La memoria femminile dura più a lungo

Le donne hanno una memoria migliore degli uomini ed in condizioni normali (quando cioè non vi siano processi patologici di involuzione cerebrale) tendono a conservare più a lungo le proprie capacità mnemoniche. Questo è quanto risulta da uno studio condotto da Petersen, Clifford et al. recentemente pubblicato su Jama Neurology: in effetti è stata studiata l'incidenza di alcune variabili, quali età, sesso e fattori di rischio genetico per malattia di Alzheimer (variante genetica APOE epsilon 4) sulle funzioni mnemoniche, la struttura cerebrale e la presenza di beta-amiloide (caratteristica dell'Alzheimer) nel tessuto nervoso durante la vita adulta. Sono stati studiati 1.246 soggetti non affetti da demenza per ben 18 anni, dal 2006 fino al 2014: di questi 1.209 avevano età compresa tra i 50 ed i 95 anni, mentre altri 37 erano volontari arruolati per la ricerca di età compresa fra i 30 ed i 49 anni. Le misurazioni hanno riguardato test di memoria e riscontri della PET dai quali risulta:

  • la memoria peggiora a partire dai 30 fino ai 90 anni.

  •  La presenza di amiloide si tiene bassa fino ai 70 anni, poi comincia ad aumentare.

  • La memoria degli uomini è peggiore di quella delle donne, soprattutto dopo i 40 anni, mentre la presenza di amiloide non differisce per sesso.

  • La presenza del rischio genetico non incide sulla quantità di amiloide fino ai 70 anni circa, poi si nota un incremento maggiore nei soggetti geneticamente predisposti, tuttavia il 10% di positività neuroradiologica alla amiloide è stata rilevata dai 57 anni per i portatori di rischio genetico e dai 64 per i non portatori.

Negli individui normali sotto il profilo cognitivo, cioè con un invecchiamento cerebrale cosiddetto tipico è stata dunque rilevata una differenza di prestazioni condizionata dall'appartenenza al genere, nel senso che i maschi hanno una memoria peggiore delle donne, specie con l'avanzare dell'età, mentre non sono state riscontrate differenze nei fattori di rischio genetico per demenza, da cui gli autori deducono che il calo cognitivo sia legato a fattori diversi e preesistenti all'accumulo di amiloide.

La variabile sesso a sua volta inciderebbe a favore delle donne: insomma, malgrado ci si sia sentiti ripetere per secoli che il cervello femminile pesa mediamente meno di quello maschile, sembra che alla fine invece, le donne riescano a conservare meglio le proprie funzioni intellettive.

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