Bene e male: il primo scisma


Intendo la prima e più elementare discriminazione: quella di cui sono già capaci i neonati e le creature animali considerate "inferiori", quella che resta nell'immaginario collettivo della nostra umanità e sola mobilita emozioni intense e/o grandi masse e folle di gente. Quella che permea tutte le religioni esistenti al mondo ed ogni fantasia su quanto di magico e non razionale capita di vivere nella nostra quotidianetà.

Il Bene ed il Male, o anche, in metafora "angeli e demoni" come è titolato il film di più grande successo (e non a caso) in questi giorni. Noi possiamo di distinguere il bene dal male parecchio prima di riuscire a distinguere il dentro dal fuori ed acquisire cognizione di noi stessi.




Non è difficile: male è ciò che fa soffrire, bene è ciò che soddisfa e dà piacere: diciamo così che la cosa comincia a complicarsi un pochino quando passiamo il secondo confine:dentro e fuori appunto. La cosa più ovvia è buttare fuori tutto il male e tenere dentro tutto il bene: questo è ciò che cerchiamo di fare per tutta la nostra vita e, sorprendentemente, è ciò che cercano di fare proprio tutti, anche le persone unanimemente considerate infide e cattive, anzi, forse soprattutto quelle, perchè non fanno altro che tentare di buttare fuori il male che hanno dentro, ma, non riuscendo a riconoscerlo come "interno", non possono elaborarlo e liberarsene definitivamente.
Diciamo la verità, se uno ha un calice colmo di veleno, dal suo calice non può che traboccare veleno, ne imbratterà il tavolo ed il proprio vicino e quindi, vedendosi tutto avvelenato intorno, se la prenderà col mondo e col prossimo ... Non posso fare a meno di ricordare quella metafora che suonava più o meno così: "... tu vedi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello e non la trave nel tuo occhio ..." un discorso di Gesù riferito nei vangeli (e questo c'entra). In effetti molti problemi nascono dalla confusione che facciamo nel mettere dentro e fuori cose buone e cattive.

Per esempio è bene riflettere se ci rendiamo conto di stare dando troppa importanza a qualcosa di insignificante: non è affatto escluso che la nostra esagerata risposta emotiva sia legata a qualcos’altro, nel qual caso è sempre meglio saperlo. Non intendo con questo nulla di complicato, ma solo qualcosa come quando si è molto affaticati alla fine di una lunga giornata e si finisce per esplodere magari perché si è rotto uno stupido bicchiere: di quel bicchiere in un altro momento non ce ne sarebbe fregato nulla, ma se è “la goccia che fa traboccare il vaso”….: ora il problema è dunque lo smaltimento dei rifiuti, ovvero della negatività incamerata durante i giorni della nostra vita.
Quanta ne possiamo contenere? Come la possiamo scaricare?  La capacità di contenimento è certo che varia secondo le persone: in alcuni è grandissima, in altri piccolissima, ma quale che essa sia, se non disponiamo di un buon sistema di smaltimento, il contenitore prima o poi si riempirà e comincerà a traboccare trasmettendo direttamente all’esterno nient’altro che la negatività di cui noi stessi siamo colmi.
Il procedimento corretto, come il nostro organismo ci insegna con la sua digestione, è una elaborazione che consenta di scindere gli elementi, selezionare ciò che è buono e/o utile ed assimilarlo, modificare ed eliminare ciò che è inutile o dannoso.
 Quando questo procedimento non riesce in modo completo, le parti negative intatte tendono a disporsi ai confini dello spazio interno, agli angoli, potremmo dire, dove possono restare nascoste per eludere i processi di elaborazione ed eliminazione, e quindi  da lì cominciare poi a funzionare come casse di risonanza e/o specchi che amplificano e moltiplicano tutto il negativo in ingresso, così può accadere che una piccola cosa occupi un grande spazio e/o che si riesca a dare importanza solo alle cose brutte. C’è perfino chi arriva a teorizzare una tale posizione, considerando ciò che è bello e piacevole futile e caduco …   gente seria ed austera, senza dubbio …
A proposito, è evidente che una tale modalità è disfunzionale o patologica che dir si voglia: spero non vi lasciate ingannare da ridicole mistificazioni ideologiche ….

Certo la stanchezza di una giornata è facile da individuare, ma questi “demoni” nascosti nell’ombra? Quando è potuto accadere che ci siano sfuggiti? Quando siamo stati così distratti, ingenui e  sprovveduti (come bambini)? Ecco, siamo al punto: molti dei nostri "demoni" o, se preferite, alcune caratteristiche strutturali della nostra persona sono determinate da una sorta di "imprinting" ricevuto nell'infanzia, quando le nostre capacità critiche e le nostre difese, non ancora formate, hanno lasciato entrare di tutto.

A cosa serve dunque la nostra intelligenza? A crescere e migliorarci, è ovvio!

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