Charles Bukowsky: "Storie di ordinaria follia"

                                                                                                                   28/04/2013

Storie di ordinaria follia è l'unico libro che ho letto di Bukowsky e confesso che l'ho letto non potendone fare a meno, perché è un autore così tanto conosciuto ed apprezzato da tutti che ignorarlo sarebbe ignoranza, appunto.
Io non so come spiegare che per me è stata una lettura difficile: per qualche motivo che mi sfugge non mi sono sentita proprio coinvolta ed ho fatto fatica.
La bestemmia, la dissacrazione, il cinismo, lo squallore ostentato mi hanno reso un pò ostico il testo. Naturalmente Bukowsky non è un autore che possa essere messo in discussione, sicché ho fatto un attento esame di coscienza ed ho cercato di rintracciare qualche residuo di bigottismo pregiudiziale nella mia mente di cui disfarmi in tutta fretta per riuscire a procedere con serenità nella lettura.
Ma sarà bigottismo? E di qual genere in particolare?

Strano: io adoro Baudelaire e non si può dire che ci andasse leggero, anche lui ...  no certo e tuttavia aveva una concezione "aristocratica" dell'arte: l'arte la rispettava, se ne adornava come un poeta eletto o un demone designato da una maledizione.

Bukowsky no, l'arte non la rispetta: vi sputa fuori i suoi scritti più o meno come il vomito dopo una sbronza, sembra che per lui il valore sia più o meno quello. E quella rabbia beffarda, quell'animale perennemente "arrapato" copulatore promiscuo e godereccio ad oltranza che altro amore non conosce se non quello per la bottiglia! (Perdonate il linguaggio, ma dovrò pur adeguarmi in qualche misura.)
Va detto comunque che quando un libro non mi piace lo lascio a metà o anche all'inizio: questo no, l'ho letto tanto tempo fa ed a giudicare dalle orecchiette lasciate sulle pagine piegate (che uso come segnalibro) ho dovuto aprirlo solo tre volte per terminarlo, ma ho fatto fatica. Forse, per dirla tutta, un pò mi incuriosiva, ma di più mi  spaventava: non è finzione narrativa la sua, è proprio lui così, uno che vive alla giornata che disprezza se stesso, per non dire di tutto il resto, ma  anche uno pervicacemente abbarbicato al bello della vita, del tutto perso, senza un riferimento che non sia il richiamo di una birra fresca o di un seducente paio di gambe.
Non ho provato a leggere altro dello stesso autore, valuterò  in futuro ... forse.


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