La signora di Bon ton e la sua trasgressione

28/06/2013


Allora c'è questa signora, Lina Sotis, ma non intendo farle pubblicità (né credo ne abbia bisogno) in realtà non la conosco neanche, quindi non è affatto sicuro che mi sia simpatica: figurarsi, a volte uno pensa di conoscere le persone e poi deve ricredersi! Immaginarsi di una persona mai conosciuta. Comunque pare che sia una che scrive per il Corriere, ma ha anche scritto alcuni libri: quello che io ho letto risale all'anno di grazia 1983 ed era un manuale di Bon ton. Non siate maliziosi:  io all'epoca non l'ho letto per potermi dare delle arie! Al contrario, il mio interesse era diverso: per dirla tutta lessi prima il Galateo di un certo Monsignor Della Casa e quindi mi dedicai al manuale di Bon Ton.
Questo perché sono sempre stata convinta che nella mentalità spicciola, nei modi di fare quotidiani della gente si possa conoscere qualcosa della cultura dei popoli che sfugge ai testi di Storia, ai trattati di Filosofia di Economia e di Estetica. Le ideologie non sono comprese da tutti ed anche considerando coloro che le comprendono,  bisogna riconoscere che in larga misura se ne fa un uso mistificatorio, gli idealisti sono ben pochi a questo mondo!!
Il fatto è che l'idea che uno ha veramente è sempre solo ed esclusivamente quella che mette in pratica: il resto sono chiacchiere inutili e spesso anche noiose (senza offesa per nessuno!).
Fatto sta che questo Monsignor Della Casa (un tal Giovanni se m'aiuta la memoria) aveva per davvero una stranissima idea di educazione: stranissima per noi del XXI secolo, s'intende, insomma erano consentite alcune schifezze disgustose, ma era garantita la cavalleria e la protezione del gentil sesso nel galante accompagnamento delle dame, erano anche regolamentati i rapporti e le sfide tra gentiluomini, etc.
Certo erano quelli tempi in cui, a causa della mentalità feudale ciascun signorotto poteva sentirsi un Dio sceso in terra nel proprio feudo e di conseguenza alcune indicazioni del Galateo risultavano ai tempi controverse perché in realtà bastava qualche goccia di sangue nobile per essersi guadagnati il diritto di fare a modo proprio senza tenere conto di nessuno.

Da qui al 1983 che pure sono  30 anni addietro ne è passata di acqua sotto i ponti e così invece il Bon ton rappresenta una specie di disinvolta e quotidiana estetica, più che etica delle relazioni sociali.
A questo punto avrete già intuito che tutta l'impostazione della "cosa" risulta profondamente trasgressiva. Il primo   amabile  quanto scanzonato sorriso sta proprio in questo: nell'avere utilizzato in un testo che si intende normativo della quotidianità, il filo conduttore dell'estetica, della misura e del buon gusto, sostituendolo a quell'idea grave e severa di etica e rigida regola di conformismo e correttezza.
Il resto viene da sé.


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