Libertà e storie di quotidiana mistificazione

Nel limbo dell'incantata fanciullezza, noi tutti abbiamo creduto a grandi ideali.
La preadolescenza e l'adolescenza sono proprio le età della vita destinate all'idealismo: infatti all'incirca intorno ai 12 anni finalmente i fanciulli e le fanciulle accedono al cosiddetto pensiero astratto.
L'ampiezza di orizzonte mentale esplorabile con questo nuovo strumento tende all'infinito e questa novità cognitiva implica spesso intensi vissuti emozionali: c'è chi si sgomenta e si confonde e c'è chi si innamora.
L'idealista (è ovvio) è colui/colei che si innamora e si innamora delle idee, di quelle che riesce a comprendere, elaborare e dedurre nella mente inesperta, tanto inesperta da tendere spesso alla assolutizzazione ed anche alla estremizzazione.
Il mondo delle idee, in fondo, diviene una specie di dimensione parallela rispetto al quotidiano reale mentre la capacità introspettiva,  di autoanalisi e di sintesi e sistematizzazione complessiva con i collegamenti appropriati non sempre sono abbastanza maturi.

Accade così di osservare condotte poco coerenti rispetto alle idee dichiarate e predicate: l'idea in realtà non è pura cognizione, ma un pasticciato guazzabuglio tra percezione, sentimenti, desideri,  cognizione ed esperienza e, giusto per sgombrare il campo da ogni equivoco, postuliamo che l'idea realmente radicata in una persona è rappresentata solo ed esclusivamente da quella che le vediamo praticare e mettere quotidianamente in opera.

Partendo da questo semplice assunto si può evitare di sentirsi defraudati o traditi quando nel passare dalla teoria alla pratica delle idee, specie di quelle in controcorrente, ci si trova da soli ad affrontare le difficoltà ed i ridimensionamenti imposti dalla realtà (per lo più sotto forma di sonore bastonate).

  • Non crede all'indipendenza di giudizio, né alla libertà di espressione chi censura ed esclude le opinioni diverse dalle proprie,  chi manipola la realtà per fare bella figura, chi denigra sistematicamente il prossimo per egemonizzare le opinioni della gente, chi abusa di una posizione di vantaggio per tacitare il dissenso. 
  • Non crede ai valori di onestà e giustizia, chi mente, dissimula e calunnia per legittimare le proprie prepotenze gettando fango sulle sue vittime.
  • Non crede ai valori di solidarietà ed uguaglianza nei diritti e nelle opportunità chi non rinuncia al proprio privilegio, ma anzi lo usa per prevaricare gli altri.
  • Non crede alla libertà chi opera soprusi, pressing, ricatti materiali e/o morali ed usa tecniche di condizionamento per orientare le azioni altrui.
  • Non crede alla pace chi non perde occasione per entrare in guerra.
Si potrebbe continuare all'infinito e certamente sembra che qui si stia scoprendo l'acqua calda.
Il  pensiero espresso infatti è non solo condivisibile sul piano logico (sicuramente) ma è anche una considerazione alla quale chiunque può sentirsi di aderire emotivamente, ma... se provassimo più spesso a tenere presente questo pensiero nel valutare le persone ed i fatti, sia quelli del nostro quotidiano che quelli più grandi (ma forse più distanti) della nostra società e della politica, di sicuro riusciremmo a migliorare la nostra critica ed a commettere meno errori nella valutazione di persone e circostanze.
La comunicazione oggi è diventata spesso così martellante che è difficile tenere presente nella mente un pensiero che non sentiamo ripetere almeno una ventina di volte al giorno: ciò che manca è proprio quello spazio per richiamare alla mente pensieri anche scontati come questo, per ripensare e filtrare attraverso essi le cose e riflettervi esercitando un giudizio ed anche semplicemente lo spazio per lasciar affiorare un pensiero creativo.
La colonizzazione della nostra mente da parte di una folla di pensieri altrui ripetuti e martellati spesso con i ritmi dei messaggi pubblicitari non rappresenta certo la condizione ideale per riuscire a ritagliare lo spazio necessario alla crescita di un pensiero proprio ed originale e questa non è libertà, non è libertà di pensiero checchè se ne dica, tanto per cominciare, solo per cominciare...

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