La dipendenza: spunti di riflessione.
05/04/2013

Oggi, cari amici, mi è venuta quella voglia irrefrenabile di sproloquiare tra il serio ed il faceto, ed imbastire di quei discorsi che son privi di fondamento scientifico e razionale, ma svolazzano tra i massimi sistemi, mettendo insieme in bislacche associazioni oniriche, analogiche e come cavolo si voglia, pensieri ed immagini tra i quali e le quali i collegamenti dovrete proprio andarveli a cercare: e buona fortuna! C'è di buono che quando uno fa così rischia non solo di produrre qualcosa di creativo, ma se incappa in qualcun altro che tenta di interpretare, c'è pericolo perfino di riuscire ad indurre un pensiero creativo, perché, come dicevo: se proprio vorrete cogliere un filo logico dovrete andarvelo a cercare.
Bene, con questa disposizione d'animo mi accingo ad affrontare un tema di scottante attualità, ovvero: la dipendenza, possiamo anche parlare delle dipendenze, in quanto è ovvio che le dipendenze dipendono dalla dipendenza, né potrebbero esistere queste senza quella.
L'assunto filosofico implicito in questa asserzione è che l'alcol, le sostanze psicoattive, internet e videogiochi, il cibo, le relazioni affettive (con qualche distinguo e specificità riferita a queste ultime) non sono quelle che di per sé inducono dipendenza, ma sono soltanto particolari semi di piante dannosamente parassitarie, le quali hanno la peculiarità di riuscire ad attecchire soltanto in determinati tipi di terreno.
Da questo se ne deduce che è inutile tormentare il cervello con interventi laser e sostanze chimiche per debellare questo o quel tipo di dipendenza (che tanto poi all'una si può sostituire tranquillamente un'altra) ma sarebbe molto più proficuo ed economico prendere in considerazione le caratteristiche chimico fisiche del terreno per eventualmente provare a bonificarlo, rendendolo così inadatto a certe colture tanto dannose.
Cosa non farebbe l'essere umano pur di non mettere in discussione se stesso! Eccoli a cercare il mediatore chimico responsabile! Ma scherziamo?? Anche in una semplice contrazione muscolare si liberano mediatori chimici nelle sinapsi e nella placca neuromuscolare: vorremo forse sostenere che il movimento del braccio non è stato comandato dalla nostra volontà, ma è dovuto al mediatore?
Vabbè che quando si parla con terminologie scientifiche nessuno ne capisce niente e di conseguenza diventa fin troppo facile disquisire su chi sia nato prima se l'uovo o la gallina.
Un pò di buon senso casalingo talvolta aiuterebbe ...
La dipendenza esiste, esiste sempre in ogni essere umano, ma potremmo dire anche nell'equilibrio ecologico universale, quindi cominciamo a non temere e non demonizzare la dipendenza in quanto tale: il problema non è eliminarla, il problema è gestirla.
Siamo uno strano miscuglio noi di individualità ed universalità.
Dipendiamo dal cibo, dall'aria e dall'acqua per la nostra sopravvivenza fisica.
Dipendiamo dalle relazioni sociali, dall'affetto, dalla comunicazione ed insomma dalla intensità, frequenza e qualità delle nostre interazioni col mondo esterno, per la nostra sopravvivenza mentale ed emotiva.
Quando stabiliamo una dipendenza da qualcosa d'altro probabilmente stiamo soffrendo di una qualche disfunzione in una delle nostre aree, per così dire "fisiologiche" di dipendenza.
Naturale: a volte questo è evidente, se uno è bulimico infatti, è chiaro che ha una dipendenza patologica dal cibo. Tutti siamo dipendenti dal cibo, ma lì la qualità e la misura della dipendenza fanno la patologia.
Lo stesso vale per le dipendenze affettive patologiche: tutti dipendiamo dall'affetto, dalla solidarietà e dalla stima di chi ci circonda, ma se vogliamo, come si suol dire, "conservare la relazione ad ogni costo" quella è dipendenza patologica.
Naturalmente se parliamo di alcol, tabacco, psicofarmaci (drugs, in lingua anglosassone, siano essere controllate dal ministero della sanità o illegali) ci sembra di star parlando di qualcosa d'altro, ma siamo sicuri?
Vero è che ogni dipendenza contiene una sua specificità: se uno è dipendente da benzodiazepine, ad esempio, di certo non si connota con lo sfondo trasgressivo e "culturale" di uno che è dipendente da cannabis, tanto per dire.
Avviene qualcosa di analogo anche nei disturbi fobici: ciascuna fobia contiene una propria specificità simbolica, ma rimane pur sempre una fobia.
Esistono caratteristiche comuni a ciascuna di queste condizioni, tali da giustificarne la inclusione in una determinata categoria.
Ci rimane quindi da esaminare queste comuni caratteristiche, ma mi asterrò dal farlo questa sera: riprenderemo l'argomento alla prossima occasione. per oggi chi vuole ha già abbastanza da pensare ...

