, di cui 47 militari, non sono convinti della proposta di mediazione avanzata nei giorni scorsi da Kerry, segretario  di stato USA, ma neanche della risoluzione ONU, mentre Hamas non condivide diversi punti della proposta egiziana, che vorrebbe riformulata con considerazione delle proprie richieste (lo sblocco dei confini, l'estensione delle aree di pesca, la liberazione dei prigionieri palestinesi) per cui la situazione continua, malgrado la tregua a rimanere molto tesa e la risoluzione non sembra vicina.



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