Segnali positivi: in crescita i nuovi contratti di lavoro e la produzione industriale

Continuiamo a parlare di crisi e di lavoro: ricordiamo tutti che appena il 30 aprile scorso, una decina di giorni fa, proprio alla vigilia della festa del lavoro, l'Istat ha diffuso un dato poco confortante sulla crescita della disoccupazione (tasso del 13% con aumento nei 12 mesi del + 4,4% e disoccupazione giovanile al 43,1%) tuttavia pochi giorni fa, l'8 maggio, la stessa Istat ci ha fatto sapere di un timido aumento della produzione industriale in marzo (+ 0,4% rispetto al mese precedente, + 0,3% nel confronto trimestrale col trimestre precedente, ma - 0,1% nel confronto col medesimo periodo dell'anno scorso): in effetti fin qui si tratta di variazioni poco significative e rispetto alle quali è necessario attendere che venga a definirsi un andamento tendenziale, prima di esprimere giudizi.
Il dato invece comunicato oggi dall'Inps e del tutto in controtendenza rispetto all'aumento della disoccupazione consiste nell'aumento del numero di contratti di lavoro stipulati nel 1° trimestre 2015, decisamente in aumento nel confronto con lo scorso anno.

Stando ai dati Inps, nel 1° trimestre 2015 sono decisamente aumentate le assunzioni a tempo indeterminato, che aumentano in valore assoluto di + 91.277 mentre sono diminuiti i contratti a termine con  un - 32.177 ed i contratti di apprendistato con - 9.188, sottraendo gli ultimi due valori dal primo se ne deduce che vi sono state 49.972 nuove assunzioni in più, per le altre si è trattato di trasformazioni di rapporti di lavoro già esistenti.
Il numero totale di assunzioni a tempo indeterminato per il 1° trimestre 2015 è di 470.785 con un aumento del 24,1% rispetto al primo trimestre 2014.
Le assunzioni o trasformazioni di contratto di marzo 2015 fruiscono per il 57% dell'esonero contributivo triennale stabilito con jobs act.
Sull'altro versante i licenziamenti (ovvero cessazioni di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, a termine e di apprendistato) sono stati complessivamente 1,012.389 milioni, in riduzione dell'11,8% rispetto al corrispondente periodo del 2014, quando ne erano state registrate 1,148.073 milioni.

L'interpretazione dei dati non è semplice: come può accadere che i contratti di lavoro aumentino, i licenziamenti si riducano, ma al contempo cresca la disoccupazione e diminuiscano gli occupati?

Il numero di occupati mensili (stando alle tabelle Istat) a marzo 2015 è 22.195.000, cioè 58.000 in meno rispetto a febbraio, 109.000 in meno rispetto a gennaio e 111.000 in meno rispetto a dicembre 2014, ma anche 69.000 in meno rispetto a marzo 2014, con un calo quindi sia congiunturale che tendenziale.
Si potrebbe pensare ad una regolarizzazione di rapporti di lavoro anomali (il famoso lavoro in nero) o al fallimento dei piccoli lavoratori autonomi (commercianti, liberi professionisti e piccole imprese) non registrati con contratti da lavoro dipendente.
Quale che sia la natura del fenomeno, questo richiederà necessariamente una riflessione ed una analisi: può darsi che una parte dei rapporti  di cosiddetta consulenza (di fatto dipendenza) siano transitati nel calderone del contratto triennale con esonero contributivo, certo solo una parte, ma non tutti, visto il calo complessivo dell'occupazione, può darsi anche che molti piccoli commercianti abbiano finito per chiudere i battenti e siano quindi andati ad ingrossare le file dei disoccupati: la crisi si sa, schiaccia i più piccoli.


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