Effetto Flynn: l'umanità diventa più intelligente?


Sapete in cosa consiste l'effetto Flynn? Si tratta  di un graduale aumento del quoziente intellettivo medio della popolazione misurato con test standardizzati, che è stato rilevato per la prima volta da James Robert Flynn, uno studioso statunitense, vissuto in Nuova Zelanda, che per la prima volta ha scoperto che i valori di Q.I. aumentano col passare del tempo, mediamente di 3 punti ogni 10 anni.
La cosa sarebbe davvero confortante se corrispondesse ad una reale evoluzione delle nostre capacità cognitive: 3  punti in 10 anni sono veramente tanti! La scoperta di Flynn è stata oggetto di dibattito nella comunità scientifica già da tempo e recentemente un gruppo di ricercatori viennesi ha pubblicato un lavoro in merito sulla rivista Perspectives of Psychological Science: si tratta di una revisione dei dati relativi a 31 diversi paesi con 271 campioni indipendenti.

I risultati di questo studio confermano l'aumento di circa 3 punti di Q.I. per decennio, anche se la variazione appare meno accentuata nell'infanzia, ma ci dicono anche che l'entità di crescita, ovvero la velocità con cui il punteggio Q.I. tende ad aumentare si è ridotta negli ultimi decenni.
Come molti di noi già sanno, la distribuzione statistica dell'intelligenza misurata con test standardizzati segue la curva statistica di Gauss con mediana pari a 100 di Q.I. ed ambito considerato di normalità tra -2 e +2 deviazioni standard dalla mediana, praticamente 80-120.

Probabilmente i più elevati livelli delle performance ai test si devono in parte al miglioramento della nutrizione,  delle condizioni igieniche e delle cure mediche durante l'infanzia, visto che a questa età il tessuto nervoso è particolarmente sensibile ad ogni piccolo insulto ed in parte invece alla scolarizzazione di massa e quindi alla graduale crescita del livello culturale della popolazione: quest'ultimo aspetto comunque non corrisponderebbe ad un reale aumento dell'intelligenza, quanto ad un migliore allenamento della stessa.
Naturalmente se la cura dell'infanzia e la diffusione della cultura raggiungessero un livello ottimale, l'effetto Flynn si troverebbe a subire una battuta d'arresto, cosa che il rallentamento della crescita negli ultimi decenni sembrerebbe confermare: quanto ed in che direzione l'evoluzione naturale della specie umana porti a delle modifiche della nostra intelligenza resta ancora qualcosa di abbastanza dubbio ed opinabile.

Ma infine: voi ve ne eravate accorti che l'intelligenza dell'umanità migliora?

Commenti

  1. Faccio solo un appunto: i test per le ricerche standardizzati (specialmente forse il QI) modificano di molto i risultati a seconda di chi li costruisce e di cosa si vuole dimostrare... Per esempio una volta dimostravano spesso che chi proveniva da paesi sottosviluppati era mediamente meno intelligente! Ma intelligenza non è sinonimo d'istruzione...

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    1. Ciao Luca, guarda: io non sono certo una fanatica dei test psicometrici (tutt'altro) ma in linea di principio il test si dice standardizzato proprio perché, se correttamente applicato secondo le istruzioni che devono essere riprodotte fedelmente (contesto, consegne etc) appunto per assicurarne la standardizzazione, deve dare un risultato univoco indipendente dall'operatore che lo applica e pertanto rispondente solo ed esclusivamente alle caratteristiche del soggetto esaminato. Il limite dei test (ancorché standardizzati) è che pure con esaminatori esperti e nelle condizioni ottimali per l'esecuzione rappresentano comunque un semplice esame. Mettiamo che io abbia mal di testa e che l'esaminatore non sia pronto a cogliere la mia situazione di disagio ed applichi il test come se nulla fosse: è altamente probabile che il livello espresso in quel dato momento sia compromesso o comunque diverso rispetto a quanto posso esprimere in una condizione diversa. Che il rendimento intellettivo vada migliorando è anche possibile, ma il risultato di un test sta all'intelligenza come il rendimento sta alle capacità e non necessariamente le due cose coincidono, appunto per questo si parlava di "allenamento" nel valutare la componente culturale del quoziente intellettivo. Sicuramente in un contesto socio-ambientale deprivato la performance è inferiore e sicuramente molti di quelli che provengono dai paesi sottosviluppati sarà stato denutrito nell'infanzia: il danno che può fare la denutrizione al cervello di un bambino è da considerare. Naturalmente è ingiusto, ma spesso la realtà lo è: per questo alcuni di noi lottano per cambiarla! Buona notte, Luca

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