Il primo appuntamento

Si era concesso una doccia caldissima, rilassante, con tanta schiuma e bollicine iridescenti che svolazzavano nel vapore. Aveva lasciato scorrere l'acqua quasi bollente fino a vedere scomparire l'ultima zolla di spuma bianca dalla imboccatura dello scarico, continuando a lasciarsi scorrere l'acqua sulla pelle ormai arrossata e solo alla fine aveva virato la temperatura dell'acqua su fredda, rabbrividendo sotto gli spruzzi gelidi e tonificanti.
Finalmente infilò l'accappatoio fino in camera poi sulla pelle nuda ed umida nebulizzò qualche goccia di profumo, strofinò i capelli in un asciugamano candido ed aprì l'armadio: sceglieva l'intimo con la stessa cura degli abiti, abbinandone colori e modelli.
Tornò in bagno ancora in canottiera e specchiandosi, decise di lasciare andare l'ombra di barba così com'era: sulla pelle fragrante di ottimo profumo e l'abbigliamento impeccabile quel dettaglio trasandato gli sembrò una piccola trasgressione intrigante: non se la sarebbe certo negata.

Finì poi di vestirsi con cura e non poté fare a meno di sostituire la cravatta con una elegante sciarpetta di seta che comunque annodò al solito modo, ma un pò allentata sulla camicia non completamente abbottonata. Prima di uscire si assicurò di avere chiuso tutti gli interruttori, varcò la soglia e diede tutte le mandate possibili alla porta.
Scese le scale saltellando con un sorriso sulle labbra ed una vaga euforia in corpo: la ragazza alla quale era riuscito a strappare questo appuntamento gli era sembrata in tipino semplice sulla quale sperava di riuscire facilmente a fare presa. In effetti sperava di averla quella stessa notte nella sua camera da letto e la cosa lo elettrizzava.

Finito il turno, scappò a casa di corsa: il suo appuntamento era alle 20,00 ed aveva meno di 40 minuti per togliersi di dosso il puzzo di fritto e cucina: in autobus sbirciò le sue mani, la pelle era un pò sciupata ed aveva un'unghia spezzata! Sbuffò un tantino avvilita: come poteva farcela?
Dal portone fece le scale di corsa, per fortuna i suoi capelli erano corti e si sarebbero asciugati in fretta.
Fece tutto rapidamente, usò la sua crema per le mani ed il viso ed asciugò i capelli col phon caldo, ma quelli naturalmente si elettrizzarono: contrariata, ma senza scoraggiarsi, li rimediò con un pochino di schiuma, le riuscirono sbarazzini e spettinati, ma sui suoi lineamenti quasi puerili non sembravano affatto male.
Limò in fretta le unghie, per lo smalto non c'era tempo: bisognava lasciarle così. Si chiese se fosse il caso di sottolineare le labbra con un'ombra di rossetto, ma forse no. Si guardò allo specchio:  le sopracciglia erano folte e gli occhi grandi e profondi di un azzurro intenso sfumato nel grigio sul bordo, i capelli nerissimi cadevano sulla fronte in ciocche disordinate, le labbra appena rosate.
Si piacque: si, acqua e sapone andava bene, ma... avrebbe esibito le gambe.
Indossò un abitino rosa di lana accollato, ma cortissimo, stivaletti da neve e calzamaglia ricamata, si gettò sulle spalle uno sciarpone di lana pesante, uno sguardo veloce all'orologio e via di corsa: era già in ritardo e lui non le era sembrato un tipo che l'avrebbe aspettata troppo a lungo...
L'uomo le era sembrato affascinante, forse un pò troppo sicuro e pieno di sé, ma lei lo avrebbe saputo ridimensionare e ricondurre a più miti consigli. Sorrise: intanto se era ancora lì, questo significava avere aspettato più di mezz'ora. Certo la puntualità è un dote regale, ma lei non si illudeva di essere una principessa, magari era lui invece a sentirsi un principe... Povero principe! In 40 minuti d'attesa, almeno una volta il dubbio che lei potesse non arrivare o che lui stesso fosse meno importante di quanto era solito credere l'aveva sfiorato...

