41.000 bambini vittime di omicidio ogni anno

Le cronache della vigilia e del giorno di Natale sono state piene della vicenda della madre marchigiana, Deborah Calamai, che la sera della vigilia ha accoltellato il  figlioletto di 13 anni, Simone Forconi a San Severino in provincia di Macerata. Un evento di atrocità inaudita, comprensibile solo alla luce della patologia mentale della madre, ma non si tratta certo di un episodio isolato.
Appena il 7 dicembre scorso in provincia di Varese un padre, Giuseppe Basso ha accoltellato ed ucciso il figlio quindicenne ed a pochi giorni di distanza in provincia di Ancona, un operaio trentottenne, Daniele Antognoni ha ucciso il figlioletto insieme con la moglie. 
Tutto questo nel mentre si continua ancora a parlare dell'omicidio del piccolo Loris trovato cadavere in un canale in provincia di Ragusa, con la prospettiva di una prossima scarcerazione della madre, Veronica Panarello, fortemente sospettata, ma non condannata fino a questo momento.
Le cronache sono quasi quotidianamente punteggiate di episodi del genere.

Secondo un recente studio OMS ogni anno nel mondo sono 41.000 i minori di età inferiore a 15 anni, vittime accertate di omicidio, ma si ritiene che il numero sia considerevolmente sottostimato in quanto non tutti i casi di omicidio vengono riconosciuti come tali: si ipotizza infatti che una rilevante percentuale di decessi conseguenti a maltrattamenti vengano erroneamente diagnosticati come morti accidentali da caduta, ustione, annegamento, soffocamento ed altro.

La morte è solo la più estrema conseguenza di un abuso e maltrattamento che il più delle volte si protrae nel tempo ed anche quando non ha esito letale produce conseguenze gravi sullo sviluppo dei bambini. Secondo i dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Salute, il 25% degli adulti intervistati riferisce di avere subito qualche forma di abuso fisico da bambino, il 20% delle donne (una su cinque) rivela abusi sessuali subiti nell'infanzia ed altrettanto quasi l'8% degli uomini (uno su 13).

Le conseguenze dei maltrattamenti e degli abusi ad esito non letale sui minori includono compromissione della salute sia fisica che psichica per il resto della vita: le vittime possono sviluppare assetti psicopatologici di personalità e divenire abusanti a propria volta, andare incontro a disturbi depressivi, ansia, dipendenza da sostanze, promiscuità sessuale, obesità e gravidanze indesiderate. 
  • Le vittime: i soggetti maggiormente esposti al rischio di subire maltrattamenti sono i bambini di età inferiore ai quattro anni,  gli adolescenti e quelli che hanno esigenze particolari, pianto persistente ed anomalie fisiche, soprattutto se nati da gravidanze indesiderate.
  • I genitori abusanti: a maggiore rischio i genitori che hanno a loro volta subito abusi da piccoli, con difficoltà di legame col neonato (non allattano e non si occupano direttamente del bimbo) e che si trovano in situazione di disagio personale per abuso di alcol e sostanze o in difficoltà economica.
  • Il contesto familiare: presenza di  tensioni e sovraccarico per malattie di un membro della famiglia, disgregazione familiare, isolamento del nucleo familiare, affidamento dei figli ad altri membri della famiglia allargata. 
  • Il contesto sociale: povertà, disoccupazione, acute disuguaglianze sociali, mancanza di servizi di assistenza e prevenzione, instabilità delle istituzioni politiche e sociali, cultura autoritaria che giustifica ed esalta la rigidità educativa, facile accesso a sostanze alcoliche e stupefacenti.
Con queste premesse non è difficile comprendere che il problema del maltrattamento e della violenza sui bambini riveste dimensioni e rilevanza sociale e che sbattere in prima pagina il mostro del giorno non basta certo a prevenire queste atrocità: la prevenzione richiede piani sanitari e politiche nazionali e locali adeguate sia sul piano assistenziale che educativo con coinvolgimento dei genitori e degli stessi minori a rischio  attraverso programmazioni mirate alla prevenzione da svolgersi anche in ambito scolastico.

Commenti

  1. Sbattere il mostro in prima pagina fa bene solo alle testate giornalistiche. Di certo non ai piccoli che ormai purtroppo non ci sono più.
    Ci vorrebbe prevenzione e informazione dovunque. Come dici tu, già a partire dalle scuole però,, anche qui potrebbero esserci falsi riconoscimenti come la storia dei bambini tolti ai genitori perchè sembrava che avessero fatto disegni a sfondo sessuale e poi non erano i loro.
    Ci vuole una grande preparazione anche a livello di innsegnanti e forze dell'ordine e psicologi o psichiatri infantili.

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    1. La violenza è un rischio ed una responsabilità sociale: non a caso fiorisce negli ambienti più emarginati e disagiati. Inutile nascondere la testa sotto la sabbia, è la società tutta che deve assumersi le proprie responsabilità. Si occorre una preparazione specifica ed una buona dose di umiltà. Grazie Patricia.

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