Resistenza e Resilienza

A dire il vero io ho sentito usare la parola resilienza soprattutto col significato suindicato ed anzi mi ero formata una mia idea per la particolare assonanza che riscontro tra i termini resiliente e silente. Praticamente, riducendo la cosa ad una formula matematica, nella mia mente: Resistenza + Silente = Resilienza. In effetti la si potrebbe leggere così, però il dizionario Treccani evidenzia l'uso della parola anche in ambito tecnico industriale sia per materiali vari e strutture che per i tessuti, indicando nel primo caso il livello di resistenza agli urti prima del limite di rottura e nel secondo, l'attitudine a riprendere la forma originale dopo avere subito una deformazione. Probabilmente i significati tecnici sono da considerarsi importanti metafore concrete, che rendono con efficacia maggiore il senso della parola quando è riferita all'aspetto psichico e pertanto nella sua accezione astratta.
La resilienza dunque in ambito tecnico indica essenzialmente una forma di resistenza passiva: la materia che sottoposta a varie sollecitazioni di forze esterne non si frantuma e non si deforma, ma conserva le proprie caratteristiche originali. Evidentemente nel passare dalla materia inerte a quella vivente non è possibile parlare della semplice conservazione delle caratteristiche iniziali in quanto la materia vivente per sua definizione è in continuo movimento e non è mai uguale a se stessa e pertanto la resilienza psichica deve necessariamente includere dei cambiamenti di tipo evolutivo, vale a dire diretti ad un arricchimento ed ad una crescita.
L'aspetto evolutivo e migliorativo del cambiamento è quello che sottende la valenza positiva di solito conferita alla parola. In quanto creature viventi siamo in movimento e cambiamo nel corso del tempo: non dobbiamo dimenticare però che i cambiamenti oltre ad essere evolutivi, possono essere involutivi e condurre a diverse forme di deterioramento. Il cambiamento involutivo come deterioramento è per noi l'equivalente della rottura di un materiale o della deformazione permanente di un tessuto. Il cambiamento evolutivo è la crescita, quello involutivo, l'invecchiamento: il cambiamento come tale è connaturato all'essere vivi, quindi quando si smette di crescere si comincia ad invecchiare.
La resistenza, pur essendo da alcuni considerata quasi sinonimo in realtà implica non solo anche il concetto di durezza, ma anche significati attivi e reazioni di risposta a ciò cui si resiste, insomma la resistenza può essere attiva e tutt'altro che silente diversamente dalla resilienza, che, pur implicando una riorganizzazione interna, non comporta l'esistenza di agiti di risposta diretta: in questo le due parole sono certamente diverse. L'opposto di resilienza è fragilità, qualcosa che si rompe facilmente per un precario equilibrio interno, l'opposto di resistenza invece è cedevolezza o debolezza e questo anche ci dice qualcosa in più circa la differenza dei significati: ciò che è cedevole non necessariamente è fragile, né si rompe con facilità, basti pensare al classico muro di gomma...
Quel che è certo è che la resilienza è una capacità da coltivare ed affinare specialmente in questo particolare periodo storico.
Cara Pia, una sola parola! Resistere!!!
RispondiEliminaCiao e buona serata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
Ci proviamo Tomaso!
EliminaCara Sfinge scusa l'errore del none, che ti ho chiamato Pia!
EliminaTranquillo Tomaso: serena serata.
EliminaPurtroppo la resilienza è una delle mie caratteristiche predominanti.
RispondiEliminaE lo dico a malincuore soltanto perché preferirei di gran lunga non aver vissuto tantissime tragedie, invece di saperle superare con tenacia.
Beh, almeno hai motivo di essere orgogliosa di te stessa. Poi noi sappiamo solo quello che è accaduto, ma non quello che avrebbe potuto accadere: la persona che sei è il frutto della tua esperienza nel bene e nel male ed oggi sei contenta di quello che sei.
EliminaHo usato quel lemma solo una volta appioppandolo a un albero:
RispondiEliminaDi fronte alla mia abitazione, in una casetta ad un piano, racchiusa all'interno di una striscia di terra, abita un vecchietto. Quando questa parte di Pescara, quartiere Stadio, era campagna, il valore commerciale della zona era molto basso. Lui era il proprietario di diversi ettari di terreno. Poi sono arrivate le prime case, lo Stadio Adriatico, negozi e supermercati. L’anziano signore ha iniziato a vendere la sua terra. In ogni palazzo, e ne saranno almeno cinquanta, come controvalore dell’area edificabile ceduta, possiede almeno due o tre appartamenti. E’ senza dubbio un uomo ricco. Ma ha preferito restare nella sua piccola casa. Cucina quasi tutto alla brace. Sapori e odori antichi di buone pietanze arrivano a casa mia e un po’ d’invidia affiora nei miei pensieri. Ma volevo parlarvi di un’altra cosa. Un albero, il pioppo nero. Quando ho acquistato il mio appartamento, nel suo terreno lui troneggiava , altissimo. Le foglie del pioppo sono sempre agitate. Non stanno ferme un attimo. Solo quando all'anticiclone delle Azzorre, si sostituisce una situazione climatica, caratterizzata dalla presenza d’aria calda africana, le foglie del pioppo si riposano e restano immobili. Forse si addormentano. Ho l’impressione che per sorte malvagia potrebbero morire. Un po’ alla volta il pioppo ha cominciato ad inclinarsi e il proprietario ha tagliato diversi rami. Tutto questo non è stato sufficiente ad impedire che lo scorso anno diventasse necessario recidere quasi radicalmente l’albero. E’ rimasto un grosso tronco alto circa tre metri. Io, dal balcone di casa, ho assistito impotente e malinconico alla fine del pioppo. Invece, con l’avvicinarsi della primavera, stupito, ho visto che da quel moncone d’albero gigante, iniziavano a crescere le prime foglie. Ciao pioppo tremulo.
Il pioppo ricrescerà Gus se le radici sono sane, visto che non è stato eradicato :-)
EliminaR-esistiamo.. Mai come in questo periodo.
RispondiEliminaUn abbraccio #biancopesca
Non è che possiamo fare diversamente in questo momento in effetti, Biancopesca. Grazie e buona serata
EliminaCiao, resilienza resistenza o equanimità? Attualmente mi trovo sulla via dell'equanimità, troppo stanca per fare resistenza, troppo scocciata di essere resiliente. Tre strumenti che forse dovrebbero lavorare in simbiosi, oppure singolarmente in base al carattere. Non saprei, di certo aiutano.
RispondiEliminaCiao Lari, vorrei capire cosa intendi per equanimità: se ha voglia di spiegarlo. Grazie!
EliminaSaper prendere le cose senza immedesimarsi nei nostri pensieri e nelle nostre emozioni, con dovuta distanza saper osservare ciò che accade intorno a noi e dentro di noi senza alcun giudizio, senza porre resistenza e mentre ciò avviene le risposte, le azioni che ci servono arrivano...detto in modo veramente molto molto spiccio. Cosa per nulla semplice soprattutto quando hai il caos dentro.
EliminaPiccolo appunto come per tutti i termini c"è la possibilità di un fraintendimento , distacco non è indifferenza o mettere la testa sotto la sabbia ma la capacità di guardare ciò che è per quel che è.
RispondiEliminaGrazie Lari: se non è indifferenza e distacco affettivo, allora è capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni. Credo sia assimilabile ad una forma di resilienza.
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