Questa è la serata di un qualsiasi giorno lavorativo, infrasettimanale, ma anche particolare per via dell'appuntamento galante con una persona nuova: magari sarà solo un momento di relax ed una chiacchierata fra amici, fantasticando ciascuno a modo suo come possa finire poi ...

Il luogo è un simpatico localino sul lungomare dove si suona musica dal vivo, si beve e volendo si può anche mangiare qualcosa. La ragazza ci arriva di corsa e lo mette a fuoco immediatamente: è quello seduto al tavolino da solo con il naso dentro un giornale ed un aperitivo sul tavolo.
Gli tira giù il giornale con la sua abituale irruenza ed appena in un soffio sussurra:

"Scusami: mi hanno trattenuta al lavoro, non sapevo più come andarmene"
"Ah!" è tutta la risposta.
Non riesce ad aggiungere altro: gli piacerebbe fingere di trovarsi ancora lì per puro caso, ma per riuscire in questo, non deve dirlo (sembrerebbe un tentativo penoso) ma lasciarlo capire in qualche altro modo... ma come?
"Cosa prendi?"
Chiede con affabile noncuranza e senza rispondere affatto alle scuse di lei.
"Aspetta" dice lei, quindi si alza e va ad esplorare il buffet poi di ritorno gli elenca una piccola lista di antipasti e stuzzichini. Lui la guarda incuriosito ed un pò divertito, come se fosse una marziana:
"D'accordo - sorride - da bere cosa vuoi?"
"Andrà bene un succo di frutta" conclude angelicamente la ragazza ed intanto pensa fra sé: "Stai fresco se pensi di farmi bere, bello mio!".
C'è un pizzico di malizia in questo pensiero, lui infatti la guarda perplesso e non può fare a meno di notare che la ragazza è davvero molto giovane, forse troppo per lui:
"Accidenti, sono uscito con una bambina!" si dice seccato e questo lo fa sentire a disagio: la speranza di averla stasera in camera da letto è da scartare, certo potrebbe tentare, ma... lei è una bambina...
So sente un pò deluso ed un tantino in colpa, seccato e quasi a disagio: insomma non aveva in programma di fare la balia stasera.
"Cos'hai?" chiede la ragazza: "A cosa stai pensando?"
"Ma nulla..."
"Hai un pensiero che ti preoccupa: c'è una ruga dritta in mezzo alla fronte. Dice che sei in pensiero... qualche faccenda sentimentale?"
"Ma no, che dici?" Sorride un pò stupito, non è solo un'oca questa ragazzina, è una osservatrice:  "Faccende di lavoro" taglia corto lui, mentendo.
"Ci penserai domani allora" ridacchia la ragazza: "chi suona stasera?"
Cominciano a parlare fitto fitto di gruppi e generi musicali: lei è ferratissima conosce uno di tutto ed hai suoi giudizi e le sue  preferenza, chiede, ascolta, dubita, contraddice, lo irrita perfino, ma in qualche modo lo coinvolge: lui non è più distratto dalla sua piccola delusione e si sorprende ad accalorarsi nella discussione come se fosse un confronto alla pari!

Il complessino musicale suona da un pò: tutti seguono il ritmo, alcuni ballano, lei vorrebbe, ma il suo amico è inamovibile. Lui rifiuta di entrare in pista e non c'è verso...
"Penserà che sono noioso" lui si dice, ma non se ne dà certo pena: alla conquista ormai ha rinunciato dall'inizio della serata, praticamente non ha nulla da perdere, riflette... o forse no?
Comunque le ore sono trascorse ed a conti fatti è tempo di rientrare: è tardi e lui l'accompagna fin sotto casa.
"Grazie, ciao!" lo guarda con un sorriso, lui senza rendersene conto dice:
"Buona notte, posso telefonarti in questi giorni?"
"Va bene, notte"
Lui rimane piantato: aspetta che la ragazza richiuda il portone dietro di sé, quasi non si rende conto di quello che succede, in un attimo la ragazzina è tornata indietro di corsa, gli ha sfiorato la guancia con un bacio ed è scappata via.
Il portone si chiude.


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