#BringBackOurGirls: la mobilitazione internazionale per le ragazze rapite in Nigeria
Nessuno deve tacere: non lasciamole sole!
La cultura è uno strumento di riscatto ed emancipazione, lo è soprattutto per le donne, quelle storicamente segregate tra le mura domestiche ed alle quali è preclusa non solo l'istruzione, ma qualsiasi tipo di vita sociale al di fuori della schiavitù familiare.
#Bringbackourgirls
è la campagna internazionale lanciata sui social in internet, che ha coinvolto le madri, le ragazze ed insomma le donne in tutto il mondo: partita da Malala, la giovane studentessa pakistana sopravvissuta ad un attentato degli estremisti islamici, decisi ad ucciderla in quanto colpevole di frequentare una scuola!
L'appello lanciato da Malala è stato raccolto da Michelle Obama e rapidamente si è diffuso attraverso la rete: oggi anche il papa Francesco ha dedicato un pensiero ed una preghiera a queste ragazze.
Si tratta di circa 223 studentesse che sono ancora nelle mani dei rapitori ormai da quasi un mese: le ragazze sono studentesse che al momento del rapimento, il 14 aprile scorso, si trovavano nello stato del Borno in Nigeria, raccolte nella scuola di Chibok dove avrebbero dovuto sostenere un esame conclusivo del ciclo di studi.
Gli estremisti del gruppo Boko Haram hanno attaccato la scuola e sequestrato le ragazze.
Minacciano ora di venderle come schiave perché colpevoli di studiare anziché sposarsi: il 5 maggio il leader degli estremisti, Abubakar Shekau, ha diffuso un video dove esprimeva appunto queste intenzioni ...
Alcune delle giovani sono riuscite a scappare durante le soste del furgone dove erano state tutte caricate, inizialmente le ragazze rapite erano 276, e, tornate a casa hanno raccontato di essere state minacciate tutte di morte in caso di tentativi di fuga.
La campagna diffusasi in tutto il mondo ha lo scopo di esercitare pressione sullo stato nigeriano perché si ritiene segua una linea politica fin troppo tollerante verso questi gruppi di terroristi.
La cultura è uno strumento di riscatto ed emancipazione, lo è soprattutto per le donne, quelle storicamente segregate tra le mura domestiche ed alle quali è preclusa non solo l'istruzione, ma qualsiasi tipo di vita sociale al di fuori della schiavitù familiare.
#Bringbackourgirls
è la campagna internazionale lanciata sui social in internet, che ha coinvolto le madri, le ragazze ed insomma le donne in tutto il mondo: partita da Malala, la giovane studentessa pakistana sopravvissuta ad un attentato degli estremisti islamici, decisi ad ucciderla in quanto colpevole di frequentare una scuola!
L'appello lanciato da Malala è stato raccolto da Michelle Obama e rapidamente si è diffuso attraverso la rete: oggi anche il papa Francesco ha dedicato un pensiero ed una preghiera a queste ragazze.
Si tratta di circa 223 studentesse che sono ancora nelle mani dei rapitori ormai da quasi un mese: le ragazze sono studentesse che al momento del rapimento, il 14 aprile scorso, si trovavano nello stato del Borno in Nigeria, raccolte nella scuola di Chibok dove avrebbero dovuto sostenere un esame conclusivo del ciclo di studi.
Gli estremisti del gruppo Boko Haram hanno attaccato la scuola e sequestrato le ragazze.
Minacciano ora di venderle come schiave perché colpevoli di studiare anziché sposarsi: il 5 maggio il leader degli estremisti, Abubakar Shekau, ha diffuso un video dove esprimeva appunto queste intenzioni ...
Alcune delle giovani sono riuscite a scappare durante le soste del furgone dove erano state tutte caricate, inizialmente le ragazze rapite erano 276, e, tornate a casa hanno raccontato di essere state minacciate tutte di morte in caso di tentativi di fuga.
La campagna diffusasi in tutto il mondo ha lo scopo di esercitare pressione sullo stato nigeriano perché si ritiene segua una linea politica fin troppo tollerante verso questi gruppi di terroristi.
Il sostegno sociale scatenato dalla mobilitazione generale a seguito del rapimento di queste ragazze è un segnale molto importante. Data la loro giovane età, potrebbero sentirsi abbandonate e farsi prendere dallo sconforto e depressione. Occorre far loro sapere che il mondo gli è vicino... e sperare che tutto finisca nel migliore dei modi.
RispondiEliminaCiao Clara, tramite il tuo blog, voglio che sappiano che dall'Italia, da Napoli, e dal Vesuvio, non le lasciamo sole, coraggio!!... :-)
Il sostegno sociale scatenato dalla mobilitazione generale a seguito del rapimento di queste ragazze è un segnale molto importante. Data la loro giovane età, potrebbero sentirsi abbandonate e farsi prendere dallo sconforto e depressione. Occorre far loro sapere che il mondo gli è vicino... e sperare che tutto finisca nel migliore dei modi.
RispondiEliminaCiao Clara, tramite il tuo blog, voglio che sappiano che dall'Italia, da Napoli, e dal Vesuvio, non le lasciamo sole, coraggio!!... :-)
La mobilitazione internazionale è importante, ma non so se loro verranno a saperlo finché sono sequestrate :-( le loro famiglie si lo sapranno, ma quelle giustamente vogliono le figlie ... la solidarietà spero riesca ad essere efficace ... sono più di 200 Jennaro e 200 mamme che domani non festeggiano :-( assurdo!
RispondiEliminaVerranno a saperlo perché noi staremo col fiato sul collo dei probabili acquirenti i quali se ne guarderanno bene dal fare l'acquisto. Lo sapranno perché i loro sequestratori si vedranno braccati e ne parleranno al campo dove sono radunate. Lo sapranno perché l'intuito femminile non lo potranno mai imprigionare... E un incoraggiamento alle loro mamme...
RispondiEliminaSperiamo bene Jennaro! In realtà possono essere liberate solo con un intervento militare e dovrebbero coordinarlo le forze di polizia locale .... magari con qualche aiutino di gente specializzata .... intanto avranno subito ogni genere di violenza ed abuso :-( purché le ritrovino vive ... almeno!
RispondiEliminaCondiviso anche su Fb...cosa dire non ci sono parole per certe barbarie...ciao Clara
RispondiEliminaGrazie Giuno! Più siamo a condividere, meglio è ...
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