Il terzo millennio




Si inaspriscono le guerre ed i conflitti sociali, la natura si ribella e si susseguono terremoti ed alluvioni, la  crisi economica galoppa e le rassicurazioni divengono sempre più flebili e sospette di ipocrisia.
C'è poco da fare: se pure litighiamo con la polizia per le strade, sacramentiamo contro la corruzione, il razzismo e la violenza, se pure additiamo il modello di sviluppo economico occidentale quale responsabile dei dissesti idrogeologici e dei danni all'ambiente, oltre che della fame seminata nel mondo e a grave rischio di importazione alle nostre latitudini, alla fine continuiamo a scontrarci con un muro di gomma con l'unico risultato che più vigorosa è la nostra forza di impatto, maggiore sarà la violenza con la quale saremo rimbalzati indietro a piantare le natiche al suolo.

Dopo l'istinto di autoconservazione, la seconda realtà istintuale a rappresentare il cardine della umanità è l'istinto di conservazione della specie, quello che rende così desiderate ed appaganti le relazioni tra i due sessi, ma oggi sono proprio le generazioni future che si stanno mettendo a rischio in tutto, per il progressivo deterioramento dell'ambiente e per la grave recessione economica.
Sembra  che al giorno d'oggi non sia più Eros a tirare le fila di ambizioni e comportamenti delle persone, ma più spesso un vanesio Narciso che  vuole sedere sul trono di Zeus.
Il desiderio di potere ormai governa ogni azione umana ed è riconoscibile nelle ragioni delle guerre, nelle speculazioni finanziarie che si impadroniscono di intere nazioni, indebitandole, negli omicidi di gente comune, dove qualcuno esercita nel modo più estremo ed efferato il proprio potere sulla vita di un altro.
La capacità di adattamento nella specie umana è tutta la sua ricchezza: quella cosa che noi abbiamo chiamato intelligenza e di cui siamo così orgogliosi, quella tal cosa che ha consentito alla specie di giungere a dominare il pianeta: sarebbe la paradossale beffa e forse la vendetta della natura se questa capacità di adattamento risultasse poi la causa della nostra distruzione.
Sì perché quando non possiamo far nulla per cambiare le cose, noi cerchiamo di adattarci per sopravvivere e non c'è dubbio che  continueremo a farlo: è preferibile informarsi poco perché tutte le varie notizie di disastri finiscono per stressarci ed intristirci troppo, è preferibile credere a qualche populista, imbonitore che ci ammalia con le sue promesse, piuttosto che affaticarsi a capire come stanno le cose, visto che poi la nostra capacità di incidere su questa realtà è uguale allo zero assoluto.
No, pare che per un principio della fisica lo zero assoluto non possa essere raggiunto: è una di quelle entità astratte e trascendenti a cui bisogna credere per atto di fede.
Non che ci sia da fidarsi di questi atti di fede: non era l'autodafé il rogo degli impuri e delle streghe?
Fatto sta che a forza di adattarci c'è il rischio che si arrivi a rosicare l'osso, magari non si farà la rivoluzione, ma potrebbe sopravvenire un cataclisma universale, dato che le capacità di adattamento della natura sono più limitate e l'equilibrio delicato assai.
In cosa consiste ora la felicità?

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