Oggi, cari amici, mi è venuta quella voglia irrefrenabile di sproloquiare tra il serio ed il faceto, ed imbastire di quei discorsi che son privi di fondamento scientifico e razionale, ma svolazzano tra i massimi sistemi, mettendo insieme in bislacche associazioni oniriche, analogiche e come cavolo si voglia, pensieri ed immagini tra i quali e le quali i collegamenti dovrete proprio andarveli a cercare: e buona fortuna! C'è di buono che quando uno fa così rischia non solo di produrre qualcosa di creativo, ma se incappa in qualcun altro che tenta di interpretare, c'è pericolo perfino di riuscire ad indurre un pensiero creativo, perché, come dicevo: se proprio vorrete cogliere un filo logico dovrete andarvelo a cercare.
Bene, con questa disposizione d'animo mi accingo ad affrontare un tema di scottante attualità, ovvero: la dipendenza, possiamo anche parlare delle dipendenze, in quanto è ovvio che le dipendenze dipendono dalla dipendenza, né potrebbero esistere queste senza quella.
L'assunto filosofico implicito in questa asserzione è che l'alcol, le sostanze psicoattive, internet e videogiochi, il cibo, le relazioni affettive (con qualche distinguo e specificità riferita a queste ultime) non sono quelle che di per sé inducono dipendenza, ma sono soltanto particolari semi di piante dannosamente parassitarie, le quali hanno la peculiarità di riuscire ad attecchire soltanto in determinati tipi di terreno.
Da questo se ne deduce che è inutile tormentare il cervello con interventi laser e sostanze chimiche per debellare questo o quel tipo di dipendenza (che tanto poi all'una si può sostituire tranquillamente un'altra) ma sarebbe molto più proficuo ed economico prendere in considerazione le caratteristiche chimico fisiche del terreno per eventualmente provare a bonificarlo, rendendolo così inadatto a certe colture tanto dannose.
Cosa non farebbe l'essere umano pur di non mettere in discussione se stesso! Eccoli a cercare il mediatore chimico responsabile! Ma scherziamo?? Anche in una semplice contrazione muscolare si liberano mediatori chimici nelle sinapsi e nella placca neuromuscolare: vorremo forse sostenere che il movimento del braccio non è stato comandato dalla nostra volontà, ma è dovuto al mediatore?
Vabbè che quando si parla con terminologie scientifiche nessuno ne capisce niente e di conseguenza diventa fin troppo facile disquisire su chi sia nato prima se l'uovo o la gallina.
Un pò di buon senso casalingo talvolta aiuterebbe ...
La dipendenza esiste, esiste sempre in ogni essere umano, ma potremmo dire anche nell'equilibrio ecologico universale, quindi cominciamo a non temere e non demonizzare la dipendenza in quanto tale: il problema non è eliminarla, il problema è gestirla.
Siamo uno strano miscuglio noi di individualità ed universalità.
Dipendiamo dal cibo, dall'aria e dall'acqua per la nostra sopravvivenza fisica.
Dipendiamo dalle relazioni sociali, dall'affetto, dalla comunicazione ed insomma dalla intensità, frequenza e qualità delle nostre interazioni col mondo esterno, per la nostra sopravvivenza mentale ed emotiva.
Quando stabiliamo una dipendenza da qualcosa d'altro probabilmente stiamo soffrendo di una qualche disfunzione in una delle nostre aree, per così dire "fisiologiche" di dipendenza.
Naturale: a volte questo è evidente, se uno è bulimico infatti, è chiaro che ha una dipendenza patologica dal cibo. Tutti siamo dipendenti dal cibo, ma lì la qualità e la misura della dipendenza fanno la patologia.
Lo stesso vale per le dipendenze affettive patologiche: tutti dipendiamo dall'affetto, dalla solidarietà e dalla stima di chi ci circonda, ma se vogliamo, come si suol dire, "conservare la relazione ad ogni costo" quella è dipendenza patologica.
Naturalmente se parliamo di alcol, tabacco, psicofarmaci (drugs, in lingua anglosassone, siano essere controllate dal ministero della sanità o illegali) ci sembra di star parlando di qualcosa d'altro, ma siamo sicuri?
Vero è che ogni dipendenza contiene una sua specificità: se uno è dipendente da benzodiazepine, ad esempio, di certo non si connota con lo sfondo trasgressivo e "culturale" di uno che è dipendente da cannabis, tanto per dire.
Avviene qualcosa di analogo anche nei disturbi fobici: ciascuna fobia contiene una propria specificità simbolica, ma rimane pur sempre una fobia.
Esistono caratteristiche comuni a ciascuna di queste condizioni, tali da giustificarne la inclusione in una determinata categoria.
Ci rimane quindi da esaminare queste comuni caratteristiche, ma mi asterrò dal farlo questa sera: riprenderemo l'argomento alla prossima occasione. per oggi chi vuole ha già abbastanza da pensare ...
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