Jobs ultimo act

Posta la fiducia sul maxi emendamento alla riforma del lavoro, presentato  dal governo in Senato, la minoranza PD si piega al prendere o lasciare e vota la fiducia, dicono per non spaccare il partito, però Mineo esce dall'aula e Tocci  si annuncia dimissionario.

Renzi, lui va avanti (chi lo ama lo segua) Mekel è contenta (di vedere in ginocchio il popolo italiano) ma la Fiom no: loro invece vogliono manifestare contro e non ci vogliono chi si è piegato a votare la fiducia: il PD non rappresenta più i lavoratori, questa è la realtà e la campagna di tesseramento, che ha registrato il suoi crollo nei giorni scorsi, lo conferma.

Bisognava scegliere a chi è dovuta la lealtà: al governo Renzi, segretario votato anche dai non iscritti (ndr) e transitato per giochi di palazzo a capo del governo, non certo per regolari elezioni, oppure questa lealtà i senatori di cosiddetta  sinistra la dovevano proprio ai lavoratori (precari e disoccupati inclusi)? Si è scelto l'apparato di partito ed è chiaro che si tratta di un apparato che non rappresenta più la gente, ma al massimo è rappresentativo di se stesso e dei propri oligarchi.

Un Senato  molto turbolento: "sceneggiate" secondo Renzi, il quale dichiara di andare solo avanti.
Un cavallo coi paraocchi non si distrae: il suo campo visivo è limitato alla stretta striscia di sentiero che ha davanti e non può distrarsi, accorgendosi di quanto gli accade intorno, ma per fortuna in questi casi chi cavalca non porta paraocchi e, godendo di un campo visivo più ampio, con un abile colpo di redini può far virare il suo destriero se lo ritiene opportuno.
Con i paraocchi si può si andare avanti, ma non si può sapere, né decidere dove si sta andando: questo è il punto.

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