Una pagina oscura della nostra storia. 27 luglio: 20° anniversario della strage di via Palestro

27/07/2013


La memoria è il luogo e lo spazio all'interno del quale costruiamo la nostra identità.
Quando la memoria fallisce vi è involuzione, ignoranza e nel singolo individuo, demenza.
Per questo oggi ha senso ricordare che sono trascorsi esattamente 20 anni dalla strage di via Palestro, avvenuta a Milano il 27 luglio del 1993. Morirono cinque persone: tre vigili del fuoco, un agente di polizia municipale ed un marocchino che dormiva su di una panchina in prossimità del luogo dell'esplosione.
La sera di quel giorno alcuni ragazzi notarono del fumo uscire da un auto in parcheggio e diedero l'allarme: intervennero prima i vigili urbani e poi i vigili del fuoco. Avevano compreso che l'auto conteneva esplosivo, ma tutto saltò in aria improvvisamente e furono stroncate le persone che erano nelle vicinanze dell'automobile. All'esplosione seguì un incendio difficile da domare, che finì per compromettere una condotta di gas causando una seconda esplosione sotto il padiglione di Arte Contemporanea di Milano.
Fu una strage di mafia: un atto di guerra contro lo Stato. 
Negli 1992/93 infatti vi erano state altre vere e proprie azioni di guerra, organizzate in una strategia intesa a creare insicurezza tra i cittadini e discredito delle istituzioni in modo da obbligare i vertici istituzionali a venire a patti con "Cosa Nostra" (la famosa trattativa Stato-mafia).

Nel 1992 furono uccisi Salvo Lima ed Ignazio Salvo e vi furono le stragi di Capaci e di via D'Amelio.



Nel 1993 invece, furono colpiti, prima Firenze, a Maggio, con la strage di via Gergofili, che pure fece cinque morti poi Milano in via Palestro, quindi Roma per due volte in san Giovanni in Laterano e San Giorgio Valabro, mentre a Palermo fu ucciso don Pino Puglisi. Si registrarono nello stesso periodo anche alcuni attentati falliti ed il sequestro di Giuseppe Di Matteo a Palermo.

Cosa sia poi avvenuto e quali siano stati i termini della trattativa con Cosa Nostra, come tutti sappiamo, è rimasto oscuro in diverse parti: alcuni vuoti nella memoria della Repubblica.

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